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Anche l’Unione Europea dichiara l’emergenza climatica

È emergenza climatica ufficialmente anche nell’Unione Europea dopo il voto al Parlamento di Bruxelles. Obiettivo zero emissioni entro il 2050, ma cosa cambierà?

L’emergenza climatica globale è ora riconosciuta ufficialmente anche dall’Unione Europea. Grazie al voto del Parlamento di Bruxelles con 429 favorevoli e 225 contrari, lo stato di emergenza è stato quindi allargato a tutti i paesi dell’unione. Prima della decisione a livello europeo erano già arrivate dichiarazioni simili da diversi stati come Scozia, Galles, Inghilterra e Irlanda lo scorso aprile e maggio seguiti da Portogallo, Francia, Spagna e Austria la scorsa estate. A livello mondiale solo Canada, Argentina e Bangladesh hanno ratificato dichiarazioni simili. L’Europa è quindi il primo continente al mondo a riconoscere ufficialmente il problema.

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Emergenza climatica, cosa vuol dire per l’Unione?

Cosa comporta la dichiarazione di emergenza climatica nell’Unione Europea? Al momento rimane una dichiarazione d’intenti e d’indirizzo più che un vero e proprio vincolo legislativo e rappresenta un effetto simbolico più che pratico. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivate in tutta l’Unione a emissioni zero entro il 2050. Un obiettivo decisamente ambizioso che dovrebbe rivoluzionare interamente la vita quotidiana dei cittadini e l’intero settore produttivo. Zero emissioni non significa necessariamente non immettere anidride carbonica o altri gas serra nell’atmosfera ma bilanciare le emissioni con processi di rimozione o riassorbimento.

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Mobilità elettrica, abbandono dei combustibili fossili e finanziamento delle energie rinnovabili e dei progetti sostenibili saranno le iniziative sostenute nei prossimi anni. Ma quanto siamo in linea con gli obiettivi per affrontare l’emergenza climatica? Poco, a quanto pare. Sempre secondo un’altra risoluzione approvata dal Parlamento Europeo l’attività dell’Unione al momento non è affatto in linea con gli accordi sul clima di Parigi.


Per l’emergenza clima servono fatti oltre a dichiarazioni

L’obiettivo è stato rivisto al rialzo, con il Parlamento che punta a ridurre le emissioni del 55% entro i prossimi 10 anni rispetto al 40% previsto fin’ora. I primi provvedimenti sul nuovo Green New Deal europeo dovrebbero arrivare già entro la fine dell’anno come promesso dalla nuova presidente della Commissione Ursula von der Leyen che ha promesso di fare del clima uno dei fulcri della sua amministrazione

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L’associazione globale Climate Action Network che riunisce oltre 1400 ONG del settore climatico ha sottolineato tuttavia come una dichiarazione di emergenza climatica non supportata dai fatti rischia di rimanere fine a se stessa. «La dichiarazione è importante» ha detto Wendel Trio, direttore di Climate Action Network Europa tuttavia le ambizioni dell’Unione sarebbero insufficienti. Secondo l’associazione infatti bisognerebbe puntare addirittura al 65% di riduzione entro il 2030 supportata da «provvedimenti immediati».

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