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Buco dell’ozono: un impatto potenzialmente devastante

Il buco dell’ozono continua a preoccupare gli esperti, ma comprendere che poteva andare molto peggio appare confortante, anche se non sufficiente.

Il buco dell’ozono preoccupa gli scienziati. Le conseguenze di un suo allargamento potrebbero essere drammatiche, ma, fortunatamente, oggi il bilancio non appare totalmente negativo. Uno studio pubblicato su Nature ha mostrato che, senza il protocollo di Montreal, nulla sarebbe come lo conosciamo e il riscaldamento globale si mostrerebbe estremamente più devastante. Tutto ciò non deve illudere e continuare sulla strada giusta è ora d’obbligo.

buco dell'ozono

Il buco dell’ozono:

Il buco dell’ozono rappresenta un concreto pericolo. L’ozono forma, infatti, uno strato nella parte superiore dell’atmosfera, che scherma la Terra dai raggi UV. Nel 1970 gli scienziati si sono accorti che i clorofluorocarburi, risultavano per esso particolarmente dannosi e nel 1987 è stato firmato il Protocollo di Montreal, per metterli al bando. Nel 2016 il Kigali Amendment ha dato l’alt anche ai successori idrofluorocarburi. Con modelli computerizzati, simulazioni climatiche e dati sul ciclo del carbonio alcuni scienziati hanno ora proposto un confronto tra due scenari. Essi hanno opposto a un mondo simile a quello attuale, i tratti di un pianeta orfano di tali accordi, ancora caratterizzato dalla diffusione dei CFC.

Impatto potenzialmente devastante:

Non intervenire sul buco dell’ozono sarebbe stato per l’umanità fatale. I cancri della pelle si sarebbero moltiplicati e l’impatto del riscaldamento globale sarebbe risultato amplificato. I CFC hanno, infatti, nel breve, un grande potere riscaldante, ed entro il 2100 avrebbero causato, da soli, un aumento di 1.7°C nella temperatura globale. Il maggiore assorbimento di radiazioni UV, avrebbe poi portato a ulteriori crescite e avrebbe avuto sulla vegetazione conseguenze devastanti. Le piante assorbono CO2 mentre crescono, ma per ogni aumento del 10% di radiazioni UV accumulano il 3% in meno di biomassa. Entro il 2100, la quantità di carbonio immagazzinata da vegetazione e suolo sarebbe diminuita del 30%.

Intervenire sul buco dell’ozono:

Mantenere sotto controllo il buco dell’ozono è vitale. I livelli di CFC nell’atmosfera sono ormai in picchiata e le nuove norme sugli HFC, per quanto non rettificate da diversi Paesi, fanno ben sperare. Le simulazioni hanno mostrato che siamo riusciti a evitare uno scenario apocalittico che vedeva il collasso dello strato di ozono entro il 2040, ma non abbassare la guardia è d’obbligo. Alcuni rilievi hanno, infatti, evidenziato che, dopo la tendenza a una continua riduzione, il buco si sta nuovamente allargando. Progredire nella lotta al cambiamento climatico, perseguendo gli obiettivi di riduzione delle emissioni è, in quest’ottica, l’unica strategia perseguibile.

Lo studio sul buco dell’ozono non può che provocare stati d’animo ambivalenti. Il sollievo di aver evitato il peggio trova eco nella sensazione di allarme per le conseguenze potenzialmente devastanti e nell’insoddisfazione di non aver fatto abbastanza. Anche stavolta la natura ci ha fornito le armi per difenderci. Evitare di sabotare un potente scudo dovrebbe essere una scelta automatica.

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Laureata in Filosofia, credo fermamente che ogni sfaccettatura del sapere umano meriti di essere inseguita. Amo la lettura, gli animali e la natura e penso che solo continuando a farsi domande sia possibile mantenere uno sguardo vigile sul mondo.