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Coco e il Día de los Muertos tra ricette e superstizioni

Cominciamo ad avvicinarci al Giorno dei Morti, e con la complicità del film di prossima uscita targato Pixar, andiamo alla scoperta di un modo originale di festeggiare i defunti in Messico.

A Miguel la musica è stata proibita a causa delle malefatte di un antenato musicista. Quando però, nel Día de los Muertos, il ragazzino si ritrova a suonare la chitarra del defunto De la Cruz, viene per magia trasportato nell’aldilà e costretto a risolvere gli antichi problemi di famiglia. Con l’uscita del suo nuovo film la Pixar ha spostato di nuovo il limite della sfida, provando a raccontare una storia per i più piccoli in cui la morte fa da cornice.

Coco e il Día de los Muertos

Per loro fortuna, esiste proprio una festa capace di ribaltare il quotidiano senso comune legato ai defunti. È il Giorno dei Morti in Messico: di antichissime origini precolombiane, è stata recuperata e adattata dalla Chiesa cattolica, venendo infatti celebrata negli stessi giorni delle solennità cristiane legate ai defunti, l’1 e 2 novembre. Un incontro tra vita e morte che genera una festa allegra e coloratissima piena di riti, ricette e musica. Così folkloristica che dal novembre 2003 il Día de los Muertos è Patrimonio dell’Umanità Unesco.

La tradizione

Alla base di questa festività vi è un idea della morte strettamente legata al concetto di «rinascita». Secondo la tradizione, in quei giorni le anime dei defunti tornano a fare visita ai loro cari, per poter passare di nuovo insieme una giornata di felicità e fare bisboccia con i propri parenti e amici. Dal momento che bisogna accogliere le anime nel modo migliore possibile, alcune famiglie messicane lasciano cibo e bevande davanti alla porta di casa, insieme a un cuscino e a una coperta, così che il morto possa rifocillarsi e riposarsi. La tradizione poi indica di decorare le tombe – già di per sé dai colori sgargianti – con fiori arancioni, chiamati tagetes erecta e di costruire davanti alle lapidi piccoli «altari» privati e lussureggianti – chiamati ofrendas – con oggetti cari al defunto.

I simboli del giorno dei morti

Tra danze e musica non mancherà di passeggiare in splendidi abiti La Catrina, ovvero la personificazione della morte nel folklore messicano – Catrina significa «donna elegante». E, per finire, c’è chi tra teschi e ossa trova spazio per un momento romantico. Coppie di fidanzati, nel Día de los Muertos, si scambiano bare di zucchero che, aprendosi, contengono un piccolo scheletro con scritto il nome dell’amato: questo per promettersi amore «eterno».

I calaveras

Oltre che nei sepolcri le ofrendas, dalle più semplici alle più sfarzose, vengono allestite un po’ ovunque, così molte persone organizzano una sorta di «picnic» per poter festeggiare il ritorno del defunto e bivaccare in sua compagnia. Per questo anche il cibo segue la tradizione culturale. Primi su tutti vi sono i calaveras, dolcetti di zucchero colorato o di cioccolato a forma di cranio, regalati durante il Giorno dei Morti; vengono acquistati in grandi quantità e sono di varie sagome – dagli scheletri alle bare – e possono essere mangiati oppure sistemati sugli altari delle offerte. Addirittura si possono personalizzare scrivendo il nome del destinatario oppure finti epitaffi.

La tradizione

Il Pan de Muertos

Altro prodotto tipico della festa è il pan de muertos. Anche se varia di regione in regione, si tratta di una morbida e dolce pagnotta impastata con l’uovo, decorata con strisce a forma di ossa che rappresentano il defunto scomparso; queste ultime possono essere ricoperte di glassa allo zucchero oppure con semi di sesamo. Durante la preparazione dell’alimento alcune volte sull’impasto si incide una lacrima, per ricordare al defunto l’affetto dei parenti in vita. I piccoli panini vengono posti sugli altari o deposti sulle tombe dei defunti nella convinzione che, prima di fare ritorno nell’aldilà, le anime si fermino per uno spuntino.

Il Pan de Muertos

Zucca e mais al comando

Vi sono poi diversi modi di preparare l’ortaggio arancione: la calabaza en tacha è una zucca sciroppata, che dopo essere stata bollita e salata viene riempita con formaggio e jalapeños. Oppure può esserci le empanaditas de calabaza, dove l’ortaggio viene cotto a fuoco lento con erbe speziali e impanata con una crosta al sapore di anice; queste possono essere facilmente trasportate dai fruitori del prodotto. O ancora la calabaza de castilla, una zucca dal colore chiaro rispetto alla specie arancione ma dalla dura scorza solitamente cucinata finché non diviene morbida, accompagnata da zucchero di canna e cannella. Altra ricetta preparata per il il Giorno dei Morti, comune anche in altre feste messicane, sono i tamales: dal gusto singolare dolce e piccante, è un piatto di carne macinata che viene fatto bollire «impacchettando» il contenuto in foglie di mais o foglie di banana. Vi è anche il mole negro, un alimento che richiede molti ingredienti tostati e macinati assieme e con una procedura molto complessa.

Preparazione delle tamales

Dolci e bevande

Tra una portata e l’altra ci saranno dei pabassinas, piccoli biscotti pieni di mandorle, noci e uvetta e che, se lo si desidera, si può servire con la glassa. Come dolce potrebbe essere offerto un arroz con leche, un pudding di riso messicano con cannella e uvetta. Infine, nel beveraggio dominano l’atole, una bevanda calda messicana e centroamericana, o il champurrado, la versione che comprende il cioccolato, latte e masa; è solitamente accompagnato con le tamales. O perché no, soltanto una bollente tazza di cioccolato piccante. Invece se si ricerca qualcosa di più fresco, si può richiedere un drink cremoso a base di riso, cocco tostato e l’onnipresente cannella, specialmente con l’aggiunta di un goccio di rum speziato.

Fonti: focus.it – tripsavvy.com – buzzfeed.com – thelatinkitchen.com

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Studente di Giornalismo, la mia passione è tutto ciò che riguarda il mondo dell’intrattenimento: cinema, fumetti, serie tv, videogiochi. Alla ricerca di cose nuove e stimolanti che possano essere condivise con chi nutre le mie stesse passioni.