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Quando i robot escono dalle fabbriche e arrivano in stalla

Se ci era facile pensare alla sostituzione degli operai nelle fabbriche da parte dei robot non era così scontato pensare sarebbero rapidamente arrivati anche nelle stalle a mungere le nostre mucche.


Sono diversi anni ormai che in una stalla nella provincia di Treviso i robot hanno cominciato a sostituire gli operatori umani, di fatto dimostrando che la tecnologia è ormai abbastanza matura per compiti più flessibili di quelli cha abbiamo imparato ad immaginare per qualcosa di rigido come una macchina.

Quando i robot escono dalle fabbriche e arrivano in stalla

In stalla non i numeri non diminuiscono, piuttosto si ridistribuiscono

Bisogna essere chiari fin da subito: all’entrata in scena dei robot nella stalla il numero di impiegati non è cambiato, piuttosto è stato distribuito diversamente: secondo Aldo Calcante, ricercatore in Scienze Agrarie all’UniMi, in una dichiarazione lasciata a il Fatto Quotidiano, “Quello che sto notando è un cambio di mansioni, non una riduzione di manodopera in azienda. Anzi, direi che si aprono finestre importanti per ragazzi preparati. Va gestita una macchina estremamente sofisticata e vanno interpretati i dati”

In stalla non i numeri non diminuiscono, piuttosto si ridistribuiscono

Questo comporta una manodopera maggiormente specializzata e competente in materia informatica per poter controllare i robot. Ma per gli addetti alle mansioni più basiche non è comunque toccato il licenziamento, anzi, sono semplicemente stati spostati nel reparto caseificazione per poter star dietro all’aumento di produzione.

Gli effetti: 3 litri in più a mucca

L’aver adottato una più radicale manodopera robotica non ha fatto aspettare per registrare i suoi effetti, si sono calcolati infatti circa tre litri in più per mucca al giorno dalla loro introduzione. In Italia comunque la realtà in provincia di Treviso è accompagnata da soli altri quattro casi. I macchinari sono in costante comunicazione tra loro, interconnessi attraverso un software a comporre una squadra di quattro elementi: un robot per la distribuzione e il razionamento del foraggio, uno dedicato all’allattamento dei vitelli e due mungitrici.

Gli effetti: 3 litri in più a mucca

Il primo robot ha già dato prova di essere riconosciuto dalle bestie, visto che si può autonomamente muovere tra di loro, e queste tendono ad aspettarlo, avendolo ormai associato alla loro razione di foraggio giornaliera. Contemporaneamente il box mungitura difficilmente ha tregua, e proprio su questo punto c’è da sottolineare una novità interessante, visto che le mucche vanno a farsi mungere solo quando lo reputano necessario. Attraverso l’analisi di numerosissimi dati poi il robot decide se procedere o meno con la mungitura o aspettare che tornino la volta successiva.

In una zona separata della stalla i vitelli sono accuditi dall’ultimo robot, che ha il compito di preparare loro il latte per somministrarlo alla temperatura ottimale. Sembrerebbe incredibile ma l’impiego di mezzi artificiali ha permesso al bestiame di riappropriarsi dei suoi ritmi naturali. Chissà cosa ha da riservarci il futuro in questo campo.

Fonti: ilfattoquotidiano.it – lely.com

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.