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Foreste sacre dell’Estonia: la minaccia dei biocarburanti

In Estonia le foreste sacre rappresentano un punto di riferimento per la popolazione; il mercato globale, però, le sta pian piano distruggendo.

In Estonia le foreste sono considerate tutt’ora sacre. Qui in molti seguono ancora una religione chiamata Maausk fortemente basata sulla natura. Il mercato, con la sua crescente richiesta di biocarburanti, si sta rivelando una minaccia per questo sistema e per la natura stessa. Gli attivisti fanno sentire la loro voce, ma la fine per le foreste sacre sembra inevitabile.

Foreste sacre

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Foreste sacre, Maausk e storia:

Maausk è un termine che deriva dall’estone “Maa” che significa “Terra” e spesso viene tradotto come “fedeli della terra”. Si tratta di un sistema animista basato sulla convinzione che la natura, in particolare le foreste, sia abitata da spiriti. Fino a qualche decennio fa era possibile scorgere molte persone che portavano offerte nei siti sacri delle foreste, ma oggi questa pratica sta venendo meno. Nel periodo della seconda guerra mondiale le foreste hanno costituito la sede dei movimenti di resistenza. Successivamente il movimento non violento che portò all’indipendenza dall’Unione Sovietica del 1990 nacque proprio come una corrente ambientalista.


La minaccia del mercato:

Con l’indipendenza molti investitori scandinavi si sono concentrati in Estonia. Questo ha portato a uno sfruttamento intensivo delle foreste sacre.  Nel 2000 poi, Raul Kirjanen, un avvocato estone, vide un’opportunità di mercato nella richiesta di una fonte di energia alternativa al carbonio per la vicina Svezia. Fondò così la compagnia Granaul e, ad oggi, è il secondo produttore di pellet al mondo. Molte delle antiche foreste sacre sono state abbattute. Sono state rimpiazzate con file di conifere, ordinatamente disposte, pronte a essere trasformate in pellet. Dal 2006 al 2018 il tasso di disboscamento è aumentato dell’85%. Secondo un’indagine condotta dall’associazione culturale estone House of Groves i siti sacri rimasti sono pochi e mal protetti.

Le proteste degli attivisti:

Secondo gli ambientalisti questo sistema di rimpiazzo delle foreste sacre si rivela dannoso sia per l’ambiente che per la popolazione. Lõhmus, noto attivista estone, afferma che esiste una grande differenza tra una foresta e un insieme di alberi piantati per rimpiazzarla. Questi ultimi non saranno mai un ecosistema. Secondo uno studio pubblicato su Environmental Research Letters la piantagione che sostituisce una foresta assorbirebbe tra il 30 e il 50% di CO­2 in meno rispetto alla foresta originale. Lõhmus e compagni promuovono, dunque, un ritorno a uno sfruttamento soft della foresta, che non deve essere intesa come “a servizio dell’uomo”.

In Estonia, come in altri luoghi, la globalizzazione sta portando un allontanamento dalle radici. Con il passare degli anni probabilmente i siti sacri spariranno dalla memoria collettiva. L’ambientalismo carico di religiosità si avvicinerà alla scienza e le foreste sacre non saranno più considerate tali. Oggi però possiamo ancora guardare con ammirazione alle persone che parlano di foreste sacre e di devozione per la natura.

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