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Riso cinese coltivato in acqua salata per sfamare il pianeta

Arriva dalla Cina una nuova varietà di riso che cresce in acqua salata. Promette di portare le coltivazioni in luoghi prima impossibili e sfamare fino a 200 milioni di persone.

Oltre la metà della sola popolazione cinese si affida al riso per la sopravvivenza e il riso è una delle principali fonti di cibo per l’intero pianeta; tuttavia la domanda si fa sempre più difficile da sostenere a causa dei cambiamenti climatici che rendono scarsa l’acqua dolce necessaria alle colture. Una soluzione potrebbe arrivare da un team di scienziati cinesi guidati dall’87enne Yuan Longping che ha ideato un nuovo tipo di riso in grado di crescere in acqua salata.


Riso cinese in acqua salata per sfamare il pianeta

Un lunga ricerca

Il processo tradizionale di coltivazione del riso prevede che il campo sia allagato con acqua fresca. Soltanto una frazione dell’intero territorio della Cina può sostenere questo tipo di coltivazione a causa del sale portato da alluvioni o maree. Coltivare riso in queste zone è stato finora impossibile a causa del processo stesso di crescita della pianta, nello specifico: l’acqua salata rende difficile la fotosintesi della pianta e ne blocca la crescita fino alla morte.

Bufalo in una risaia

Da anni i ricercatori stanno cercando un modo per rendere questi terreni coltivabili grazie allo sviluppo di nuove tipologie di riso in grado sia di crescere in acqua salata sia di essere una alternativa commercialmente sostenibile. Riuscire nell’impresa vorrebbe dire aumentare drasticamente la disponibilità di cibo non solo per la Cina, ma per l’intero pianeta.

Commercialmente sostenibile

Una varietà che cresce in acqua salata per la verità già esiste: si chiama Pokkali ed è una varietà coltivata solamente in alcune aree dell’India meridionale. Il problema del riso Pokkali tuttavia è la richiesta estremamente alta di manodopera per un pianta che produce in media solamente 1,5 tonnellate per ettaro coltivato. Per confronto: la media di coltivazioni tradizionali negli Stati Uniti è di 8,4 tonnellate per ettaro. Non sorprende quindi che il Pokkali stia sparendo con soltanto pochissime zone rimaste in India dedicate alla sua coltivazione.

Lavoratori in una risaia

Il super-riso cinese invece promette di competere commercialmente con le varietà più comuni. Secondo quando riportato dell’agenzia di stampa cinese Xinhua, la nuova varietà resistente al sale ha prodotto dalle 7,5 alle 9,1 tonnellate per ettaro ponendola di fatto al pari con quanto già oggi coltivato in altre aree del pianeta.

La pillola salata

Ciotola di riso

Vedremo quindi presto riso coltivato in mare? Non è così semplice. Nonostante la visione promettente, il super-riso ideato dai cinesi non replica di fatto nessuna condizione naturale di suolo attualmente presente nel paese. Vale a dire, poco più di un esperimento in laboratorio: il riso infatti è stato coltivato con acqua di mare diluita. «È una concentrazione di sale solo del 10% rispetto al livello attualmente riscontrabile in acqua di mare» è ha detto Ren Wang, vice-direttore generale per l’Agricoltura della FAO in un’intervista a Business Insider smorzando di fatto gli animi. Anche se ci vorrà del tempo prima che il «riso al sale» possa effettivamente aiutare gli agricoltori cinesi, la prospettiva di poter coltivare aree prima inaccessibili potrebbe, secondo le stime, aiutare a sfamare fino a 200 milioni di persone.

Fonti: xinhuanet – indepentent.co – businessinsider – theindubusinessline

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.