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Un iceberg da record, grande quasi quanto la Corsica

Lungo la costa orientale dell’Antartico i ricercatori hanno osservato la rottura del più grande iceberg mai registrato, oltre 6000 chilometri quadrati di ghiaccio. Il tutto dallo spazio.

Un iceberg di 6000 chilometri quadrati si è definitivamente staccato dalla sezione C della piattaforma di ghiaccio Larsen nella costa orientale della Penisola Antartica, sul mare di Weddell. È quanto riporta l’ESA, Agenzia Spaziale Europea che monitora i ghiacciai attraverso un programma satellitare cominciato circa 10 anni fa.

Le dimensioni dell'iceberg

Una rottura prevista ma non scontata

Grazie ai satelliti Copernicus Sentinel -1 e CryoSat -2, l’agenzia spaziale riteneva che questo enorme iceberg potesse staccarsi dalla piattaforma, diventando il più grande finora registrato. Come si può vedere dal video qui sotto, realizzato dall’agenzia, si era venuta a creare una lunga crepa che è arrivata a circa 200 chilometri di lunghezza, lasciandone, fino a questi giorni, solo 5  prima di arrivare al mare. Poi la rottura, che per quanto fosse attesa ha lasciato la comunità scientifica senza parole. Questi episodi non sono rari, ma quel che tiene alta l’attenzione sono le dimensioni del gigantesco iceberg: dalle misurazioni satellitari risulta essere spesso 190 metri con massimi fino a 210, con circa 1155 chilometri cubi di ghiaccio. In altri termini, mille miliardi di tonnellate di ghiaccio ora rimangano alla deriva vicino le coste dell’Antartico.

Un caso simile si è verificato nel 2015 nella piattaforma di Brunt, dove si trovava la stazione di ricerca antartica Halley VI: anch’essa di fronte al mare di Weddell, si era creato il cosiddetto crack, una crepa nella piattaforma che obbligò il team di ricerca a spostarsi 23 chilometri verso l’interno. L’iceberg staccatosi era spesso 390 metri, troppo per non rimanere incagliato al fondale.

Le acque di queste zone sono relativamente basse e avrebbero potuto garantire l’arresto dell’iceberg, evitando che prendesse il largo. In entrambi i casi siamo di fronte ad una sorta di isola di ghiaccio che sta prendendo il largo vicino alla calotta antartica. Resta fondamentale monitorare la situazione: come riportato sul sito dell’ESA, la dottoressa Anna Hogg dell’Università di Leeds aveva affermato che l’iceberg staccatosi in questi giorni «potrebbe generare piccoli pezzi oppure rompersi. Intero o a pezzi, le correnti lo porterebbero verso nord, anche fino alle Isole Falkland. Se fosse, potrebbe essere un rischio per le navi che transitano nel canale di Drake». Per il momento questa è solo una delle possibilità.

Il satellite ESA per monitorare gli iceberg

Un occhio satellitare per monitorare il ghiaccio

La missione spaziale che monitora l’Antartico è composta da due satelliti Sentinel, il primo lanciato nell’aprile del 2014, e da Cryosat-2, arrivato in orbita nel 2010. I primi due sono stati progettati per inviare immagini della terra costantemente e con ogni condizione atmosferica. Il secondo, invece, monitora i cambiamenti della criosfera, cioè la superficie terrestre coperta dall’acqua allo stato solido, come mari ghiacciati o calotte polari. Attraverso un particolare radar chiamato SIRAL misura i cambiamenti nello spessore dei ghiacciai, usando due antenne: una invia un segnale verso la terra e l’eco viene ricevuto da entrambe le antenne, permettendo di ottenere misurazioni precise al centimetro. Ogni variazione sul segnale di ritorno equivale ad un dato sulla conformazione del suolo. Grazie ai dati raccolti negli ultimi 10 anni con CryoSat, si è riuscito a ricreare una mappa in 3D dell’Antartico, il risultato di 250 milioni di misurazioni.

Monitoraggio ghiacciai in Antartica

Calotta di ghiaccio e piattaforma: qual è la differenza?

L’Antartide, per come lo si potrebbe immaginare, non è un’enorme pezzo di ghiaccio che galleggia nell’oceano. La cosiddetta calotta poggia sulla crosta terrestre, mentre la piattaforma è un suo prolungamento: si forma quando la calotta, giunta sulla costa, non si arresta ma si spinge fin sulla superficie dell’oceano. In questa particolare posizione, il ghiaccio in superficie non poggia che sull’acqua ed è qui che si vengono a creare le condizioni per una possibile frattura fra le due parti, sulla linea di galleggiamento.

Nell’antartico le piattaforme coprono il 44 percento delle sue coste, estendendosi per 1.514.700 chilometri quadrati. Le loro imponenti pareti di ghiaccio alte fino a 30 metri hanno fatto sì che i primi esploratori le chiamassero “Gran Barriere di Ghiaccio”. Le più grandi sono quella di Ross e di Filchner-Ronne, chiamate così in onore primi comandati di spedizione che le scoprirono.

La rottura di Larsen-C

Nei prossimi mesi sapremo come si evolverà la situazione. I ricercatori non escludono che l’enorme iceberg rimanga fermo di fronte alla piattaforma Larsen. Date le grosse dimensioni è probabile che resti incagliato al fondale, invece di venir spinto al largo dalle correnti. Di certo, le misurazioni satellitari permetteranno di seguire i suoi spostamenti in tempo reale.

Fonti: ilpost.it – esa.int – wikipedia.org – bbc.com – Copernicus Sentinel data (2016–17), processed by Swansea University

TOPIC iceberg
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Laureata in Storia, ma appassionata di giornalismo. Disorientata tra conflitti mondiali e ambiente, resta certa solo di una cosa: l’essere curiosa.