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Quanto inquina lavare i vestiti sintetici? Ecco i risultati di uno studio

Le microplastiche che inquinano i mari arrivano in grandi quantità dalle lavatrici. Né queste, né gli impianti fognari riescono a trattenere le particelle

I vestiti sintetici diffondono nell’ambiente moltissime microplastiche. Fino ad oggi, tuttavia, non era stata ancora quantificata la dimensione di questo inquinamento. Ora un studio americano fa un po’ di chiarezza in più: si stima che nel 2019 circa 4mila tonnellate di frammenti di plastica lunghi meno di 5 millimetri siano stati dispersi  nell’ambiente della California a causa del lavaggio di questi capi d’abbigliamento.

Vestiti sintetici microplastiche

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Il problema delle microplastiche nei mari

I risultati sono stati definiti allarmanti dal Nature Conservancy dello Stato americano, ente che ha commissionato lo studio a un team di ricerca dell’Università della California, Santa Barbara. Il lavoro, non ancora sottoposto a peer review e pubblicato, è stato diffuso dal quotidiano The Guardian. Le microplastiche, non trattenute dalle lavatrici e rimosse dagli impianti dei sistemi di gestione idrica, finiscono in dosi sempre maggiori nei mari e negli oceani. I colpevoli principali sono capi come pantaloni da yoga, jeans o giacche.

Al contrario di quanto la maggior parte delle persone possa pensare, non sono i sacchetti, le cannucce e le bottiglie il problema maggiore per gli ambienti marini, ma proprio questi frammenti minuscoli. A causa della loro ridotta grandezza finiscono spesso per essere ingeriti da piccoli organismi, come i plankton, entrando nella nostra catena alimentare. Un altro recente studio ha riscontrato che nel 73 percento dei pesci catturati a medie profondità nell’oceano Atlantico erano presenti microplastiche negli stomaci. Non sorprende quindi che una persona media ingerisca più di 5.800 particelle di particelle sintetiche ogni anno.

Anche la terra è inquinata

Mari e oceani tuttavia non sono gli unici ecosistemi coinvolti dalla questione. Il problema si sta spostando anche sulla terra, specie quella coltivata. Per lo studio californiano, i ricercatori hanno incrociato i dati sul consumo di capi sintetici con le stime sulla frequenza di lavaggio di questi vestiti e con quelle relative alla perdita di microplastiche dei vari capi. Poi, hanno utilizzato le informazioni del sistema fognario e di gestione idrica della California per “seguire” le fibre e capire quante di queste finissero nell’acqua, nelle discariche, negli inceneritori o diffusi nella terra.

Proprio in questo passaggio finale si è scoperto un intoppo. Gli impianti che gestiscono le acque reflue non sono in grado di rimuovere tutte le microplastiche. I liquami raccolti e successivamente combinati con i biosolidi, un derivato degli scarichi fognari, contengono ancora queste particelle. Tre quarti del materiale viene utilizzato per concimare i terreni agricoli e da qui presto o tardi le microplastiche scaricate dalle nostre lavatrici finiscono nei corsi d’acqua e poi nei mari.

Come fermare il problema

La soluzione per stoppare questo inquinamento non può arrivare solo dai sistemi di trattamento delle acque reflue. Sono necessari progressi tecnologici nella produzione delle lavatrici, che oggi non sono dotate di filtri in grado di trattenere le microfibre sintetiche. Inoltre, le aziende produttrici di vestiti devono impegnarsi per creare capi più resistenti al lavaggio. Uno studio del 2016 ha scoperto che un carico medio di bucato in lavatrice può rilasciare circa 700mila fibre nelle acque reflue. I dati variano in base ai tipi di vestiti, dai materiali, dalla temperatura di lavaggio e dal detersivo usato, ma fanno comunque capire la serietà del problema.

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