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The Sioux Chef, la cucina dei nativi torna alla ribalta

Quale modo migliore per riscoprire la cultura degli Nativi Americani se non attraverso la loro cucina, una delle poche rimaste ancora poco esplorate.


Le persone tendono a dimenticare che il Nord America è stato patria di una profonda cultura nomade, fatta di tribù che popolavano le sterminate pianure, in equilibrio con la natura che le circondava. Una realtà vibrante spaccata in tante sfaccettature quante le comunità che componevano un grande popolo, di cui oggi rimangono solamente poche vestigia. C’è chi però non si arrende ed è deciso a riscoprire una storia troppo assopita, e per farlo utilizza uno degli strumenti più efficaci: la cucina.

The Sioux Chef, ritornano le specialità dei Nativi Americani

The Sioux Chef, a tavola con la storia

Sean Sherman è uno chef con un’esperienza di quasi trent’anni, accumulata collaborando con molti ristoranti tra Montana, Minnesota e Sud Dakota. Sean è anche uno dei rari nativi che combattono ancora strenuamente per la propria cultura, membro della tribù Oglala Lakota o Oglala Sioux – letteralmente «coloro che si disperdono».

Il ritorno del cibo nativo americano

Il suo retaggio però è molto particolare, composto da ricette, ingredienti e accostamenti ideati da un popolo antico, che potrebbe trovare il suo riscatto tra i piatti di un rinomato ristorante. Identificare di nuovo la cucina del Nord America, quella originale, si intende. Così Sean da vita a The Sioux Chef, un’associazione che raccoglie membri di diverse tribù, tra cui cuochi, etnobiologi, organizzatori di eventi, servizi di catering e food truckers. Tutti accomunati dallo stesso desiderio di vedere rifiorire una cultura vecchia di millenni.

Alla scoperta di nuovi, vecchi ingredienti

Rabarbaro, bergamotto, salvia, calendula, zucca estiva, sono sono alcuni esempi di ingredienti che hanno sempre fatto parte del panorama gastronomico locale, almeno fino all’arrivo dei popoli europei. Ed è per questo che una delle prime idee dello chef è stata eliminare dall’equazione tutti quegli alimenti frutto dell’epoca coloniale, partendo dai prodotti lattiero-caseari passando per la farina di grano. Sparisce anche lo zucchero processato, assieme alla carne di pollo, maiale e manzo.

Alla scoperta di nuovi, vecchi ingredienti

Fanno capolino molti prodotti selvatici, tanto che il foraging, pratica di cui potete leggere di più in questo articolo, è molto apprezzato. Alcuni ingredienti sono abbastanza conosciuti anche da chi non fa parte della cultura nativa, ma il loro uso e gli accostamenti sono tutti da scoprire. Ovviamente per gli acquisti la priorità è rivolta ai produttori locali, questione su cui scommette molto lo chef, che conta su un effetto volano per alcune comunità rurali. Il risultato sono piatti incredibilmente eleganti nonostante le umili origini, pieni di colori quasi fossero un quadro, in equilibrio tra innovazione e tradizione.

Fonti: heavytable.com (Becca Dilley) – nytimes.com (Dan Koeck) – clippings.me

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.