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25 aprile a tavola: quali sono i piatti mangiati durante la Resistenza?

Sicuramente i piatti della resistenza erano veloci e caldi: tra le montagne si gelava e non c’era il tempo per lunghe preparazioni.

Quali sono i piatti che mangiavano i partigiani durante la Resistenza? Sicuramente erano pasti veloci e caldi. Perché tra le montagne si gelava e non c’era il tempo per lunghe preparazioni. Anche al chiuso. Qui le custodi del desco erano sicuramente le donne che praticamente adottavano combattenti stanchi e preoccupati, regalando un po’ di calore umano.

piatti resistenza
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I piatti della Resistenza: il libro “Partigiani a tavola”

Un bello spaccato sui piatti della Resistenza ce lo dà “Partigiani a tavola”, un libro pubblicato nel 2015 da Fausto Lupetti. Nel volume le autrici Lorena Carrara ed Elisabetta Salvini, infatti, ripercorrono le abitudini gastronomiche di quei periodi e suggeriscono anche qualche ricetta.

Il lavoro si basa su una ricerca su testimonianze e memoriali. Anche nei capolavori letterari scorrendo le pagine di opere come “L’Agnese va a morire” o di racconti e romanzi di Beppe Fenoglio come “Una questione privata” e “Il partigiano Johnny”, si trovano numerosi spaccati sul cibo. Tavolate con i partigiani che mangiano fianco a fianco, le massaie che cucinano pasta fresca o semplicemente offrono quello che hanno.

Quali sono i piatti della Resistenza

Cioè che evince dal libro è che l’alimento più comune fosse il pane. Che non era solo nutrimento ma pure condivisione. Questo era accompagnamento per le zuppe, o, insieme al salame o al lardi, colazione/merenda che i partigiani si portavano dietro in battaglia.

Mentre come primi, non poteva che essere la pasta la protagonista. La Resistenza si è sviluppata molto nelle zone dell’Emilia Romagna dove cappelletti e altra pasta fresca la facevano e fanno da padrone.

I primi si facevano molto in brodo, per dare un pasto caldo ai partigiani. Mentre per secondo, si può indicare la polenta come alimento più utilizzato: non difficile da preparare o trovare, poteva essere condita anche solo col burro e il formaggio.

La ricetta della torta Lorena

Per i dolci invece ci si doveva arrangiare. Ma, quando possibile, non mancavano. A costo di sostituire il burro, sempre più introvabile con l’avanzare del conflitto, con soluzioni di fortuna: oli alternativi, di nocciole o di noci, come racconta lo scrittore Enzo Barbano, che nel suo Diario ha tramandato la ricetta della torta Lorena ripresa anche da “Partigiani a Tavola”. Ecco la ricetta del libro per 6-8 persone.

Ingredienti

500 g di farina 00,

100 g di burro,

25 g di zucchero,

3 tuorli d’uovo,

10 cucchiai di latte,

1 bustina di lievito,

la scorza di un limone non trattato.

Procedimento

Impastate bene la farina con il burro fresco che avrete fatto fondere prima, a bagnomaria. Incorporate lo zucchero, i tuorli e una bustina di lievito alsaziano. Unite il latte, mescolando con cura, e gli albumi sbattuti a neve ben ferma. Profumate con la scorza di un limone. Versate l’impasto in uno stampo a bordi bassi, imburrato e leggermente infarinato. Mettete in forno già caldo a 180-190° C per circa venticinque minuti.

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