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Decarbonizzazione, l’Italia rallenta: 6 proposte per rispettare gli obiettivi

Dopo anni di miglioramenti, è arrivata una frenata per il nostro Paese. Senza iniziative decise, non verranno mantenuti gli impegni sul clima per il 2030

L’Italia frena sulla strada verso la decarbonizzazione. A dirlo è l’Italy Climate Report (ICR) 2020, un’analisi realizzata da Italy for Climate, iniziativa sul clima promossa da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e da un gruppo virtuoso di imprese in preparazione della COP26. Dopo anni di progressi in materia di riduzione delle emissioni inquinanti e transizione energetica, il Paese ha rallentato su questo percorso che ora sarà decisivo per ricevere sostegni economici da parte dell’Europa.

Italia decarbonizzazione

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I dettagli del report

I finanziamenti del Recovery Fund, la parte del piano dell’Unione Europea dedicata agli aiuti per la ripresa economica post Covid, saranno infatti in buona parte legati a politiche di contrasto al cambiamento climatico. Ecco perché oltre al report, Italy for Climate ha proposto anche una “Roadmap climatica” per l’Italia con una serie di proposte per indirizzare le risorse messe a disposizione. Il documento segnala che il Paese presenta ancora valori in linea e spesso migliori degli altri grandi Paesi europei, ma ha perso terreno dal 2014 al 2018: le rinnovabili sono cresciute di meno del 7%, contro il 14% della media europea e tra il 16 e 18% di Francia, Germania e Spagna. Senza un cambio di passo deciso, la finestra per rispettare il limite di 1,5°C di riscaldamento globale entro il 2030 si chiuderà per sempre.

La Roadmap per raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo prevede una riduzione delle emissioni del 55% rispetto al 1990, a fronte del taglio del 19% registrato al 2019. Per fare questo in appena un decennio sarà necessario raddoppiare la produzione di fonti rinnovabili, portandole nel settore elettrico al 67% della produzione nazionale e facendole crescere in modo significativo anche nella generazione di calore e nei trasporti. Inoltre, bisognerà anche migliorare in modo significativo l’efficienza energetica, conseguendo al 2030 una riduzione dei consumi energetici del 43% rispetto allo scenario tendenziale di riferimento. Ma anche questo non sarà sufficiente, se non si metteranno in campo azioni per tagliare del 25/30% anche le emissioni non energetiche, quelle non derivanti cioè dall’utilizzo energetico dei combustibili fossili, prodotte dai processi industriali, dall’agricoltura e dalla gestione dei rifiuti. La Roadmap prevede proposte divise per sei settori economici.

Industria

Per il settore più inquinante d’Italia, la Strategia climatica prevede un taglio del 46% delle attuali emissioni, da raggiungere contestualmente ad una crescita della produzione industriale; si dovranno rendere più circolari i modelli di produzione, ottenere un mix energetico più pulito, più elettrificato e più innovativo (ad esempio,l’idrogeno green) e intervenire su azioni mirate per intaccare le emissioni di origine non energetica, che ancora costituiscono un quarto delle emissioni industriali.

Trasporti

Il 90% delle emissioni dei trasporti si producono sulla strada e per la gran parte dalle automobili, a causa della vetustà del parco auto e dell’alto tasso di motorizzazione. La riduzione delle emissioni dovrà essere del 30%. In questa direzione dovrà calare la domanda di mobilità privata grazie alla sharing mobility e ai nuovi approcci organizzativi (fra cui lo smart working), spingendo sulla mobilità elettrica (con un obiettivo di 5 milioni di auto elettriche immatricolate nel 2030) e sul ricorso al biometano per la transizione del trasporto pesante.

Residenziale

Per invertire la rotta energetica registrata fino ad oggi, la Strategia climatica del residenziale avrà come perno la riqualificazione energetica degli edifici (che deve coinvolgere almeno il 3% del patrimonio residenziale ogni anno), con la metà degli interventi in deep renovation (ristrutturazione di un edificio economicamente vantaggiosa che riduce considerevolmente il consumo finale di energia ndr) estendendo e rafforzando il superbonus al 110%. Gli interventi sul settore residenziale dovrebbero portare ad una riduzione del 53% delle emissioni generate nelle nostre case e un taglio del 20% dei consumi energetici.

Terziario

Quello degli uffici, dei servizi e degli esercizi commerciali è l’unico settore in Italia ad aver aumentato significativamente le emissioni (+58% dal 1990 al 2018), in conseguenza del forte sviluppo del settore. È anche quello con la più alta penetrazione elettrica nei consumi, per cui le misure per la Strategia climatica (-58% delle emissioni al 2030, il taglio più alto fra tutti i settori) dovranno puntare sull’integrazione delle fonti rinnovabili elettriche negli edifici e sulla riqualificazione energetica, con un tasso di ristrutturazione di tutti gli edifici pubblici del 3% ogni anno, di cui la metà in deep renovation.

Agricoltura

Genera quasi il 10% delle emissioni nazionali ed è il primo settore per emissioni di metano. La Strategia climatica punta ad una riduzione del 30% delle emissioni di gas serra dell’agricoltura, intervenendo non solo dal lato della domanda (per ridurre il consumo di carne da allevamenti intensivi) ma anche in termini di pratiche agricole a minore impatto ambientale (filiera corta, biologica, dieta animale, ecc.) e di interventi per catturare e riutilizzare le emissioni diffuse di metano degli allevamenti.

Gestione dei rifiuti

Pur contribuendo solo per il 4% alle emissioni nazionali, i rifiuti restano un comparto chiave anche in ottica di recupero e riduzione della pressione sulle risorse naturali. Le emissioni di gas serra generate dalla gestione dei rifiuti (principalmente metano) provengono soprattutto dalle discariche, che dovranno essere oggetto di azioni mirate nel quadro del Pacchetto europeo sull’economia circolare, puntando sulla raccolta differenziata in particolare dell’organico e intervenendo anche sulla captazione delle emissioni di metano diffuse.

Generazione elettrica

Per questo settore trasversale, la Roadmap prevede il taglio delle emissioni grazie a una spinta sulle fonti rinnovabili che arriveranno a coprire il 67% della produzione di elettricità nazionale. Questo sarà possibile solo mettendo a terra nuovi impianti per la generazione elettrica da rinnovabili, in particolare da fonte fotovoltaica ed eolica, con un tasso sette volte superiore a quello attuale.

REDAZIONE
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