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Google vuole azzerare le proprie emissioni di anidride carbonica entro il 2030

Google vuole azzerare le proprie emissioni di anidride carbonica entro il 2030

Attraverso una serie di investimenti in progetti di compensazione per la Co2 prodotta, la società vuole arrivare ad utilizzare solo energia carbon-free

Google ha annunciato di volere fermare le emissioni di anidride carbonica (Co2) legate alle proprie attività entro il 2030. Lo ha comunicato in una lunga lettera il Ceo della società Sundar Pichai. Il gigante tech ha anche reso noto che è a un passo dalla cancellazione dell’impronta climatica prodotta dall’avvio delle sue attività. L’azienda cioè ha quasi rimosso dall’atmosfera più Co2 di quella che ha emesso dalla sua fondazione.

Google emissioni

Il piano di Google

Un obbiettivo quest’ultimo raggiunto con grandi investimenti nei carbon offset, ovvero in iniziative di compensazione delle emissioni. Gli esempi principali includono progetti nel settore delle energie rinnovabili o per il miglioramento dell’efficienza energetica. Google non specifica i numeri dell’operazione, sia in termini di Co2, sia economici. La società, tuttavia, dovrebbe avere un quadro piuttosto chiaro dell’impatto delle proprie attività sull’ambiente essendo diventata carbon-neutral già nel 2007.

Ora Big G vuole alzare l’asticella sulla strada verso la sostenibilità. Tutti i suoi uffici, campus e data center, in qualunque parte del mondo, funzioneranno 24 ore su 24, sette giorni su sette, senza produrre emissioni. La rivoluzione investirà tutti i suoi servizi. Questo significa che ad ogni invio di email con Gmail, ad ogni ricerca su Search, ad ogni video guardato su YouTube e ad ogni percorso verificato su Maps non si rilascerà Co2.

Energia pulita e posti di lavoro

Anche in questo caso, il traguardo sarà inseguito non solo alimentando i vari rami di business direttamente con energia pulita, ma ancora tramite investimenti per la neutralizzazione di quanto rilasciato in atmosfera. In altre parole: per compensare l’impiego di energia non rinnovabile dove non è possibile averla, si spende in fonti rinnovabili in altri luoghi. Nel caso di Google, accoppiando fonti pulite come energia eolica e solare e aumentando l’utilizzo delle batterie per lo stoccaggio dell’energia prodotta.

Una soluzione adottata da grandi realtà con attività distribuite in varie paesi per diventare più green. Google ha inoltre riferito che si muoverà per portare cinque gigawatt di energia rinnovabile, sempre entro il 2030, nelle aree industriali dove si trovano strutture di sua proprietà che necessitano di un’alimentazione più pulita. L’intervento potrebbe generare oltre 5 miliardi di dollari di investimenti in energia green e oltre 8mila posti di lavoro. L’equivalente, dice Big G, di togliere dalla strada un milione di auto ogni anno.

Una mossa da pionieri

Si tratta di obbiettivi mai visti per un’azienda dalle grandi dimensioni e dalla vasta influenza nel mondo come Google. La società calcola che il suo impegno per la sostenibilità creerà direttamente oltre ventimila nuovi posti di lavoro per l’energia pulita e nei settori associati negli Stati Uniti e nel resto del mondo entro il 2025. “La scienza parla chiaro: il mondo deve attivarsi ora per evitare le peggiori conseguenze del cambiamento climatico”, ha scritto Sundar Pichai.


Marco Rizza
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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food

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