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Rinoceronti a testa in giù: il nuovo approccio per salvarli

Pensare a dei rinoceronti a testa in giù legati a degli elicotteri potrebbe sembrare assurdo. In realtà si tratta di un’utile strategia di conservazione.

I rinoceronti neri sono ormai a rischio estinzione. Le minacce alla loro incolumità sono molte e la lotta per la conservazione si sta rivelando estremamente complicata. Trasferire gli animali in zone alternative è una necessità e vedere dei rinoceronti a testa in giù trasportati dagli elicotteri non è più una rarità. La pratica ha causato molto scalpore, ma le ricerche hanno dimostrato che si tratta dell’alternativa migliore.

Rinoceronti a testa in giù

I rinoceronti neri:

Le immagini di rinoceronti a testa in giù trasportati da elicotteri hanno fatto il giro del mondo. I protagonisti sono i rinoceronti neri. Questi animali sono oggi presenti in diversi stati dell’Africa sud-orientale fra cui Namibia, Kenya e Zimbabwe. La loro corazza è ruvida e di colore bruno o grigio scuro. I rinoceronti neri si distinguono, poi, da quelli bianchi per la mole meno massiccia. Arrivano, però, a 1400 Kg di peso, 1.80 m di altezza al garrese e 3.5 m di lunghezza. Hanno, poi, schiena arcuata, orecchie più piccole e meno mobili e labbra prensili che permettono loro di nutrirsi di foglie, cespugli e bassi alberi.

La conservazione:

A rendere necessario il trasporto di rinoceronti a testa in giù è purtroppo la loro critica situazione. Nel 1960 i rinoceronti neri in natura erano 100.000, ma negli anni 90 ne erano rimasti 2354. A minacciarli sono soprattutto i bracconieri, pronti a rivendere i loro corni. Questi vengono infatti utilizzati nella medicina tradizionale cinese e in ambito ornamentale. Oggi, dopo importanti sforzi di conservazione, i rinoceronti neri sono saliti a 5600. Jacques Flamand di World Wildlife Fund, ha, però, spiegato che in caso di densità troppo alta la popolazione è destinata a calare. È dunque necessario spostare, periodicamente, diversi esemplari, anche per garantire un certo ricambio genetico.

Rinoceronti a testa in giù:

Molti rinoceronti vengono trasferiti tramite camion, ma per zone inaccessibili, il ricorso a elicotteri è necessario. Robin Radcliffe della Cornell University ha testato i metodi di trasporto in volo basati su barelle e corde su 12 esemplari. La ricerca ha mostrato che legati a testa in giù i rinoceronti respiravano meglio. Le colonne vertebrali potevano, infatti, distendersi, le vie respiratorie si aprivano e la saturazione risultava più elevata. Legare le corde alle zampe è, poi, più veloce. A causa del potente anestetico necessario, ogni piccola differenza è cruciale. Il trasporto richiede, poi, l’impiego di due elicotteri, uno per la sedazione e uno per il trasferimento, e limitare i tempi è, quindi fondamentale anche per ridurre i costi.

Vedere elicotteri che traportano rinoceronti a testa in giù non può che meravigliare. Le indagini sugli effetti a lungo termine sono in corso e l’unico scopo della pratica è la salute degli animali. Dal basso la posa non può che apparire poco confortevole. Da principale causa della difficile situazione dei grandi mammiferi, però, forse l’umanità, riguardo a posizioni scomode, non può esprimere giudizi.

REDAZIONE
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