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Boom di alghe nell’Atlantico: da disastro naturale a risorsa

Nell’Atlantico un anomalo boom di alghe ha causato gravi danni, Ora la scienza e le comunità coinvolte si sono alleate per sfruttarle a proprio vantaggio.

Negli scorsi anni l’Oceano Atlantico è stato teatro di un incredibile boom di alghe. Sebbene le cause precise non siano state ancora identificate, è chiaro che il cambiamento climatico ha contribuito in modo significativo. Questa crescita anomala ha causato importanti danni sia all’ambiente, sia all’economia. Ora le comunità locali e la scienza si stanno attrezzando per trasformare un potenziale disastro ambientale in una risorsa.

Boom alghe Atlantico

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Il boom di alghe:

Protagonista del fenomeno è il sargasso, un’alga marrone molto resistente. Nel 2018 un vero e proprio boom di alghe ha dato vita alla cosiddetta “Cintura Atlantica di Sargassi” di 8500 Km. Dall’Africa occidentale al Golfo del Messico le spiagge ne sono state invase. Molti fattori ambientali messi in moto dal cambiamento climatico, tra cui venti e correnti anomale hanno contribuito. Anche la deforestazione in Amazzonia è stata determinante: grandi aree verdi sono state sostituite da terreni agricoli alimentati con abbondanti fertilizzanti. Confluiti nel Rio delle Amazzoni questi hanno raggiunto l’Atlantico, dove hanno favorito il boom di alghe disperdendo azoto e altre sostanze.


Le conseguenze:

Mengqiu Wang della University of South Florida ha affermato che il sargasso è prezioso al largo, ma diventa una minaccia sulle spiagge. Attrae infatti una gran quantità di insetti potenzialmente pericolosi e, in fase di decomposizione emana un odore simile a quello delle uova marce. Libera anche acido solfidrico che può causare problemi digestivi, respiratori e neurologici. Il turismo ha subito gravi danni e in alcune zone è calato del 35%. Un boom di alghe incontrollato è dannoso anche per l’ecosistema. Il sargasso può infatti soffocare i coralli ricoprendoli e impedire alle tartarughe di nidificare.

Il boom di alghe diventa una risorsa:

La ricerca ora mira a sfruttare il boom di alghe a proprio vantaggio. Mike Allen della University of Exeter ha, per esempio, ideato un sistema per ottenere biocarburante e sostanze fertilizzanti dalla biomassa umida. Il processo è la liquefazione idrotermale. In Jamaica, invece, la Awganic Inputs promuove un progetto per convertire 544 Kg di sargasso in mangime per pecore da rivendere ai locali a prezzi vantaggiosi. L’obiettivo è rilanciare un’economia provata dal calo di turismo e limitare le importazioni di carne e mangimi. L’organizzazione The Biomaya Initiative ingaggia i locali per raccogliere il sargasso. Una volta depurato gli abitanti dei villaggi lo mischiano con glicerina e miele per ottenere sapone e rivenderlo.

Il boom di alghe nell’Atlantico ci mostra, ancora, quanto il cambiamento climatico stia influenzando gli ecosistemi. Nonostante tutti gli ingegnosi metodi ideati, perché l’impatto del sargasso su economia e ambiente possa essere significativamente contenuto sarà necessario ancora molto tempo. Per ora non possiamo che ammirare la resilienza delle comunità locali che, con l’aiuto della scienza, sta portando a risultati insperati.

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