Cambiamento climatico e fauna, come si trasformano gli habitat naturali?
Per gran parte della fauna della Terra il cambiamento climatico rappresenta una minaccia pressante. A causa degli eventi climatici estremi, infatti, un terzo degli habitat su cui le specie fanno affidamento sono ormai concretamente a rischio. Una ricerca pubblicata in Nature Ecology & Evolution ha tracciato una panoramica sulle prospettive future e, tra ondate di calore, incendi e inondazioni, il quadro non appare incoraggiante.

Cambiamento climatico e fauna: gli effetti sugli animali
Il cambiamento climatico non è solo un fattore che corre parallelo alla vita della fauna terrestre. Esso rappresenta piuttosto un pericolo costante per gli animali e per la loro sopravvivenza. A creare problemi sono gli eventi meteo estremi, soprattutto quando colpiscono ripetutamente un singolo luogo. Un fenomeno isolato può stroncare le vite di molti animali, ma più episodi possono privare gli individui di cibo, riparo e siti di riproduzione, inficiando la sopravvivenza della specie stessa.
Le aree del mondo che possono essere ritenute al sicuro sono, per altro, ormai pochissime. Alcuni animali riescono, dunque, ad adattarsi alla nuova norma cambiando le proprie abitudini di vita, mentre altri finiscono per soccombere e le statistiche relative alle sempre più numerose specie a rischio estinzione lo dimostrano.
Cambiamento climatico: l’impatto sulla fauna
A concentrarsi su quanto la fauna globale stia soffrendo il cambiamento climatico ci ha pensato un team del Potsdam Institute for Climate Impact Research. I ricercatori hanno tracciato una mappa delle aree a rischio basandosi su range di diffusione dei vari animali, scenari relativi alle emissioni e impatto che si stima avranno i diversi eventi meteo estremi. Ne è emerso che i periodi torridi saranno gli eventi più pericolosi.
Entro il 2050 le ondate di calore interesseranno il 74% degli habitat dei vertebrati ed entro il 2085 tale valore toccherà quota 93%. Incendi e siccità seguono nella classifica delle minacce, mentre le inondazioni sembrano destinate a esercitare maggiore pressione locale seppur causando danni più contenuti su scala globale. Con emissioni mantenute al livello di uno scenario intermedio entro il 2085 sarà a rischio il 36% degli habitat.
Biodiversità e cambiamento climatico: come salvare la fauna?
Il nuovo studio è piuttosto chiaro: intervenire prima che il cambiamento climatico danneggi ancora più seriamente la fauna del pianeta è prioritario. Le aree indicate come maggiormente a rischio sono quelle di Amazzonia, Africa e Asia sud-orientale. A livello di animali in pericolo, invece, a vivere la situazione più critica sono gli anfibi, per cui le ondate di calore sono particolarmente devastanti.
Limitare le emissioni rappresenta l’unica strategia di intervento efficace. Arrivare a uno scenario in cui l’immissione di gas serra in atmosfera diminuisca in modo significativo porterebbe la percentuale di aree destinate al degrado a scendere al 9%. Un aumento delle emissioni, al contrario, la farebbe salire al 44%.
Per fare in modo che l’impatto del cambiamento climatico sulla fauna non sia troppo devastante è necessario agire con tempestività. I ricercatori hanno specificato che è fondamentale migliorare tanto il monitoraggio locale quanto la predisposizione di piani di conservazione coordinati. La messa a punto di corridoi che permettano alle popolazioni di animali di spostarsi senza restare intrappolati dalle barriere umane risulta un altro accorgimento in grado di fare la differenza.






