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La solitudine di qualità aiuta la creatività

Non sempre il rifuggire dalla socialità, la solitudine, ha un impatto negativo sull’essere umano. Uno studio statunitense rivela come a fare la differenza siano le motivazioni, e come anzi possa essere anche d’aiuto.


Fareste di tutto pur di saltare quella cena con amici a cui non avete saputo dire di no? Non vedete l’ora di mollare tutto e tutti per arrivare a casa e leggervi un bel libro per i fatti vostri? Non sentitevi in colpa. Secondo un recente studio dell’Università di Buffalo non c’è nulla di sbagliato nel desiderare la solitudine quando il desiderio non è dettato dalla paura. Anzi, passare del tempo da soli può migliorare la vostra creatività.

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Dipende dal perché

A fare la differenza sono le motivazioni. Secondo la psicologa Julie Bowker che ha condotto lo studio insieme ai colleghi statunitensi, l’errore fondamentale sta nell’associare i costi della solitudine ad una prospettiva di crescita. Durante l’infanzia e l’adolescenza secondo Bowker: «Se si evitano troppo le occasioni sociali si perde l’opportunità di avere interazioni positive e la capacità di sviluppare la stessa abilità d’interazione, assieme ad altri benefici ottenuti dal confronto coi pari». Le cose cambierebbero tuttavia in età adulta, soprattutto se dietro la ricerca della solitudine esistono motivazioni specifiche non legate alla timidezza o alla paura dell’interazione sociale.

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Per Bower alcuni individui semplicemente apprezzano il tempo speso leggendo o lavorando al computer da soli. «Nonostante la poca socievolezza – spiega – questi individui apprezzano comunque la compagnia. Non iniziano loro l’interazione con gli altri ma al tempo stesso non rifiutano gli inviti ad eventi sociali. Ottengono sufficiente interazione sociale nella vita cosicché quando spendono tempo da soli sono in grado di valutare positivamente la solitudine». Al contrario di persone timide o realmente anti-sociali che «difficilmente sono in grado di apprezzare il tempo da soli per via della loro concezione negativa e delle loro paure».

Più creativi

Lo studio, pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences, ha coinvolto 295 partecipanti intervistati appunto sulle motivazioni dietro la loro scelta di evitare occasioni sociali. Alle stesse persone sono stati inoltre somministrati questionari per stabilire altri indicatori come creatività, ansia, aggressività e depressione.

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Dai risultati è emerso che coloro che avevano scelto la solitudine per timidezza o per paura avevano ottenuto, come previsto, punteggi più alti negli indicatori di ansia e aggressività. Ciò che ha sorpreso i ricercatori invece è come coloro che avevano desiderato la solitudine per motivi slegati da ansia e paura avevano ottenuto punteggi più alti negli indicatori di creatività.

Solitudine di qualità

Per lungo tempo i lati negativi dell’asocialità hanno posto uno stigma su coloro che semplicemente preferiscono la solitudine alla compagnia. Uno stigma difficile da cancellare. Tuttavia nel corso di anni di studi è emerso come, secondo Bowker: «Esistano forme benigne di ritiro dalla società» e come queste possano addirittura «Essere caratterizzate come potenzialmente benefiche» soprattutto considerando il lato creativo dell’individuo. Insomma, niente di male quindi nell’essere un po’ «orsi» se dietro la vostra fuga dalla frenetica vita di oggi non c’è paura ma la specifica volontà di passare del tempo di qualità con voi stessi.

Fonti: University of Buffalo – Pacific Standard – ScienceDirect – Study Finds

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.