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Giornata Internazionale per lo strato di ozono: il buco esiste ancora?

Il buco nell’ozono esiste ancora e la Giornata Internazionale a esso dedicato è l’occasione per fare il punto sullo strato di gas che protegge il pianeta.

Forse il buco nello strato di ozono non fa più paura come qualche decennio fa, ma in occasione della Giornata Internazionale che lo vede protagonista, guardare a passato e futuro appare inevitabile. L’umanità ha raggiunto traguardi importanti, ma il percorso non è concluso. Il peggio è stato evitato per ora, ma continuare sulla giusta linea è cruciale.

buco strato ozono
Foto: eberhard grossgasteiger @Pexels

Il buco nell’ozono

L’ozono è un gas che è reperibile in alte concentrazioni nella stratosfera, dove forma uno strato che protegge il pianeta dalle radiazioni UV. I primi problemi sono emersi negli anni 70. Di buco nell’ozono si è iniziato, però, a parlare solo nel 1984, quando il British Antarctic Survey ha certificato che al di sopra dell’Antartide il gas si era assottigliato di un terzo. Ciò ha portato alla rivalutazione di un paper di Mario Molina e F. Sherry Rowland che 10 anni prima avevano sostenuto che i CFC (i clorofluorocarburi) stessero distruggendo lo strato di gas e che nel 1995 hanno ricevuto il Premio Nobel per la Chimica. Nel 1987 il Protocollo di Montreal ha messo al bando tali prodotti e nel 2009 il 98% dei CFC è risultato eliminato.

Perché una Giornata Internazionale per l’ozono?

Il 16 settembre si celebra la Giornata Internazionale per la Preservazione dello Strato di Ozono. Tale ricorrenza mira a sensibilizzare su una delle più grandi emergenze ambientali che l’umanità abbia affrontato. Al momento della sua scoperta, il buco nell’ozono aveva un’estensione di 20 milioni di km2 e l’intero pianeta era in pericolo.

Senza un’inversione di marcia, gli scienziati avevano previsto che salute umana ed ecosistemi sarebbero stati irreparabilmente danneggiati, e, soprattutto, che la Terra sarebbe diventata inabitabile entro il 2050. Eliminando i CFC, utilizzati come coloranti, detergenti industriali, refrigeranti e per le bombolette spray, sono stati evitati 2 milioni di casi di cancro della pelle. Nel 2010 la riduzione di emissioni attribuibile al Protocollo di Montreal oscillava, poi, tra le 9.7 e le 12.5 Gt di CO2 equivalente.

La situazione oggi

Le azioni intraprese per rispondere all’emergenza si sono rivelate efficaci. Ma il buco nell’ozono esiste ancora. Sopra l’Antartide esso si apre ogni anno a primavera, per poi richiudersi con l’arrivo dell’estate. Si prevede che lo strato di gas possa tornare allo spessore che lo contraddistingueva prima del 1980 entro la metà del secolo.

Il recupero è lento a causa della capacità delle molecole dannose di rimanere attive a lungo. Alcune restano, infatti, in atmosfera fino a 150 anni. Continuare con monitoraggi puntuali appare, dunque, un dovere. Nel 2018, per esempio, è stato individuato un innalzamento delle concentrazioni di CFC-11, vietati dal 2010. Un’indagine dell’Environmental Investigation Agency ha poi riportato sotto controllo delle irregolarità attribuibili alla Cina.

L’umanità ha risposto con efficacia all’emergenza buco nell’ozono. Susan Solomon, ricercatrice della NOAA, ha spiegato che un simile atteggiamento è stato favorito da tre caratteristiche della problematica: esisteva una soluzione pratica, era avvertita come personale, a causa degli impatti sulla salute e vicina grazie alle immagini. La scienziata ha sottolineato che il caso del cambiamento climatico è diverso, per quanto ciò non valga come scusa.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.