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Acquacotta, un piatto da condividere in inverno

Acquacotta, un piatto da condividere in inverno

La leggenda dell’acquacotta ci insegna l’importanza della condivisione del cibo e il valore degli ingredienti.

L’acquacotta è una ricetta tradizionale che si può apprezzare soprattutto nelle regioni del Centro Italia. Una leggenda narra come nacque l’acquacotta, mettendo in evidenzia l’importanza della condivisione degli ingredienti e di un pasto caldo durante i freddi mesi invernali. La storia dell’acquacotta racconta di come il cibo e la cultura della solidarietà a volte siano legati tra loro.

Acquacotta, un piatto da condividere in inverno
@envatoelements

L’acquacotta

L’acquacotta è una zuppa tipica della Maremma toscana e dell’Alto Lazio. Gli ingredienti dell’acquacotta sono semplici: olio, sale, cipolla, carote, erbe aromatiche, uova, formaggio e pane di cui si nutrivano le persone meno ricche. In passato, l’acquacotta era cucinata soprattutto dai butteri, cioè gli allevatori che in Maremma si occupavano delle mandrie di mucche e cavalli.

I butteri trascorrevano spesso dei lunghi periodi lontani da casa e in contesti poco frequentati dall’uomo. Era facile che le provviste potessero scarseggiare e, quindi, i mandriani dovessero arrangiarsi con gli ingredienti che avevano a disposizione. Nei casi più fortunati, l’acquacotta veniva insaporita anche con un pezzo di guanciale o di lardo.

La leggenda dell’acquacotta

L’origine dell’acquacotta è ammantata dal mistero, ma esiste una suggestiva leggenda che ne narra la nascita. Secondo tale leggenda, uno straniero mise sul fuoco una pentola riempita con acqua e qualche sasso. L’azione dell’uomo attirò la curiosità di tanti passanti che gli chiesero cosa stesse cucinando e se fosse buono. L’uomo rispondeva che la zuppa era molto buona.

Ogni passante volle contribuire aggiungendo nella pentola un ingrediente che aveva a casa. Il risultato fu che, quella che inizialmente era solo una pentola piena di acqua e sassi, divenne una saporita zuppa fatta di verdure, uova, formaggio e pane. Alla fine, tutti condivisero il piatto appena creato.

Le diverse varianti dell’acquacotta

Gli ingredienti dell’acquacotta possono variare. L’importante è che le verdure scelte si sposino alla perfezione con le uova, il formaggio e, se previsto, il guanciale o il lardo. Secondo l’esperto di gastronomia Aldo Santini, esistono almeno trenta varianti principali della ricetta dell’acquacotta. Tutte, però, sono accomunate da ingredienti poco costosi e facili da reperire.

Inoltre, l’esistenza di così tante varianti dell’acquacotta ha reso difficile stabilire con precisione l’area geografica in cui è nata questa ricetta. Le ipotesi ricadono sulla zona del Casentino e sulla Val di Chiana in Toscana. Le ricette dell’Alto Lazio, invece, possono prevedere l’utilizzo del formaggio pecorino.

L’acquacotta: simbolo di condivisione

La leggenda su come sia nata l’acquacotta ci insegna l’importanza della condivisione e il valore del cibo. Se i passanti non avessero condiviso gli alimenti che avevano in casa, nessuno avrebbe potuto gustare l’acquacotta e nella pentola sarebbe rimasta solo dell’acqua con dei sassi. Anche gli stessi ingredienti, pur essendo ritenuti tipici della cucina popolare povera, messi insieme hanno creato qualcosa di unico e di buono.


Emmanuele Occhipinti
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Una passione per la natura coltivata fin da piccolo mi ha condotto a studiare Scienze dell’Ambiente e della Natura ma, in seguito ad un sogno rivelatorio (se si vuole credere a questa versione), mi sono ritrovato con carta, penna ed un sogno nel cassetto.
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