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Il tè, dall’Oriente all’Occidente simbolo di tradizione

Parliamo di una delle bevanda più consumate al mondo, il tè sorprende per la sua storia e le sue fantastiche proprietà

Le origini del tè tra leggende e storia

Ogni alimento ha una storia da raccontare, fatta dei suoi luoghi di produzione, dei suoi metodi di lavorazione, dalle persone che lo producono. Un esempio su tutti è il tè, bevanda rimasta avvolta in miti e leggende, la cui storia inizia probabilmente nel 2737 a.C.: un giorno l’imperatore della Cina Chen Nung, che era solito bere acqua bollita, si sedette sotto un albero di tè e una foglia cadde all’interno della sua tazza; il sommo notò il cambiamento di colore e incuriosito la bevve e se ne innamorò, favorendone da quel momento l’uso e la coltivazione. Per gli indiani e i giapponesi buddisti a scoprire la bevanda fu invece Bodhidarma, figlio del re delle Indie, il quale attribuiva alle foglie del tè la forza di restituire la concentrazione e mantenere gli occhi aperti durante le lunghe veglie di meditazione.

Ad ognuno il suo tè

Le origini dell’uso come bevanda risalgono ufficialmente ai primi secoli della nostra era: fu sotto la dinastia di Tang che il tè iniziò a diffondersi fuori dalla Cina, prima in Giappone e Corea e successivamente nel Medio Oriente. E fu solo nel XVII secolo che giunse in Occidente, anche se non si sa con certezza se furono i Portoghesi o gli Olandesi i primi importatori. I lusitani trasportavano questo prodotto proveniente dalla Cina fino a Lisbona, gli altri importavano tè giapponese ad Amsterdam, luogo in cui approdò la prima partita di tè nel 1610 e da lì si diffuse fino a Londra. Da qui in poi la bevanda conobbe un grande successo in tutta Europa e negli Stati Uniti, fino a differenziarsi in un ampio assortimento di tipologie a seconda dei diversi gusti nazionali.

Ad ognuno il suo

Nel mondo se ne producono oltre 30 milioni di quintali l’anno, di cui circa la metà è prodotta da India e Cina. Subito dopo si posizionano il Kenia, lo Sri Lanka e l’Indonesia che assieme coprono circa un quarto della produzione globale, controllando però il 50% del commercio: essendo minori bevitori di tè rispetto alle prime nazioni in classifica il loro consumo interno è minore, incentivando di conseguenza l’esportazione. Soprattutto nel caso della Cina, paese di grandi intenditori di tè, le foglie più pregiate sono destinate al mercato interno, mentre sul mercato estero sono soliti vendere prodotti di qualità più bassa, e lo stesso vale per il Giappone, paese di grande tradizione per questa bevanda, il cui consumo interno è elevatissimo e le migliori foglie sono riservate alle cerimonie sacre, sopratutto per la varietà Matcha.

Tradizione del tè

Ad ogni nazione è possibile attribuire una particolare varietà di tè: in India grande cura è riservata alle qualità di tè pregiate come il Darjeeling e l’Assam, mentre in Cina coltivano una particolare varietà chiamata Lung Ching. Nell’arcipelago del Giappone si hanno invece diverse cultivar, ciascuna utilizzata per specifiche occasioni, per esempio il Sencha, uno dei tè più diffusi e consumati, o il tè Matcha, maggiormente utilizzato nelle cerimonie.

Tradizioni

Finora abbiamo parlato delle tradizioni di alcuni paesi famosi per il loro tè, eppure sono molte le nazioni che si distinguono per un particolare gusto riguardo questa bevanda, e in particolare in questo articolo ci si riferisce a tre stili: inglese, turco e marocchino.

Il tè ‘all’inglese’  viene preparato mettendo alcune foglie della pianta, preferibilmente sfuse, in una teiera per poi aggiungere successivamente acqua calda (la temperatura dipende dalla tipologia). In Inghilterra la qualità maggiormente utilizzata è la varietà nera o miscele scelte con una particolare cura; la bevanda viene sorseggiata per cultura in tre momenti della giornata: il breakfast tea, a colazione, l’afternoon tea, nel pomeriggio e l’high tea verso sera. L’usanza del tè pomeridiano viene introdotta per la prima volta con la regina Vittoria nel 1838, e diventa negli anni uno dei tratti più significativi del popolo inglese: il tè delle cinque, puntualmente accompagnato da pasticcini e marmellate assortite. L’high tea invece nel 1800 corrispondeva alla cena, mentre oggi ricopre il ruolo di ‘aperitivo’ anticipandola di qualche ora nel tardo pomeriggio dei giorni festivi.

Nel lontano oriente

Nonostante nel nostro immaginario gli inglesi siano il popolo del tè per antonomasia, esiste una nazione in cui il consumo di questa bevanda è elevato a vero e proprio rituale: la Turchia. Nella tradizione turca infatti bere il tè è un vero e proprio rito che può durare anche tutto il giorno, è considerato ‘la bevanda dell’ospitalità’ sia in ambienti pubblici che nelle case private. Il tè viene preparato con il samovar, una sorta di teiera a ‘due piani’, e servito in bicchieri di vetro a forma di tulipano; questo strumento permette di ottenere un’infusione concentrata che viene successivamente diluita a piacere con acqua calda contenuta nella parte inferiore del samovar.

In Marocco invece il tè diventa simbolo di ospitalità e di socializzazione e la sua preparazione, rigorosamente riservata al padrone di casa, mantiene un aspetto rituale in cui il capo famiglia e gli ospitati sono seduti l’uno di fronte all’altro con due teiere, acqua bollente, menta e zucchero. Per la cultura marocchina questa bevanda può essere sorseggiata come aperitivo, come digestivo e in altri momenti della giornata.

Fonti: Teatime – Taccuinistorici- Sakuramagazine

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