Ambiente

Emissioni: per centrare gli obiettivi necessario un lockdown globale ogni 2 anni

Secondo uno studio, bisognerebbe adottare misure che producano gli stessi effetti. E bisognerebbe farlo a cadenza regolare nell'arco dei prossimi 10 anni.

I lockdown imposti per l’emergenza Covid-19 in giro per il mondo hanno diminuito drasticamente il livello di emissioni di gas serra. È stata la conseguenza della forte riduzione delle attività industriali, dei trasporti, degli spostamenti con mezzi privati e di molti altre fonti di inquinamento. Per il clima, tuttavia, si è trattato solo di un palliativo. Senza politiche decise, rispettare gli obiettivi per contenere il surriscaldamento globale sarà un miraggio. Secondo uno studio recente, sarebbero necessari provvedimenti che producano gli effetti di un lockdown globale più o meno ogni due anni.

Secondo uno studio, per rispettare gli obiettivi sul clima dell'Accordo di Parigi ci vorrebbe un lockdown globale ogni due anni per abbattere le emissioni di gas serra

Lo studio

In altre parole, bisognerebbe adottare misure in grado di replicare gli stessi risultati di un ipotetico blocco totale delle attività a livello mondiale. E servirebbe a cadenza regolare nel corso del prossimo decennio per evitare le conseguenze peggiori della crisi climatica. In caso contrario, sarebbe ancora più difficile contenere l’innalzamento delle temperature entro gli 1,5° o 2° come stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015.

Nel dettaglio, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica dovrebbe essere tra uno e due miliardi di tonnellate all’anno. Per far capire le dimensioni della sfida, nell’anno della pandemia sono scese di circa 2,6 miliardi di tonnellate, -7 percento rispetto al 2019. In Italia, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ha previsto per il 2020 un taglio del 9,8 percento di gas serra a livello nazionale rispetto all’anno precedente.

Lo studio, pubblicato su Nature Climate Change, mostra che molte economie sviluppate stavano tagliando le emissioni già prima della pandemia. Ma il tasso di riduzione dovrebbe aumentare di dieci volte rispetto ai ritmi pre-pandemia, quando crollavano di 160 milioni all’anno. Secondo gli scienziati del Global Carbon Project, un programma di ricerca mondiale, 64 Paesi le avevano ridotte nel periodo tra il 2016 e il 2019 rispetto al periodo tra il 2011 e il 2015. Altri 150 Paesi, tuttavia, avevano fatto registrare un incremento tra un periodo e l’altro.

No al ritorno alla vecchia normalità

Il problema ora è evitare il ripristino della vecchia e inquinante normalità. I primi cenni di ripresa dell’economia dopo la fase clou dell’emergenza non fanno dormire sonni tranquilli. Soprattutto agli esperti, che parlano di punto cruciale e ora chiedono ai governi di mettere al centro delle loro politiche, non solo quelle ambientali, la crisi climatica.

“In passato – spiega Corinne Le Quéré, coordinatrice dello studio – non abbiamo capito che non possiamo contrastare il cambiamento climatico affrontandolo come una questione marginale. Non può essere oggetto di una legge o una politica particolare, ma deve essere considerato come il fulcro dell’intera azione politica. Ogni strategia e ogni piano di ogni governo deve essere coerente con la battaglia contro la crisi climatica”.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food