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Onu: sistemi di allerta precoci per tutti entro 5 anni per rispondere al clima

In un mondo tormentato dal clima impazzito, disporre di sistemi di allerta precoci è diritto di ognuno e l’ONU sembra ora deciso a garantirlo.

Oggi fare i conti con l’impatto di un clima in continuo mutamento è inevitabile e i sistemi di allerta meteo precoci sono una risorsa imprescindibile. I fenomeni meteo estremi sono all’ordine del giorno e la prevenzione è parte integrante dell’azione. Nel mondo le persone che non possono contare su tali mezzi di difesa sono troppe ma l’ONU ha annunciato di avere pian concreti per invertire la rotta.

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Sistemi di allerta precoci per tutti

In un mondo in cui il clima appare sempre più instabile i sistemi di allerta precoci sono un salvavita. A insistere su questa verità ci ha pensato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Egli ha incaricato la World Meteorological Organization di mettere a punto un progetto per rendere ogni essere umano coperto da tali sistemi entro 5 anni. Ciò richiederà ingenti investimenti da 1.5 miliardi di dollari che dovrebbero, però, produrre ritorni economici 10 volte superiori. Oggi un terzo degli abitanti del pianeta non dispone di servizi di allerta meteo. Guardando solo all’Africa la percentuale raggiunge, persino, il 60% della popolazione.

Perché questa necessità?

Disporre di sistemi di allerta precoci può fare la differenza tra la vita e la morte. Il cambiamento climatico sta, infatti, rendendo i fenomeni meteo estremi sempre più frequenti. Mentre i periodi di siccità si moltiplicano, l’umidità in aumento nell’atmosfera alimenta le piogge torrenziali. Il surriscaldarsi degli oceani favorisce lo sviluppo di uragani e cicloni, mentre le inondazioni si susseguono. Tra il 1970 e il 2019 si è verificato in media un evento meteo anomalo al giorno, capace di uccidere 115 persone e di causare 202 milioni di dollari di danni. Nello stesso periodo la frequenza dei disastri ambientali è cresciuta di 5 volte. Un preavviso di 24 ore sull’arrivo di una tempesta può, però, aiutare a ridurne l’impatto sulla popolazione del 30%.

Un futuro in salita

Fare in modo che tutti possano disporre di sistemi di allerta climatica precoce per difendersi dal clima non appare semplice. I primi a essere chiamati in causa sono i Paesi ad alto reddito, a cui è richiesto impegno nello sviluppo di tecnologie sempre più avanzate. L’obiettivo è sfruttare modelli computerizzati per calcolare i rischi relativi alle diverse zone. I nuovi servizi dovranno, poi, fornire piani di risposta coerenti, incentrati sulla salvaguardia di strutture e popolazione. Il rinnovo costante sulla base dell’esperienze e degli eventuali errori precedenti risulterà imprescindibile. I Paesi in via di sviluppo e le piccole realtà insulari appaiono quelle maggiormente a rischio e devono essere quindi considerati al centro degli sforzi di collaborazione.

Guardando al clima impazzito, fare in modo che ciascuno possa vedere la propria sicurezza garantita da sistemi di allerta meteo precoci appare un’impresa titanica. Le Nazioni Unite sono determinate nell’affermare la necessità di costruire tanto l’adattamento, quanto la resilienza. La presentazione del piano d’azione è attesa per la COP 27, in Egitto, a novembre 2022. Nel frattempo guardare al cielo con preoccupazione rimane inevitabile.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.