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Rinnovabili: la Danimarca costruirà un'isola artificiale per l'energia eolica

Rinnovabili: la Danimarca costruirà un'isola artificiale per l'energia eolica

Sorgerà nel mar del Nord, a 80 km dalla costa. Grande come 18 campi di calcio, fornirà elettricità pulita a 3 milioni di famiglie.

Un’isola artificiale per produrre energia pulita in mezzo al mare del Nord. È il progetto approvato a inizio 2020 dal governo della Danimarca per accelerare il suo percorso verso la neutralità climatica. L’isola convertirà in elettricità l’energia generata da centinaia di pale eoliche installate nella stessa area e la fornirà a tre milioni di famiglie danesi. Ma sarà utilizzata anche per produrre idrogeno verde per il trasporto marittimo, aereo e per l’industria.

La Danimarca costruirà un'isola artificiale per l'energia eolica per produrre elettricità pulita da fornire a 3 milioni di famiglie

I numeri

Inizialmente avrà una superficie di 120mila metri quadrati, pari a circa 18 campi da calcio e sorgerà a un’ottantina di chilometri dalla penisola dello Jutland. Insieme alle turbine offshore (lontane dalla costa ndr), che produrranno energia per una capacità complessiva di 3 gigawatt, sarà completata entro il 2030 per un costo totale di 28 miliardi di euro. Ma in programma c’è già l’intenzione di realizzare una seconda isola nel mar Baltico per portare la produzione di energia fino a 10 gigawatt.

La transizione in Danimarca e in Europa

L’isola e l’eolico saranno decisivi per la Danimarca per la transizione energetica dai combustibili fossili alle rinnovabili. Il Paese vuole ridurre le emissioni di gas serra, responsabili dell’aumento delle temperature, del 70 percento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Un traguardo nettamente alla sua portata considerando che, grazie agli sforzi di questi ultimi anni, sono già state tagliate del 40 percento. Tra gli obiettivi, considerati tra i più ambiziosi del mondo, ci sono anche l’azzeramento delle emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050 e la conversione della metà dei consumi energetici danesi dalle fonti fossili a quelle puliti.

Gli sforzi per la transizione nazionali si intrecciano con quelli dell’Unione Europea. Il piano di sviluppo delle fonti rinnovabili delle autorità danesi va di pari passo con il programma con cui l’Ue sta cercando di trasformare il sistema elettrico continentale e far crescere la quota di energia eolica offshore di 25 volte entro il 2050.

Modello Danimarca

Con i suoi progetti, la Danimarca è diventata un esempio a livello internazionale in materia di rinnovabili. Parallelamente al rafforzamento delle infrastrutture dedicate alle rinnovabili, il Paese scandinavo ha annunciato la fine dell’era dei combustibili fossili: a dicembre 2020, il governo ha bloccato la concessione di nuove licenze per l’esplorazione di petrolio e gas nelle acque territoriali del mare del Nord; e, dal 2050, non estrarrà più idrocarburi dai fondali marini.

Grazie alla collocazione geografica favorevole, il vento è diventato la principale risorsa del Paese, sia sulla terraferma, sia in mare. Non è un caso se le società del settore eolico più importanti del mondo sono danesi: Vestas, la più grande produttrice di turbine, e Ørsted A/S, specializzata in impianti offshore e, nel 2021, la seconda azienda più sostenibile del pianeta secondo il ranking della rivista specialistica Corporate Knights (nel 2020 era prima). Insomma, la transizione danese procede a gonfie vele.


MARCO RIZZA
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food
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