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Agricoltura, Big Data e robot: la rivoluzione verde 4.0

Il fulcro della prossima rivoluzione verde sarà l'informazione: non solo sarà necessario raccoglierne in quantità enormi, ma bisognerà essere in grado di elaborarla.

A volte può essere parecchio complicato tenere il passo dell’innovazione, e il campo dell’agricoltura non fa certo eccezione, basta fissarsi un secondo sul numero nel titolo, numero che racchiude i primi abbozzi di intelligenza artificiale applicata, droni a sorvolare i campi, enormi quantità di dati analizzati in brevissimo tempo e complessi sistemi di automazione. Benvenuti nella rivoluzione verde 4.0

2.0, 3.0 e 4.0 in meno di un secolo

La domanda è sicuramente lecita: e i numeri prima? Stupirà rendersi conto che il primo passo preso in considerazione è l’aratro e la trazione animale, agricoltura 1.0, rimasta bene o male indifferenziata per diversi millenni, almeno fino al secolo scorso. È infatti all’inizio del 1900 che cominciano ad essere gettate le basi per la prima grande rivoluzione nell’agricoltura, la cosiddetta rivoluzione verde, che ha portato la chimica, i macchinari e le vaste produzioni in gran parte del mondo, mostrando i suoi limiti solo negli ultimi anni.

2.0, 3.0 e 4.0 in meno di secolo

Per il successivo passo evolutivo basta aspettare una manciata d’anni, in particolare l’introduzione delle varietà agricole geneticamente modificate, argomento estremamente controverso che però ha di fatto cambiato il nostro approccio con le sementi, basti vedere le produzioni mondiali di mais e soia.
Ed eccoci al fatidico 4.0, dopo nemmeno un secolo dalla seconda grande rivoluzione abbiamo la possibilità di fare un ulteriore salto in avanti sulle nostre capacità produttive, integrando nella filiera produttiva le tecnologie del terzo millennio.

Più informazione e integrazione per la rivoluzione verde 4.0

Il primo esercizio è dimenticare l’agricoltura come siamo abituati a intenderla in Italia, con l’anziano contadino chinato a raccogliere la verdura nell’orto o i campi nostrani da qualche ettaro. Se in Italia la media è sugli 8 ettari, negli Stati Uniti viaggia sui 160, parliamo del 200% in più, parliamo di macchinari impiegati su vastissima scala in un connubio di produzione intensiva ed estensiva. In questo contesto diventa più semplice immaginare l’impiego di macchinari automatizzati, non semplicemente in grado di essere pilotati a distanza o attraverso Gps, ma in grado di decidere autonomamente se è il momento giusto per raccogliere o meno.

Più informazione, più integrazione

Oggi i sistemi di gestione delle attività agricole sono in grado di elaborare un’immensa quantità di dati e informazioni complesse provenienti da droni, satelliti, terreni e mercati. Ecco allora che il concetto di Big-Data diventa pervasivo rispetto il sistema agroalimentare, in grado di integrare informazioni in tempo reale dai modelli meteorologici e dai luoghi di coltivazione traducendole in istruzioni per sistemi di coltivazione intelligente e, per fare un esempio, sistemi di irrigazione ad intensità variabile. Parliamo in un certo senso di agricoltura di precisione, che secondo i più ottimisti potrebbe portare tassi di crescita della produzione superiori al 50% entro il 2050.

I rischi dell'agricoltura 4.0

Nessuna rivoluzione di questo tipo è esente da rischi però: il primo segnale, positivo e negativo allo stesso tempo, è stata l’acquisizione di Climate Corp.,azienda specializzata nel fornire servizi agricoli di ultima generazione, da parte di Monsanto, avvenuta per circa un miliardo di dollari. Se da una parte infatti questi sistemi potrebbero restituire parte del potere contrattuale ai produttori, i grandi player già presenti sul mercato potrebbero facilmente fare leva sulle loro posizioni già dominanti pur di mantenere l’attuale status quo. La preoccupazione è più concreta di quanto si possa pensare: se la mia macchina agricola ha bisogno dei dati per poter lavorare al meglio, e quei dati vengono acquisiti attraverso abbonamenti forniti dalle grandi multinazionali già presenti sul mercato, è evidente che queste avrebbero un ulteriore strumento per esercitare pressione sugli agricoltori, bene o male quello che è successo con i prodotti geneticamente modificati.

Abbiamo a disposizione ancora una volta un insieme di strumenti in grado di cambiare il volto dell’agricoltura, e come al solito gli strumenti di per sé non sono né “buoni” né “cattivi”, occorre semplicemente capire come impiegarli al meglio, senza dimenticare che far pagare quanto risparmiato oggi alle generazioni future non è mai una buona idea.

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.