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Petrolio in Venezuela: un potenziale disastro ambientale

La paura per uno sversamento di petrolio in Venezuela è alta. La petroliera Nabarima è bloccata per motivi politici e l’ambiente rischia di farne le spese.

La situazione di una nave carica di petrolio in Venezuela tiene il mondo con il fiato sospeso. La petroliera Nabarima è bloccata nel Golfo di Paria da ormai due anni e i rischi per l’ambiente sono alti. Le conseguenze di uno sversamento sarebbero infatti drammatiche. Il governo venezuelano rassicura, ma gli ambientalisti rimangono scettici. Sono necessari interventi rapidi.

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La situazione:

La petroliera Nabarima è bloccata a largo del Venezuela da quasi due anni. Gli USA hanno infatti imposto pesantissime sanzioni nei confronti della PDVSA, la compagnia statale responsabile del petrolio in Venezuela. Lo scopo era mettere pressione al governo di Maduro ritenuto illegittimo. A bordo della nave ci sono 1,3 milioni di barili di petrolio, cinque volte la quantità che provocò il terribile disastro di Exxon-Valdez del 1989. Uno sversamento si ripercuoterebbe su Venezuela, Trinidad e Tobago, mar dei Caraibi. Le prime vittime del disastro sarebbero le mangrovie e la ricca fauna marina. Anche la pesca, qui fondamentale, subirebbe danni irreparabili.


Il contrasto tra governo e ambientalisti:

Il governo di Maduro assicura che uno sversamento di petrolio in Venezuela non è verosimile e che, dai controlli eseguiti, la Nabarima è stabile. Il gruppo di controllo ambientale Fishermen and Friends of the Sea però denuncia una mancanza di trasparenza. Sostengono infatti che la nave sia pericolosamente inclinata e a rischio di perdite. La paura di molti esperti è, poi, che il governo non sia pronto a gestire nemmeno una piccola fuoriuscita di petrolio. Eduardo Klein, scienziato ambientale, ha sottolineato che la tempestività è la chiave. Ha poi riferito che in estate i sistemi di rilevamento hanno mostrato due perdite di petrolio in Venezuela, ma nessun intervento di contenimento.

Gli interventi necessari:

Ora la maggior preoccupazione è riportare il petrolio in Venezuela sulla terraferma. Un rappresentante dell’Eni, che possiede una quota del 26% di Nabarima, ha dichiarato, infatti che per ora la petroliera è stabile ma che molti sistemi di pompaggio interni non funzionano a dovere. Le autorità hanno avviato un programma di scarico. L’imbarcazione prescelta, però, la Icaro, può portare solo 300.000 barili di petrolio per volta. Le opposizioni affermano che si tratta di un’imbarcazione non adatta quest’operazione ad alto rischio, ma Maduro rifiuta qualsiasi aiuto dall’UE.  Eni è pronta a mettersi in prima linea con mezzi all’avanguardia, ma non finché non arriverà la formale autorizzazione dagli USA e dalla compagnia venezuelana.

Il rischio di un disastro da petrolio in Venezuela, purtroppo, non è così remoto. Indipendentemente dalle rassicurazioni, fino a quando la nave resterà carica e in posizione non sarà scongiurato. Ancora una volta a fare le spese delle dinamiche politiche potrebbe essere l’ambiente. In un mondo di progresso come il nostro, quest’eventualità non è accettabile.

REDAZIONE
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