AttualitàCultura

Perché i vegani non indossano vestiti in seta?

La fibra viene prodotta grazie ai bachi, animali che nella maggioranza dei casi sono sottoposti a un procedimento crudele

Chi sceglie uno stile di vita vegano a 360° non deve prestare attenzione solo a ciò che mangia. Anche la scelta dei vestiti da indossare richiede un controllo scrupoloso delle etichette. Una di questi è la seta. Ma perché? Questa fibra naturale viene prodotta dai bachi da seta, vermi che nel loro processo di sviluppo creano il filamento utilizzato nell’industria tessile.

Seta vegani

La seta non è cruelty-free

Lo sfruttamento di animali per la realizzazione di capi d’abbigliamento è quindi un fattore di esclusione per un vegano. A questo, si aggiunge il fatto che per accumulare i fili di seta da utilizzare nelle fabbriche, la tecnica industriale più diffusa prevede l’uccisione dei bachi. Le larve vengono allevate come i più comuni animali domestici (galline, i maiali e le mucche, ecc.).

Nutrite con foglie di gelso, queste crescono fino a raggiungere la prima fase evolutiva, ovvero la creazione del bozzolo per l’ingresso nello stadio pupale. La produzione dell’involucro avviene tramite la secrezione di una versione liquida della seta attraverso due ghiandole posizionate sulla loro testa. Ma mentre in natura le crisalidi si trasformerebbero in falene, negli allevamenti queste vengono sottoposte a un trattamento che blocca la metamorfosi e uccide gli animali. I bozzoli vengono infatti fatti bollire in acqua bollente per far srotolare l’involucro e formare così il filo impiegato nelle fabbriche tessili.

Il metodo alternativo

Questa è una delle tecniche utilizzate, la più diffusa. Un processo, peraltro, con un rendimento molto basso. Secondo la PETA, organizzazione no-profit americana che sostiene i diritti degli animali, vengono utilizzati ben 3mila bachi da seta per produrre meno di mezzo chilo di seta.  Un metodo di allevamento alternativo che non prevede la loro uccisione è il Peace Silk (o Ahimsa Silk). In questo caso gli allevatori aspettano che i bozzoli si rompano lasciando volare via le falene. Solo a quel punto ricavano la seta dagli involucri abbandonati. Il sistema, tuttavia, è molto più problematico: si ottengono fili spezzati, che devono essere intrecciati insieme. Inoltre, la seta ottenuta costerebbe molto di più.

Le alternative per i vegani

Essendo comunque sempre necessari i bachi, seppur in assenza di crudeltà, non sarebbe comunque una fibra vegana. Le alternative per fare shopping senza problemi? Molte persone che sposano il veganismo scelgono vestiti in seta di seconda mano per evitare il doppio sfruttamento degli animali. Alcune si indirizzano su capi metà naturali e metà sintetici scegliendo materiali come viscosa, rayon, lyocell (o tencel) e modal. Altre ancora preferiscono prodotti in poliestere, scelta poco eco-friendly in quanto deriva dal petrolio, ma materiale cruelty-free.

REDAZIONE
Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.