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Con il biologico meno pesticidi e meno contaminazioni

Coltivare biologico non significa solo usare meno pesticidi, ma anche creare meno possibilità di contaminazioni, come ha recentemente scoperto un gruppo di ricercatori.

Il biologico utilizza meno pesticidi ma offre anche meno occasioni di contaminazioni. Nell’agricoltura bio vengono impiegati meno prodotti chimici, ma non è scontato che il rischio di imbattersi in patogeni pericolosi per l’uomo fosse minore, anzi. Nei pressi dei campi convenzionali si è sempre eliminato, per quanto possibile, le fonti di contaminazione più probabili, spesso rappresentate da animali selvatici, ma un eccessivo controllo potrebbe aver portato un effetto contrario.

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Il problema della contaminazione di patogeni

Un team internazionale di ricercatori ha pubblicato uno studio sul Journal of Applied Ecology, dimostrando che molte delle teorie degli scienziati in merito alla sicurezza delle coltivazioni biologiche e convenzionali sono da rivalutare.

Cominciamo col dire che molte delle considerazioni riportate nello studio fanno riferimento a coltivazioni che subiscono facilmente delle contaminazioni, soprattutto da parte di Escherichia coli. Parliamo di ortaggi che crescono vicino al suolo, come broccoli, cavolfiori o lattuga.

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Era conoscenza comune che, per evitare contaminazioni da parte di batteri e altri microorganismi, ci fosse bisogno di eliminare tutte le possibili fonti di feci o carcasse: questo significa che attorno al perimetro dei campi c’era la tendenza ad eliminare tane di animali e insetti.

Ad un’analisi poco approfondita poteva sembrare un modo comodo e veloce, seppur distruttivo, per evitare contaminazioni, ma gli esperti si sono dovuti ricredere: non solo diminuiva la biodiversità e la presenza di impollinatori, ma le chance di contaminazione non si riducevano in maniera apprezzabile.

Perché il biologico causa meno contaminazioni

Nel biologico le cose cambiano leggermente: i ricercatori hanno preso in analisi 70 campi bio di broccoli e hanno sparso delle feci di maiale per vedere cosa sarebbe successo. Il risultato è stato molto interessante: nell’arco di pochi giorni il 90% degli escrementi era sparito grazie all’abbondanza di insetti, una velocità molto maggiore rispetto a quanto succede nei campi convenzionali. Questo fattore potrebbe rendere i campi tradizionali più soggetti a contaminazioni rispetto a quelli bio.

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La maggiore concentrazione di materia organica nel suolo permette la presenza di una fauna microrganica molto complessa, un parametro che potrebbe rendere la vita più dura agli organismi patogeni. I ricercatori hanno concluso che un maggior numero di insetti e un suolo più ricco di vita sono due variabili fondamentali per tenere a bada le contaminazioni.

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.