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Rivoluzione vegan in Argentina

Nel cuore del governo della carnivora Argentina viene rilanciato, con sorprendenti risultati, il «menù vegan del lunedì». Che il cambiamento dall’alto porti a una lenta rivoluzione vegan nazionale?


Immaginare una rivoluzione vegan in Argentina può sembrare difficile. Non si può non pensare a quel paese senza immaginare una bistecca di carne bovina, piatto tipico amatissimo e simbolo della nazione, la cui qualità ed eccellenza è nota a livello globale. Mentre nel resto del mondo si fa luce sull’impatto ambientale dell’industria della carne e sugli effetti nocivi di un eccessivo consumo di carni rosse, gli argentini sembrano ancora lontani dal concetto di veganesimo o vegetarianesimo e il dialogo su queste tematiche è quasi del tutto assente.

La rivoluzione vegan in Argentina

Eppure, proprio nel cuore del governo, a Buenos Aires, una ventata di cambiamento sta iniziando a richiamare l’attenzione del popolo argentino e dell’opinione pubblica. Tutto merito di un politico temerario, di uno chef creativo e dell’introduzione, presso il palazzo del governo, del primo menù 100% vegan e cruelty free.

L’Argentina non è un paese per vegani. O forse, non ancora?

Secondo paese al mondo per consumo di carne dopo l’Uruguay, con ben 57 chili di carne bovina all’anno, l’Argentina non è certamente la meta di viaggio ideale per il popolo vegano. Fatta esclusione per la pizza e per una bassissima percentuale di piatti tipici privi di carne, pesce e derivati animali, trovare cibi e prodotti vegani rappresenta una vera e propria caccia al tesoro.

Anche le varianti vegetariane sono del tutto assenti ma, almeno per quelle, gli chef di alcuni ristoranti sono ben disposti a fare un’eccezione e a tentare di soddisfare le richieste della clientela, perlopiù straniera. Ai vegani non resta quindi che consultare mappe e siti che elenchino gli esercizi commerciali sparsi nel paese riforniti di piatti e prodotti 100% cruelty free o vegan friendly, e sperare in un futuro migliore. Soprattutto ora che, lentamente e inaspettatamente, qualcosa inizia a smuoversi.

Piccoli grandi cambiamenti per frenare il consumo di carne

Piccoli grandi cambiamenti per frenare il consumo di carne

Tutto è cominciato quando nel luglio 2017 lo chef Dante Liporace ha deciso, per la prima volta, di introdurre nella mensa della Casa Rosada un menù vegano. La scelta suscitò non poco clamore e indignazione, facendo calare al 93% la presenza dello staff nel momento dei pasti. Alcuni di loro decisero addirittura di protestare, comprando e mangiando dei panini del McDonald’s all’interno del palazzo presidenziale argentino e scattandosi dei selfie.

Lo chef, ben consapevole della difficoltà del fare accettare il «Lunes vegano» in un paese tanto carnivoro, non fu certamente sorpreso di questo iniziale insuccesso. Precedentemente noto per aver lanciato un menù decisamente non vegano, ovvero il «Sequence of the Cow» a base di cervello e coda di bue, Liporace stava meditando un’inversione di tendenza. A incoraggiarlo in questo tentativo estremo di 3 mesi fu Fernando de Andreis, segretario generale della Presidenza della nazione. Alla base di questa coraggiosa decisione la volontà di far perseguire agli argentini uno stile di alimentazione più salutare. O almeno di far sì che se ne parli.

Il governo promuove e (ri)lancia una dieta a base vegetale

Questo fu, in realtà, il secondo scossone culinario che ha visto protagonista Liporace da quando ha assunto le redini della cucina della sede del governo due anni fa. La sfida iniziale consistette, infatti, nell’ottenere un salto di qualità dei prodotti alimentari proposti. Se prima il pasto era un «mappazzone» servito su tristi vassoi al prezzo di $ 3 pesos, con conseguenti profitti bassissimi, si passò a un più ragionevole $ 65 pesos a pasto e una maggiore varietà, incluse opzioni vegetariane e senza glutine ogni giorno diverse. Dopo 3 mesi si passò da 50 a 600 pasti al giorno serviti, per la gioia di tutti.

Evidentemente però, l’opzione vegetariana non aveva destato lo stesso clamore della scelta obbligata di un menù di inizio settimana interamente cruelty free. Il passaggio, tra l’altro, non era stato preannunciato se non da una scritta sulla lavagna che presentava così la novità: «Migliora la vostra salute, vi esorta a fare qualcosa di diverso, fa bene al pianeta».

Il governo promuove e (ri)lancia una dieta a base vegetale

Visto l’insuccesso e le frequenti lamentele, il cuoco è stato successivamente costretto ad affiancare al menù vegano anche opzioni a base di carne; è proprio in questa seconda più recente fase che si è verificato l’impensabile. Vuoi per abitudine o per psicologia inversa, ma ben 250 persone hanno deciso di ordinare il vegan-menù. Da lì in poi, in questi ultimi mesi, tutto sta filando liscio e l’esperimento può dirsi riuscito.

Argentina non è un paese per vegani

Come dichiarato da Liporace al quotidiano inglese The Independent, la sfida non è stata solo quella di persuadere ministri e dignitari in divisa ad accettare e apprezzare i nuovi piatti vegani, ma anche quella di convincere il proprio team a cucinarli. Molti di loro, infatti, non aveva alcuna esperienza nel cucinare nuovi ingredienti a base vegetale, tra cui il tofu. Tra i nuovi piatti proposti il risotto alle noci, una torta salata di tofu e verdure e il piatto preferito di tutti, ovvero polenta con funghi, lenticchie e nocciole.

Non resta che auspicare che questa ventata di cambiamento dall’alto generi, gradualmente, nel paese un desiderio di dialogo, una crescente curiosità e interesse e una maggiore consapevolezza alimentare.

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Nomade digitale, docente di social media marketing e scrittrice, appassionata di viaggi, arte, tecnologia e alimentazione vegetariana e vegana. In cucina ama prendere spunto dalle sue passioni, aggiungendo ingredienti naturali e un pizzico di creatività.