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La differenza tra polline e nettare

Spesso confusi tra di loro sono entrambe preziose fonti di nutrimento. Ma hanno anche dei ruoli specifici nel processo di riproduzione delle piante

Quando si parla di insetti come le api si fa spesso confusione tra due materie prime fondamentali per queste impollinatrici e tutte le altre specie che rivestono ruolo: polline e nettare. In realtà questi due “prodotti” hanno un’importanza ben più ampia perché sono alla base di connessioni della natura che rendono possibile il mantenimento della biodiversità e la nostra sicurezza alimentare. Prendendo ancora come esempio le api è possibile affermare, senza pretesa di esaustività, che il polline è la sostanza proteica che rende possibile la fecondazione tra le piante da fiore, oltre alla riproduzione e la crescita all’interno dell’alveare; il nettare è l’alimento che dà energia alle api ed è la base per la produzione del miele.

Differenza polline nettare

Il polline

Il polline è la cellula maschile nel processo di fecondazione delle piante dotate di fiore.  Per la precisione si tratta del gamete maschile, l’equivalente dello sperma nei mammiferi, che quando raggiunge gli organi femminili dei fiori, i pistilli, da luogo alla fecondazione. Può farlo trasportato dal vento oppure tramite l’opera degli impollinatori, che riescono a trasportarlo a distanza di chilometri da dove si è originato. È costituito da una grandissima quantità di granuli grandi pochi micron, invisibili a occhio nudo che sono contenuti nei sacchi pollinici delle antere dei fiori. Ha l’aspetto di una polvere colorata in modo diverso a seconda del fiore che la produce.

Per le api è importante in quanto andrà a costituire uno degli alimenti delle larve: una volta portato nell’alveare, è lavorato in condizioni ottimali di temperatura e umidità per fare in modo che non si secchi, unito a fermenti  e lieviti allevati nel nettare per favorirne la conservazione e, al termine di questo processo, è immagazzinato nei favi prendendo il nome di pane d’api.

Il nettare

Il nettare è invece una secrezione biochimica zuccherina dei fiori, fonte di nutrimento per numerose specie di animali: non solo insetti, ma anche alcuni uccelli e mammiferi come i pipistrelli. È composto da acqua, carboidrati, amminoacidi e proteine enzimi e antiossidanti. Il contenuto zuccherino del nettare deriva dalla fotosintesi di alcune parti della pianta, tra cui i nettàri, le ghiandole che sono deputate alla sua stessa produzione. Un aspetto curioso di questa sostanza è che le modalità di produzione cambiano di fiore a fiore e sono calibrate per ricompensare animali specifici: la sua composizione varia quindi in maniera sia quantitativa che qualitativa proprio in relazione ai comportamenti e alle abitudini dell’impollinatore a cui la pianta è legata.

Alcune specie vegetali riescono a produrre nettare a qualsiasi ora del giorno e della notte per far fronte alle alte richieste di alcuni impollinatori. Il “consumatore” è attirato grazie ai composti odorosi contenuti nella secrezione. Come accennato per le api, è la “benzina” che le fa andare avanti durante la stagione di attività e che viene immagazzinata nell’alveare come scorta per la stagione invernale. Già una volta raccolto dall’ape in apposite sacche subisce una prima trasformazione in miele grazie all’aggiunta di particolari enzimi. Al rientro nell’arnia inizia un passaggio da un’ape all’altra che favorisce un’altra trasformazione chimica. Infine, sarà depositato nel favo di cera.

La fecondazione incrociata

Il legame tra nettare e polline, e quindi tra fiori e impollinatori, è affascinante. Attirate dalla sostanza zuccherina, numerose specie animali assumono il ruolo di inconsapevoli facilitatori della fecondazione tra fiori (sono detti pronubi): si imbrattano di polline del quale sono ricchi le antere, cioè la porzione fertile degli organi sessuali maschili di un fiore; poi, spostandosi sui fiori di altre piante, trasferiscono il polline sullo stigma, parte più esterna del gineceo o pistillo. Attraverso lo stigma il polline giunge poi a fecondare l’ovario.

Biodiversità e sicurezza alimentare

Gli impollinatori, molto sinteticamente, vanno quindi alla ricerca di nettare e agevolano la fecondazione grazie al trasporto del polline. La gran parte delle piante selvatiche a fiore dipende dalla fecondazione incrociata (che prevede lo scambio di polline tra piante della stessa specie o tra specie diverse) per riprodursi ed incrementare la diversità genetica delle proprie popolazioni, condizione fondamentale per l’adattamento all’ambiente e per l’evoluzione. È soprattutto grazie a questa catena di relazioni che si mantiene la biodiversità in moltissimi ecosistemi. Alla riproduzione e alla rigenerazione è collegata la sicurezza alimentare di uomini e animali, le cui catene alimentari sono basate su foglie, frutti e semi.

REDAZIONE
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