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A casa dal lavoro per combattere il cambiamento climatico

Tra le strategie verdi anche restare a casa dal lavoro per combattere il cambiamento climatico. Settimane più corte, fino anche a sole 9 ore di lavoro.

Per combattere il cambiamento climatico una delle strategie possibili sarebbe… smettere di lavorare o, se non altro, lavorare di meno, fino anche a sole 9 ore alla settimana. Il vostro datore di lavoro non sarà esattamente contento all’idea ma, potrete sempre dire che il vostro «sacrificio» sta impedendo un disastro ambientale. Secondo il gruppo di ricercatori britannici Autonomy potrebbe essere presto una necessità in tutta Europa.

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Per evitare il cambiamento climatico serve meno lavoro

Gli inglesi non scherzavano quando per via del cambiamento climatico hanno da poco dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Ora alcuni ricercatori del Regno Unito sono convinti che per impedire un disastro ambientale sarà necessario ripensare interamente il modo con cui è organizzata la nostra società a partire dal mondo del lavoro. Ovviamente, la strada verso una società verde ed ecosostenibile è complessa ma tra le strategie ci sarebbe anche quella che riguarda settimane più brevi.

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Il rapporto si basa sui dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e delle Nazioni Unite. Considerando i livelli di emissioni di CO2 attuali, paesi come il Regno Unito, la Svezia e la Germania dovrebbero ridurre drasticamente la quantità di ore di lavoro settimanali come misura bloccare le emissioni e fermare la crisi.

Perché lavoro e clima sono collegati

Sarebbe, precisano i ricercatori, soltanto una delle tante strategie necessarie contro il cambiamento climatico ma, sicuramente, tra le più efficaci. Con meno ore di lavoro, meno persone dovrebbero spostarsi tutti i giorni riducendo notevolmente il traffico veicolare. Vorrebbe dire, inoltre, minore produzione e conseguente minore consumo di risorse prime e di energia necessaria per maneggiarle. Non solo: lavorare troppo incoraggerebbe cattive abitudini nei lavoratori iper-stressati. Tra gli esempi, il recarsi al lavoro in auto invece che in bicicletta o mangiare alla svelta cibi confezionati in plastica nei pochi minuti della pausa pranzo invece di cucinare serenamente a casa.

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Il livello di automazione ancora non è sufficiente per consentire a più persone di rimanere a casa più a lungo. Sulla proposta grava inoltre un peso sociale non indifferente: chi sosterrebbe, ad esempio, il costo economico di meno persone nelle fabbriche e negli uffici? Come farebbero le persone a mantenere il proprio tenore di vita con meno entrate? Eppure, secondo il rapporto, sono domande a cui prima o poi dovremo trovare una risposta perché, l’idea di meno lavoro per combattere il cambiamento climatico, potrebbe presto non essere più una questione di scelta bensì una necessità.

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