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La Terra verso la sesta estinzione di massa: dal 1500 perso fino al 13% delle specie

La sesta estinzione di massa sarebbe in corso secondo i ricercatori con enorme perdita di biodiversità per il pianeta. Ed è tutta colpa dell’uomo.

Nel suo travagliato passato il nostro pianeta ha visto almeno 5 documentate estinzioni di massa. Causate da fenomeni naturali estremi, queste estinzioni hanno causato una perdita globale di biodiversità, mescolando le carte in tavola, condannando il destino di moltissime specie e lasciando spazio ad altre di emergere. Secondo gli esperti dell’Università delle Hawaii e del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, una sesta estinzione di massa sarebbe attualmente in corso sul nostro pianeta. E la colpa questa volta non sarebbe di fenomeni naturali estremi: sarebbe tutta da attribuire alle attività umane.

sesta estinzione di massa
Foto: Shad0wfall @Pixabay

Sesta estinzione di massa attualmente in corso

In un articolo pubblicato sulla rivista Biological Review i biologi americani e francesi hanno mostrato come i tassi di estinzione di specie animali e vegetali sono drasticamente aumentati negli ultimi 500 anni. Dalle stime ottenute osservando le popolazioni di invertebrati, secondo i ricercatori dal 1500 ad oggi il nostro pianeta avrebbe perso dall’8 al 13% delle oltre due milioni di specie conosciute. Si tratta di qualcosa come 150-200 mila specie perdute per sempre. Una vera e propria sesta estinzione di massa. A dare un quadro completo del panorama l’inclusione nelle stime delle popolazioni di invertebrati che costituiscono una grande quantità della biodiversità presente sulla Terra.

Un quadro complesso

In questo caso i fenomeni naturali non sarebbero i responsabili: per i ricercatori è tutta colpa dell’attività umana. “Gli esseri umani sono l’unica specie sul pianeta in grado di manipolare la biosfera su larga scala” ha detto il professor Robert Cowie, autore principale della ricerca presso l’Università delle Hawaii. Insomma, la nostra azione sarebbe equiparabile ad eventi naturali estremi che in passato hanno portato alla scomparsa di milioni di specie.

La sesta estinzione di massa presenta tuttavia un quadro complesso. Non tutte le località del pianeta sarebbero colpite allo stesso modo. Più soggette sarebbero le specie sulla terraferma private dei loro habitat naturali. In particolare le popolazioni insulari sarebbero più colpite di quelle che vivono sui continenti. Ancora parzialmente tutelate le specie marine nonostante le minacce significative. Gli animali terrestri sarebbero inoltre più colpiti delle piante.

Vincere sul negazionismo

Il problema, sottolineano gli scienziati, non sarebbe solo la perdita di biodiversità in atto, ma anche il negazionismo che la circonda. L’idea che l’uomo sia responsabile della sesta estinzione di massa e di una così grande perdita di specie sta incontrando diverse resistenze tra gli attori globali. Iniziative per la tutela di alcuni animali “iconici” a rischio estinzione come elefanti, tigri o panda riescono a riscuotere almeno un parziale successo ma sarebbe l’enorme quantità di specie meno visibili a scomparire all’oscuro dei riflettori.

“Manca la volontà politica” ha affermato ancora Cowie. “Negare la crisi, accettarla senza reagire, o addirittura incoraggiarla, costituisce un rifuggire dalla responsabilità comune dell’umanità” aprendo così la strada al proseguire della sesta estinzione di massa.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.