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Ecco come 12.000 tonnellate di bucce d’arancia trasformano un paesaggio

Qualcosa di molto simile ad un miracolo, quello accaduto in Costarica, dove un esperimento di oltre 20 anni fa ha cambiato il volto di una foresta.


Mai sentito dell’azienda produttrice di succhi Del Oro? Probabilmente no, e sarebbe del tutto normale, nessuno avrebbe modo di ricordarsene, se non fosse per una foresta comparsa dal nulla in Costarica, frutto di un loro esperimento. Così 12.000 tonnellate di bucce d’arancia, abbandonate sul terreno, hanno creato in 20 anni un paradiso dal nulla, a costo zero.

12.000 tonnellate di bucce d'arancia

Un «esperimento» inaspettato

La storia inizia nella metà degli anni ‘90, con un’azienda produttrice di succhi di frutta, la Del Oro, posizionata lungo il confine con il parco nazionale di Guanacaste, patrimonio Unesco, impegnata nella ricerca di un luogo adatto a liberarsi dei suoi scarti di produzione. Parliamo di migliaia e migliaia di polpe e bucce d’arancia, per le quali si fecero avanti due ecologisti dell’Università della Pennsylvania, consulenti dell’Área de Conservación Guanacaste in Costarica.

Un «esperimento» inaspettato

I due proposero un affare all’azienda: se la Del Oro avesse ceduto parte dei suoi terreni boschivi al parco, questo avrebbe messo a disposizione un’area degradata nella quale potersi liberare dei rifiuti organici. L’accordo venne siglato e più di 12.000 tonnellate di bucce d’arancia vennero scaricati in un luogo prestabilito, migliaia di camion, per una quantità di materiale da cambiare letteralmente il paesaggio. Un anno dopo però l’azienda fu accusata, da un concorrente, di aver di fatto «contaminato un parco nazionale», pertanto l’area venne chiusa.

12.000 tonnellate di bucce d’arancia, 20 anni dopo

Passano gli anni e la storia viene completamente dimenticata, almeno fino al 2013, quando Timothy Treuer ha l’occasione di parlare con uno degli ecologisti coinvolti nell’accordo, che gli mette la pulce nell’orecchio: che fine hanno fatto tutte quelle arance? Assieme al suo collega Jonathan Choi intrapreso un viaggio in Costarica, ma quello che si trovarono davanti fu totalmente inaspettato. «Non credevamo ai nostri occhi. Era così completamente avvolta e ricoperta da alberi che non riuscivamo nemmeno a vedere l’insegna che segnalava dove si trovava il sito»

20 anni dopo

Ha partecipato alla ricerca anche un altro autore, David Wilcove, che, come riporta Repubblica, ha riassunto così le conclusioni del decennale esperimento: «se nel mondo le aziende private e le comunità ambientali lavorassero di più insieme sono certo che si troverebbero molte altre opportunità per utilizzare gli “avanzi” della produzione alimentare industriale in aiuto alle foreste. E’ la migliore forma di riciclaggio possibile».

Fonti: onlinelibrary.wiley.com – sciencealert.com – discovermagazine.com – repubblica.it

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.