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Dalla coca alle banane: Colombia sulla via della legalità

In un anno il governo punta a dimezzare le piantagioni di coca; ai cocaleros verrà garantito un sussidio mensile per il passaggio a colture legali.

Da oltre 30 anni la Colombia è il più grande produttore ed esportatore di cocaina al mondo, ma le cose potrebbero presto cambiare. Il presidente colombiano e premio Nobel per la pace Juan Manuel Santos ha infatti recentemente dato il via ad un provvedimento per la sostituzione volontaria delle piantagioni di coca con colture come quella del mais o del banano. A tutti gli agricoltori di coca, i cosiddetti cocaleros, che sceglieranno di adottare la via della legalità verrà offerto un sussidio mensile di un milione di pesos, all’incirca 330 dollari. L’obiettivo è quello di riuscire a sradicare 50.000 ettari di coca nel giro di un anno.

Dalla coca alle banane: Santos crede nella riconversione

Il provvedimento per la riconversione delle coltivazioni rientra nell’accordo sottoscritto dal governo nel novembre 2016 con i guerriglieri delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, al quale ha fatto seguito il 22 giugno scorso uno storico accordo di pace. È stato il presidente Santos in persona ad avviare il piano sostituendo, per l’occasione, una pianta di coca con un albero di banane.

Il gesto simbolico ha avuto luogo nel mese di maggio a Pueblo Nuevo, una frazione del comune di Briceño situata nel nord-ovest del Paese, ma il programma ha già coinvolto anche i dipartimenti di Meta (nel nord-est) e Caqueta (a sud). «Per la prima volta, la Colombia (…) lancia un piano che offre una soluzione ai coltivatori di coca perché la sostituiscano con prodotti legali», ha detto Santos in quell’occasione, aggiungendo: «La pace ci permetterà di offrire loro una soluzione definitiva, strutturale, a lungo termine». Già la «pace», quella che in Colombia è mancata per più di 50 anni.

Le FARC e la coca: una relazione di amore e odio

Come detto questo provvedimento giunge a seguito di un accordo tra il governo e le FARC, vera e propria incognita sull’effettiva efficacia a lungo termine del piano. Le FARC infatti per lunghi periodi sono arrivate a controllare un terzo delle campagne della Colombia e anche diversi centri urbani.

Nate tra gli anni Cinquanta e Sessanta come movimento politico di contadini dall’ispirazione marxista-leninista e per questo oggetto di repressioni, ai tempi, da parte del governo colombiano, le FARC iniziarono ben presto ad imbracciare le armi, organizzando rapimenti ed estorsioni per finanziarsi. Ad un certo punto della storia le FARC raggiunsero le dimensioni di un vero e proprio esercito con oltre 20mila guerriglieri dalla loro parte, ma è solo negli anni Ottanta che arrivò la svolta, o meglio, la cocaina.

Illegale in Colombia, la coltivazione di coca iniziò a diffondersi tra i contadini che vedevano profitti più facili e più sicuri rispetto a colture in cui spesso i costi di trasporto erano troppo elevati anche solo per sostenere le spese. Le FARC cominciarono così ad impadronirsi di questo «racket» imponendo tasse a produttori, compratori, laboratori e chiunque rientrasse nel giro della coca, ma sempre prendendo le distanze dall’immagine di corruzione che la droga porta con sé in un’intricata «relazione di amore e odio con la droga», come scrisse Jeremy McDerrott condirettore di InSight Crime, organizzazione giornalistica no profit specializzata in criminalità organizzata dell’America latina.

I numeri della sostituzione e quelli della coca in Colombia

Teso a spezzare il «legame» che connette la coca alla Colombia, il piano di riconversione delle coltivazioni, stando ai dati diffusi dal governo, coinvolgerà 83.790 famiglie ed avrà come obiettivo lo sradicamento di 50.000 ettari di coca in un anno. Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite la Colombia però conta 96.000 ettari di piantagioni che la pongono al primo posto nella classifica dei produttori mondiali di foglie di coca e leader nella produzione di cocaina.

I numeri della sostituzione e quelli della coca in Colombia

Giusto per avere una dimensione del giro d’affari della cocaina in Colombia, nel 2015 ne è stata stimata una produzione di 646 tonnellate. Ad ogni passaggio di consegna e dogana superata, il suo valore assume cifre sempre più macroscopiche. Basti pensare che, ad oggi, In Italia al consumatore finale la cocaina costa in media tra i 44 e gli 88 euro al grammo a seconda della sua purezza, che in Europa oscilla tra il 22% e il 57%.

Chissà dunque se con questo piano si riuscirà a porre fine ad oltre mezzo secolo di conflitto armato, costato la vita a circa 200mila persone, delle quali l’80% civili.  Come previsto dagli accordi di pace, stretti dal presidente Juan Manuel Santos e dal leader dei guerriglieri Timoleon Jimenez, conosciuto come Timoshenko, le FARC dal 1 settembre torneranno ad essere nuovamente un partito politico. In vista delle elezioni che si terranno nel Paese il prossimo anno, le basi per la via della legalità sono state gettate, con tutte le incognite che la storia porta con sé.

Fonti: repubblica.it – ilpost.it – notiziegeopolitiche.net – radionacional.co – insostanza.it – elpolitico.com – radionacional.co – qns.com

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Laureato in Lettere ad indirizzo giornalistico e copywriter di professione, ha abbandonato la penna in favore di forchetta e tastiera. Buongustaio, amante della natura e dei sapori, vuole dire la sua nel mondo del food.