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Il biodiesel del futuro sarà prodotto con acqua di mare

Scienziati inglesi puntano a creare un nuovo biodiesel usando acqua di mare e zucchero. Tutto merito di biologia e ingegneria genetica.

In futuro il biodiesel potrebbe arrivare semplicemente dall’acqua di mare. Scienziati dell’Università di Manchester in Inghilterra sono convinti di poter utilizzare l’ingegneria genetica per creare un nuovo tipo di carburante più ecosostenibile di quelli prodotti attualmente. Sarebbe possibile grazie all’utilizzo di materie prime completamente rinnovabili, facilmente reperibili e grazie all’azione di un batterio modificato.

biodiesel batterio

Il nuovo biodiesel grazie ad un batterio marino

La produzione del nuovo biodiesel ruota attorno alla categoria di batteri Halomonas che crescono in acqua di mare. Questi batteri fornirebbero la «materia prima» che può poi venire utilizzata per ottenere elementi di base necessari alla produzione del biodiesel. Secondo i ricercatori significherebbe che, produrre un nuovo tipo di carburante per aeri e motori jet, potrebbe diventare  semplice come la fermentazione della birra. In modo simile infatti si potrebbero utilizzare per la produzione di biodiesl soltanto risorse come acqua di mare e zuccheri.

biodiesel acqua mare

Modificando il genoma del batterio, i ricercatori sarebbero in grado di alterarne il metabolismo. In questo modo sarebbe possibile ottenere dei composti chimici in grado di funzionare da alternativa ai prodotti petroliferi tradizionali. Il vantaggio rispetto ad altri processi simili per la creazione di biodiesel è che il batterio Halomonas è in grado di utilizzare semplice acqua di mare. Sarebbe così possibile contenere enormemente i costi e riuscire a replicare la tecnologia su larga scala. In genere uno dei principali ostacoli per queste tecnologie sperimentali.

Secondo i ricercatori si tratterebbe anche di una soluzione ad un dilemma etico: oggi infatti il biodiesel è prodotto generalmente a partire da mais e barbabietole da zucchero. Utilizzando acqua di mare non si dovrebbe quindi togliere terreni all’agricoltura. Tra gli intenti degli scienziati dell’Università di Manchester ci sarebbe anche la possibile applicazione di questo processo in diverse altre categorie industriali, come ad esempio cosmetica e profumeria, che fanno spesso affidamento su prodotti petroliferi.

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Laureato in Scienze Politiche e Comunicazione Pubblica, ha lavorato in radio e nel tempo libero si dedica alla scrittura creativa. Da sempre appassionato di cultura, scienza e tecnologia è costantemente a caccia di nuove curiosità in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.