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Limitare lo spreco alimentare contro il cambiamento climatico

Limitare lo spreco alimentare sarebbe una parte fondamentale nella lotta al cambiamento climatico, anche se molti non se ne rendono conto.

Difficilmente limitare lo spreco alimentare è tra le voci considerate quando si parla di fermare il cambiamento climatico, eppure si tratta di un fattore più influente di quanto si possa immaginare. In tutto il mondo le quantità di cibo sprecato sono colossali, così come le emissioni che ne derivano.

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Limitare lo spreco alimentare per ridurre le emissioni

Prima di capire come limitare lo spreco alimentare abbia a che fare con il cambiamento climatico è necessario comprendere perché questo inquini. Il primo aspetto riguarda, così come per il cibo consumato, la produzione la quale ha un suo impatto. Ad esso vanno poi aggiunte le emissioni derivanti dal packaging, dal trasporto e in generale da processo di commercializzazione. Quando si parla del cibo sprecato, a tutte queste voci vanno aggiunte le emissioni derivanti dallo smaltimento o semplicemente dalla naturale degradazione. Per comprendere la dimensione del problema, la FAO stima che se lo spreco alimentare fosse una nazione sarebbe il terzo produttore di gas serra dopo Cina e Stati Uniti.

Dei dati non trascurabili che cominciano a inquadrare perché limitare lo spreco alimentare sia così importante anche per il clima. 30% del cibo che produciamo viene sprecato e le ragioni sono molteplici: dalla mancanza di infrastrutture adeguate per la conservazione e il trasporto; la presenza di standard estetici che fermano gli alimenti prima che possano arrivare sugli scaffali dei supermercati e, naturalmente, la negligenza dei singoli, che nella sola Europa è responsabile del 53% del totale del cibo sprecato. Una ricerca canadese condotta su 97 famiglie dell’Ontario ha evidenziato come una famiglia media sprechi circa 3 kg di cibo la settimana. Carne e latticini sprecati hanno un impatto maggiore di frutta e verdura, anche se a fare la differenza è anche il modo con cui questi prodotti vengono smaltiti.

Quando non si riesce a limitare lo spreco alimentare – risolvendo così il problema a monte – è necessario almeno eliminare il rifiuto organico nel modo corretto. Compostare è la scelta migliore in quanto comporta delle emissioni equivalenti al 2,2% di quelle che gli stessi prodotti avrebbero causato se lasciati a degradarsi in una discarica. Ciò significa che se proprio non si può evitare di gettare del cibo, sarebbe bene almeno compostarlo in modo da ridurre l’inquinamento e magari trasformarlo in concime riutilizzabile. Se tutto il cibo sprecato fosse, da oggi, compostato si potrebbero ridurre di 2,1 tonnellate le emissioni entro il 2050.


Nel piccolo della vita quotidiana il modo migliore per limitare lo spreco alimentare è quello di acquistare il cibo con accuratezza, scegliendo le quantità giuste, magari optando per punti vendita in cui la qualità venga prima dell’estetica, o meglio ancora, quando possibile, rivolgendosi direttamente al produttore a Km 0.