AmbienteAttualità

Smog in città: Bergamo e Brescia prime per morti premature legate al PM 2.5

Lo riporta uno studio sulle città europee. Nella classifica anche Vicenza e Saronno. Torino e Milano tra le prime per decessi dovuti al diossido di azoto

A Brescia e Bergamo si muore di più per inquinamento da PM2.5 rispetto al resto d’Europa. Le città italiane più colpite dalla prima ondata della pandemia di Covid-19 hanno ricevuto anche le maglie nere per decessi prematuri collegati al particolato sottile. A dirlo, un nuovo studio pubblicato su The Lancet Planetary Health. Il lavoro stima su base locale il numero di morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico in più di mille città europee, stilando una classifica rispetto ai due principali inquinanti presi in esame, il PM2.5 appunto e il biossido di azoto (NO2), sulla base della popolazione e del tasso di mortalità di ogni città.

Inquinamento nelle città: Bergamo e Brescia prime in tutta Europa per morti premature legate alla respirazione di particolato sottile (PM 2.5)

Da riscaldamenti e allevamenti il 54% del PM.25

I risultati rilanciano l’allarme sulla qualità dell’aria che si respira nelle città italiane. A preoccupare è tutto il bacino della Pianura Padana, da tempo ormai al centro dell’attenzione per il problema delle concentrazioni di inquinanti atmosferici. Oltre a Brescia e Bergamo, nelle prime dieci posizioni della classifica compaiono anche Vicenza e la lombarda Saronno.

La diffusione di PM2.5 in Italia è attribuibile soprattutto al riscaldamento e agli allevamenti intensivi. Lo dice un recente studio di Greenpeace Italia, realizzato in collaborazione con ISPRA. Le due fonti sommate sono responsabili del 54 percento delle emissioni. In particolare, il contributo degli allevamenti è strettamente legato al gran numero di animali allevati ed è continuato a crescere, passando dal 7 percento del 1990 al 17 percento nel 2018. Un contributo ancora più rilevante nelle zone ad alta concentrazione di allevamenti intensivi.

È proprio il caso del bacino padano, dove si trovano le due città italiane ai primi posti di questa classifica e dove anche la mortalità da Covid-19 è stata particolarmente alta. Come ipotizzato dalla comunità scientifica, infatti, l’esposizione costante alle polveri sottili potrebbe rendere le persone più vulnerabili al nuovo coronavirus.

L’NO2 arriva soprattutto dai trasporti

Nemmeno l’altra classifica, quella legata alle morti premature da inquinamento di NO2, fa stare tranquilli. Qui troviamo, infatti, altre due città italiane: Torino, al terzo posto, e Milano, al quinto. Il biossido di azoto viene largamente prodotto dal settore dei trasporti che, oltre all’impatto sulla qualità dell’aria, è anche responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra in Italia.

“Per mettere davvero fine alla crisi dell’inquinamento atmosferico e insieme all’emergenza climatica, dobbiamo intervenire subito per cambiare il settore dei trasporti, puntando sull’abbandono dei combustibili fossili e sulla mobilità sostenibile, elettrica e condivisa, a partire dalle città”, commenta Federico Spadini, campagna trasporti di Greenpeace Italia.

Il primo passo: rispettare i limiti dell’OMS

Per l’ONG ambientalista, questa classifica impone una riflessione urgente. Basti pensare che nelle città europee 51.900 di queste morti premature potrebbero essere evitate ogni anno solo riducendo e mantenendo i livelli dei due inquinanti al di sotto delle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Nelle sole città italiane prese in considerazione, rispettando gli standard dell’OMS, si potrebbero evitare ogni anno quasi 13.500 morti premature.

blank
Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food