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Le piccole foreste private sono una risorsa contro emissioni e crisi climatica

L’esempio arriva dagli Usa, dove la maggior parte delle foreste sono private e, se gestite meglio, potrebbero dare un grosso aiuto contro le emissioni.

Chi ha detto che il futuro del pianeta passa solo dalla Foresta amazzonica e dagli altri polmoni verdi giganti? Un contributo importante alla lotta alle emissioni di gas serra, responsabili del surriscaldamento globale e della crisi climatica che stiamo vivendo, può infatti arrivare anche dalle foreste più piccole. Ciò vale ad esempio per gli Stati Uniti, Paese dove la maggior parte del patrimonio forestale nazionale non è proprietà delle istituzioni pubbliche, bensì di comuni cittadini e famiglie. I quali, però, in molti casi non riescono a gestire questi alberi nella maniera migliore per massimizzare la loro capacità di assorbire Co2 e altre emissioni dannose.

Le piccole foreste private sono una risorsa contro emissioni
Foto: Giuli Canderlx @Unsplash

Il potenziale delle piccole foreste private

Le piccole foreste di proprietà privata rappresentano il 38 percento del patrimonio forestale degli Stati Uniti. Si parla di un’area grande una volta e mezzo lo Stato del Texas. In molti casi, le famiglie che le possiedono le mettono a reddito come fonti di materia prima per l’industria del legno. Ed è uno dei motivi per cui vengono considerate delle promettenti spugne di emissioni: quasi tutte si stanno riprendendo dai tagli effettuati nel recente passato.

Secondo il servizio forestale americano, le foreste nazionali assorbono quasi il 16 percento delle emissioni sprigionate dal Paese. Un dato che spiega bene perché i climatologi continuano a considerare le foreste come una delle soluzioni più affidabili e scalabili contro la crisi climatica.

Le difficoltà di chi possiede le foreste

Il problema è che spesso queste piccole foreste in mano ai privati non sono gestite nella maniera più ottimale per renderle delle efficienti spugne di gas serra. Come mai? Molto semplicemente perché la maggior parte dei proprietari non riescono a supportare le spese per assumere degli esperti per gestire questi ambienti in maniera più sostenibile. E dunque le foreste vengono sottoposte a frequenti tagli per il legname oppure lasciate all’incuria a tal punto che le specie invasive vanno a “soffocare” gli alberi.

Alcune risorse economiche potrebbero arrivare dai mercati del carbonio, ma anche questa strada è considerata troppo complessa e costosa dai proprietari. Richiederebbe infatti delle attività di monitoraggio, comunicazione e verifica scrupolose e puntuali dei dati sulle emissioni sequestrate che comporterebbero troppe spese per foreste di modeste dimensioni.

Il caso Amazon

Una via alternativa per incoraggiare questi cittadini a migliorare la gestione delle loro piccole foreste private potrebbe essere il supporto delle grandi aziende private. Amazon nel 2020 ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari per l’implementazione di soluzioni naturali contro la crisi climatica. Tra queste, l’avvio di due programmi in collaborazione con alcune organizzazioni l’ambiente per sostenere i proprietari di queste foreste: il Family Forest Carbon Program, che ha ricevuto 7,3 milioni di dollari, e un’iniziativa nel Vermont, beneficiaria di 10 milioni di dollari.

L’obiettivo è quello di coprire la maggior parte dei costi e pagare le consulenze di esperti in gestione forestale. Non solo per massimizzare la quantità di gas serra imprigionate dagli alberi, ma anche per incrementare la biodiversità, la qualità delle acque e gli altri servizi ecosistemici forniti dalle foreste. Il piano di Amazon non è quello di supportare all’infinito i programmi, ma piuttosto di creare un nuovo mercato del carbonio verso il quale attirare l’attenzione di altre aziende emettitrici e incrementare così il sostegno a questi proprietari.

Una risorsa contro le emissioni

I critici sostengono che il puntare sui mercati di carbonio disincentivi le aziende dal ridurre le emissioni. Un altro rischio è che i soldi così raccolti vengano incanalati verso i proprietari delle foreste più ricchi piuttosto che verso le comunità a basso reddito che subiscono di più le conseguenze della crisi climatica.

I possibili risultati dei programmi finanziati da Amazon però sono notevoli. Si stima che, se aderisse il 20 percento dei proprietari delle piccole foreste negli Stati Uniti, potrebbero essere sequestrate fino a 2 miliardi di tonnellate di Co2 tra il 2030 e il 2100. Non molto se si pensa che il Paese, solo nel 2018 ne ha emesse 5,4. Ma comunque un contributo che equivarrebbe a togliere dalle strade 6 milioni di auto per 70 anni.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food