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Cosa racconta il Censis sui consumi alimentari italiani?

Perfino nel contesto sociale di profonda insicurezza in cui viviamo si stanno registrando dei segnali di ripresa, basti pensare alla disponibilità d'acquisto nel settore alimentare.

Spiragli del fondo del tunnel, barlumi di speranza di un’inversione di marcia, l’aumento delle spese alimentari degli italiani registrato dal Censis in uno studio pubblicato il 23 marzo scorso è stato sicuramente interpretato come un segnale positivo per la sicurezza economica e in generale per i consumi alimentari italiani.

Un po’ di sano ottimismo

Il denominatore comune tra tutti i consumatori italiani sembra essere la prudenza, uno spiccato senso per il risparmio se vogliamo, ma nell’ultimo periodo è tornata una certa disponibilità all’acquisto, particolarmente alimentato dal comparto cibo, che sta registrando numeri positivi.
Questo è quanto sostiene uno studio recentemente pubblicato dal Censis intitolato: «Il futuro dell’alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli di fruizione», condotto per Nestlé Italia e presentato a Milano qualche settimana fa.

Un po’ di sano ottimismo

La prima questione che lo studio ha affrontato è stata il contesto in cui questa “istantanea” sui consumi italiani è stata scattata. Stiamo uscendo (con i dovuti forse) da un clima sociale connotato da una profonda insicurezza, tanto che i risparmi accumulati dagli abitanti dello stivale dall’inizio della crisi ammontano a 133 miliardi di euro. Il Censis nel suo studio usa il termine neosobrietà, una sorta di spesa oculata che unisce assieme il prodotto mirato al risparmio e lo sfizio.

Ma senza un po’ di numeri queste ricerche cosa sarebbero? Ecco allora che ci viene sottolineato come il 34% degli intervistati spende qualche soldo in più per consumi specifici, e di questi l’86% identifica nel cibo la propria coccola preferita. Se tra il 2007 e il 2016 i consumi sono calati del 10,9% negli ultimi due anni si è tornati a vedere un segno positivo con un timido 1,1%. Senza dubbio però gli italiani si interessano moltissimo al cibo, tanto che più della metà si considerano appassionati, evidenziando quattro parametri imprescindibili per procedere con gli acquisti: trasparenza, tutela della salute, funzionalità, eticità.

Trasparenza

Diano informazioni complete su provenienza, ingredienti ecc.: 94,4% italiani (per il 60,7% molto importante)

Tutela della salute

Siano considerati salutari, buoni per la salute: il 94,6% (57,4% molto importante)

Funzionalità

Non scadano subito, possano essere tenuti in casa per un po’ prima di utilizzarli : l’88,4% (il 36,7% molto importante) facili e rapidi da cucinare: 75,1%

Eticità

Rispettino le convinzioni etiche, sociali e sull’ambiente (no inquinamento, sfruttamento ecc.): l’83,5% (34,9% molto importanti)

Non solo questione di prezzo per i consumi alimentari italiani

Altro dato interessante che il Censis non manca di sottolineare è che, nonostante la crisi e un occhio di riguardo per le spese, il prezzo dei prodotti non è il primo pensiero degli italiani. E siamo un’eccezione a riguardo, visto che quasi il 70% nella scelta dei cibi da acquistare scelgo solo fattori diversi dal prezzo, mentre nel resto del mondo i costi sono la variabile principale.

Ecco allora che ci scopriamo attenti alla funzionalità, declinata in rapidità di utilizzo e conservabilità, alla qualità e genuinità, senza dimenticare sicurezza, salutismo e eticità.

Ovviamente non può nemmeno mancare un’abbondante dose di campanilismo, considerando che la maggior parte dei prodotti che acquistiamo viene dall’Italia oppure ha produttori o fornitori locali. Oltre all’italianità si pensa anche alla sicurezza, tanto da puntare spesso e volentieri su prodotti o ingredienti Doc o comunque certificati. Paradossalmente ci troviamo a dover ammettere di aver ceduto anche noi al fascino dei cibi già pronti, ma senza voltare le spalle ai due principi visti poco sopra: “premio per chi fa coesistere funzionalità con salutismo, sicurezza, qualità e italianità” riassume il Censis.

Italianità

Il 75,8% per alimenti prodotti in stabilimenti localizzati in Italia (36,7% almeno il 5% in più) Il 78,2% per alimenti con ingredienti di produttori e/o fornitori locali italiani (il 38,5% almeno il 5% in più)

Qualità e sicurezza

Il 78,5% per prodotti confezionati e realizzati con prodotti/ingredienti Doc, certificati. Il 77,3% per alimenti oggetto di controlli rigorosi sulla sicurezza e la qualità (il 38,4% almeno il 5% in più)

Come vi avevamo anticipato nell’articolo su Amazon e in quello su Uber gli acquisti online stanno diventando sempre più importanti anche per noi italiani, sono quasi 5 milioni ad acquistare regolarmente su queste piattaforme, con una percentuale particolarmente consistente tra i Millennials.

Sono insomma tre i temi cardine emersi dallo studio: il soggettivismo alimentare, definito come ciò che “contempera pragmaticamente nelle abitudini di acquisto e consumo le esigenze diverse di funzionalità, qualità, sicurezza, salutismo e valori ecosocial”; la potenza dell’italianità “gli italiani sono pronti a premiare nel prezzo e nella spesa l’Italianità, nelle varie forme in cui si può materializzare. Inclusa l’italianità dei prodotti e processi industriali.” e la centralità del marchio di fiducia “le esigenze di qualità, sicurezza, salutismo, rispetto dei valori ecosociale hanno come garante il Marchio di fiducia.”

Forse c’è del margine per essere veramente ottimisti questa volta, quel che è certo è che, almeno sul cibo, a noi italiani non piace affatto scherzare.

Matteo Buonanno Seves

Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.