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Lago esplosivo: dall’Africa una possibile risorsa pericolosa

In Africa un lago esplosivo è oggetto di studio ormai da anni. Nelle sue acque profonde si celano imminenti pericoli e grandi possibilità.

Al confine tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo si trova un lago esplosivo. All’interno delle acque del lago Kivu infatti si crea un accumulo di gas potenzialmente distruttivo. Tra questi,però, c’è il metano, che rende il lago una possibile risorsa. Le autorità stanno lavorando per prevenire possibili disastri e per sfruttare a pieno le potenzialità del lago esplosivo.

Lago esplosivo

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Il lago esplosivo:

Le acque del lago Kivu si comportano in modo quasi unico. In questi bacini, in genere, avviene la convezione. Quando l’acqua in superficie si raffredda, diventando più densa, si muove verso il basso. Quella in profondità, più calda e meno densa, risale. Nel lago esplosivo questo non accade. I moti tettonici della zona causano intensa attività sismica e vulcanica al di sotto del lago. Si creano così delle sorgenti calde che riversano nel lago metano, CO2 e altri gas. Normalmente finirebbero per arrivare alla superficie, ma la profondità del lago fa in modo che questi si accumulino in acqua. Nel lago si creano così strati di acqua separati intervallati da sottili zone di transizione.


I pericoli del lago esplosivo:

Secondo Alfred Wüest del Swiss Federal Institute of Technology di Losanna si possono distinguere due regioni di acqua. Al di sopra dei 60m l’acqua è più calda, mentre al di sotto è ricca di gas, più densa e salata. Fenomeni in grado di smuovere grandi quantità d’acqua o di rendere l’ambiente saturo possono innescare un rapido rimescolamento degli strati e causare quindi, eruzioni limniche. I gas finirebbero per scoppiare in superficie formando una nube tossica e la presenza del metano creerebbe rischio di combustione. Nel 1986 un fenomeno simile si è verificato nel lago Nyos per una frana. Ha causato la morte di 1800 persone.

Il lago esplosivo come risorsa:

Il lago esplosivo non è solo un pericolo per i 2 milioni di persone che vivono nelle vicinanze, ma anche una possibile fonte di energia. Nel 2008 il Ruanda ha lanciato un programma pilota per esportare metano imbottigliato estratto dal lago. Nel 2015, poi è partito il progetto KivuWatt. Attraverso dei tubi viene estratto metano dal fondale del lago. Viene poi trasportato sulla terraferma dove è usato per ricavare energia elettrica. Potrebbe essere una svolta per un paese in cui solo il 35% della popolazione ha accesso all’elettricità. Dato che tra il 1974 e il 2004 il livello del metano è cresciuto del 20% anche solo alleviare la pressione è positivo.

cambiamenti climatici rendono la situazione del lago esplosivo estremamente precaria. Le piogge sono sempre più violente e la siccità sempre più severa. Gli scienziati monitorano costantemente la situazione delle acque e affermano che non si lasceranno cogliere di sorpresa. Il lago Kivu, comunque, ci ricorda quanto possa essere potente la natura e quanto sia importante cercare di agire per integrarsi con essa.

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