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Di che colore era la pelle dei dinosauri? Nuove prove da fossili di Diplodocus

Di che colore era la pelle dei dinosauri? Nuove prove da fossili di Diplodocus

Un ritrovamento di Diplodocus svela melanosomi fossilizzati nella pelle dei dinosauri ribaltando le convinzioni sul colore dei sauropodi.

L’immaginario collettivo ci ha da sempre abituati a immaginare i dinosauri come enormi creature dalla pelle uniforme, verde o grigia, in tonalità simili a quelle dei moderni grandi rettili o elefanti. Una scelta, in realtà, a metà strada tra l’ipotesi plausibile e la licenza artistica. Una recente scoperta pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science tuttavia, mette completamente in discussione questa teoria. L’analisi ad alta risoluzione dei resti di un esemplare di Diplodocus rinvenuto nel sito dellla Mother’s Day Quarry in Montana, ha infatti svelato per la prima volta la presenza di melanosomi fossilizzati all’interno della pelle dei sauropodi, i grandi dinosauri erbivori dal collo lungo. I risultati indicano come questi giganti del Giurassico non sarebbero stati a tinta unita, ma come piuttosto sfoggiassero una colorazione complessa, con zone chiare e scure, probabilmente utilizzata con diverse funzioni, dal mimetismo, alla comunicazione al corteggiamento. 

Di che colore era la pelle dei dinosauri? Nuove prove da fossili di Diplodocus
@envatoelements

Come si scopre il colore dei dinosauri?

Indovinare il colore di specie animali estinti da milioni di anni non è un’impresa facile. Fino ad ora è stato possibile ipotizzare il colore solamente di alcuni dinosauri, soprattutto quelli piumati. Per i grandi sauropodi tuttavia fino ad ora si è solo potuto ipotizzare il colore della pelle procedendo solo per intuito e analogia, basandosi cioè sull’osservazione dei grandi mammiferi e rettili in vita oggi. 

Lo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni tuttavia ha messo a disposizione nuovi metodi d’indagine capaci di analizzare quelle microscopiche strutture fossilizzate nella pelle dei dinosauri che conservano alcune informazioni sul colore. Il metodo principale si basa sull’analisi dei melanosomi, piccole strutture cellulari che contengono la melanina, il pigmento responsabile dei colori di pelle, peli e piume negli animali moderni. 

Utilizzando microscopi elettronici a scansione, i ricercatori sono in grado di analizzare i tessuti molli fossilizzati alla ricerca di specifiche microstrutture responsabili della pigmentazione sopravvissute al processo di fossilizzazione. Anche se queste analisi non permettono di ricostruire esattamente quali fossero i colori della pelle dei dinosauri, possono comunque indicare la presenza di tonalità chiare o scure e di schemi più complessi rispetto alla semplice superficie monocolore. 

Cosa sono i melanosomi?

melanosomi sono organuli cellulari che contengono melanina, il pigmento biologico responsabile del colore negli esseri viventi. Si tratta di minuscoli organelli con la funzione di vere e proprie «fabbriche biologiche» del pigmento in grado di determinare le sfumature di colore della pelle, delle piume e dei peli in molti animali, principalmente vertebrati. 

La straordinarietà dei melanosomi risiede nella loro geometria: le strutture oblunghe, simili a bastoncini, sono tipicamente associate alla produzione di tonalità scure come il nero o il marrone, mentre forme più sferiche o discoidali consentono una maggiore riflessione della luce contribuendo a generare sfumature di colore differenti. Individuando questi organelli e studiandone la forma al microscopio nei reperti fossili, i paleontologi possono dedurre con maggiore affidabilità il potenziale cromatico della pelle dell’animale fossilizzato. 

Questa tecnica ha già permesso di determinare i colori di dinosauri con piume e alcuni rettili volanti. La novità tuttavia è il ritrovamento di melanosomi nella pelle di un sauropode, un gruppo di dinosauri che fino a oggi non avevano mai mostrato prove dirette di differenze cromatiche nella pelle. 

Cosa rivela il fossile di Diplodocus?

Il punto di svolta è arrivato analizzando le sezioni trasversali della pelle fossile di un Diplodocus rinvenuto in Montana, negli Stati Uniti. Guardando letteralmente sotto la superficie epidermica, i ricercatori hanno individuato i melanosomi incapsulati e perfettamente protetti al di sotto dello strato esterno fossilizzato. Le analisi hanno rivelato la presenza di varianti oblunghe tipiche dei toni scuri, ma anche di forme a disco che suggeriscono colori differenti.

Il dettaglio più interessante riguarda tuttavia la loro distribuzione sulla pelle: i melanosomi non sono sparsi in modo omogeneo ma si trovano concentrati in gruppi distinti. Questo dettaglio, secondo i ricercatori, suggerirebbe come il Diplodocus possedesse una pelle dallo schema cromatico complesso, a chiazze, punteggiata o maculata e quasi certamente non una pelle uniformemente grigia o verde. 

 


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Raccontare e spiegare cibo, sostenibilità, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari.

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