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Facebook mette a punto le mappe dei disastri

Disaster maps, così le chiama Facebook, e si prefissano uno scopo di tutto rispetto: aiutarci durante i disastri naturali.

Per quanto nella nostra vita reale il social network di Zuckerberg sia visto come un efficacissimo metodo per farsi gli affari degli altri, in tutta tranquillità, ridotto all’osso Facebook è semplicemente – si fa per dire – una strabiliante montagna di dati. È questo il presupposto dietro a una delle ultime idee di Mark: creare mappe dei disastri utili durante momenti di crisi, in una circostanza in cui i nostri dati possono essere impiegati per ottime ragioni, spersonalizzandoli.

Dati di geolocalizzazione

Dati di geolocalizzazione

Quando le persone utilizzano l’applicazione di Facebook, con la funzione di Location Services attiva, la loro posizione viene ricevuta dal social network a intervalli regolari. Normalmente queste informazioni vengono utilizzate in una grande varietà di modi, una di quelle che ci sono più familiari sono i Safety Check durante i terremoti in alcune zone d’Italia, ma anche proposte pubblicitarie su misura.

I parametri delle mappe dei disastri

Quando però questi dati vengono aggregati e spersonalizzati, privacy prima di tutto, possono diventare informazioni vitali per le organizzazioni umanitarie dopo eventuali disastri naturali. Il motivo è semplice: l’aggregazione dei dati protegge l’anonimato dell’utente mentre riduce i passaggi intermedi tra l’acquisizione di informazioni e la messa in atto di un piano risolutivo.

I parametri delle mappe dei disastri

L’iniziativa è nata dal lavoro ravvicinato con UNICEF, la Federazione Internazionale della Croce Rossa, la Red Crescent Societies e tante altre organizzazioni. Ci sono tre tipologie di mappe attorno a cui ruota questo progetto: la Location density maps, la Movement maps e la Safety Check maps.

Facebook mette a punto le mappe dei disastri

Le prime servono a monitorare la posizione delle persone prima, durante e dopo il disastro. Comparando questi dati con quelli raccolti in precedenza per esempio con immagini satellitari le organizzazioni possono avere un’idea migliore della distribuzione dei danni. Le Movement maps invece tracciano i movimenti tra vicinato o città diverse lungo un periodo di tempo specifico. Capendo queste tracce in anticipo i soccorsi possono essere programmati lungo le vie di spostamento più efficienti. Infine le Safety Check maps. basete appunto sui Safety Check eseguiti dagli utenti, utili per capire dove si trovano le concentrazioni più alte di persone da aiutare. Complicato, è vero, ma tutte queste variabili un giorno potrebbero salvarvi la vita, meglio tenerlo presente.

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Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.