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pomodori piccanti ingegneria genetica
CulturaScienza

I pomodori piccanti del futuro creati con l’ingegneria genetica

Qualcuno potrebbe anche inorridire, ma nel futuro, probabilmente ci saranno i pomodori piccanti. Un obiettivo che dei fisiologi vegetali Irlandesi e brasiliani stanno perseguendo, grazie all’utilizzo della fantascientifica tecnologia CRISPR. Una recente metodologia di editing genetico che rende più facile ed efficace il «taglia e cuci» necessario a modificare il DNA di un organismo.

pomodori piccanti

Come si faranno i pomodori piccanti con CRISPR

Non bisogna immaginarsi una mostruosità degna del laboratorio del dott. Frankenstein, perché di fatto, i pomodori piccanti ottenuti con l’ingegneria genetica, resteranno di fatto pomodori. Infatti, in sostanza, nulla verrà tolto e nulla verrà aggiunto al DNA degli ortaggi – o più correttamente frutti – bensì un gene già presente, verrà «semplicemente» attivato. Tale gene codifica per la capsaicina, la sostanza responsabile della piccantezza dei peperoncini. Ii pomodori ottenuti con CRISPR, quindi, produrranno tale sostanze, divenendo così piccanti.

pomodori piccanti CRISPR
Foto di: Lázaro E.P. Peres

Al di là dello scopo meramente scientifico, produrre pomodori piccanti, potrebbe avere delle conseguenze anche sul settore agricolo. Il pomodoro risulta infatti ben più resistente e facile da coltivare che il peperoncino, senza contare che, grazie alla sua dimensione e struttura, assicurerebbe una resa certamente più elevata. Fra qualche anno per fare una saporita salsa piccante, probabilmente, basteranno solamente i pomodori.

pomodori piccanti ingegneria genetica

Interessante e divertente inoltre la riflessione di Lázaro E.P. Peres, dottore in Fisiologia vegetale all’Università di San Paolo in Brasile e co-autore della ricerca, il quale sostiene che se nel XVI secolo avessero avuto a disposizione questa tecnologia gli europei non avrebbero avuto bisogno di mettersi per mare alla ricerca di spezie e, probabilmente, la storia non avrebbe conosciuto il colonialismo così per come è stato. Potendo loro, a quel punto, crearsi le spezie in casa, ma probabilmente non immediatamente dal pomodoro che, come ben sappiamo, ha origini americane e giunse in Europa solo a circa metà del secolo.

internet of things distributore bibite
CulturaStoria

L’Internet of things IoT è nato da un distributore automatico di bibite

Nonostante il termine Internet of things – o IoT – sia nuovo per molti, la sua prima idea sembra essere nata oltre 50 anni fa per colpa di un distributore automatico di bibite. Oggi quasi ogni elettrodomestico della casa, cucina compresa, sembra essere collegato a internet in qualche modo, ma tutto ebbe inizio con un gruppo di studenti della Carnegie Mellon University. Basta guardare le novità del CES 2019 per rendersi conto di quanta strada ha fatto questa semplice idea.

internet of things distributore bibite

Internet of things: IoT e la pigrizia

Nel 1970 internet come lo conosciamo noi era solamente un sogno e i computer erano ancora nella fase embrionale, ma la comunità di esperti era già ben distribuita tra le varie università del mondo, Stati Uniti in particolare. Nel Computer Science Department della Carnegie Mellon University i problemi a quei tempi erano estremamente concreti: nell’ala dell’università era presente un solo distributore automatico di bibite, raggiungerlo voleva dire farsi diversi piani di scale e, spesso e volentieri, lo si trovava vuoto.

IOT e pigrizia

Non si sa di preciso chi ebbe l’idea, ma qualche studente mise a punto un congegno da inserire all’interno del distributore in grado di determinare quante bottiglie erano presenti nella macchina. Il software al suo interno era anche in grado di registrare ogni volta che l’addetto ricaricava il distributore. A rendere lo strumento un vero esempio di Internet of things ante litteram era la sua connessione ad ARPANET, 68 nodi sparsi per gli USA che al tempo formavano il primo abbozzo della Rete.

Per la prima volta nella storia dell’informatica, persone a centinaia di chilometri dalla Carnegie Mellon University potevano informarsi sulla condizione del distributore automatico di bibite. Con un singolo comando «finger [email protected]» la prima iterazione dell’Internet of things ha visto la luce per merito di un gruppo di studenti ingegnosi che non volevano fare una rampa di scale inutilmente per un semplice distributore automatico di bibite.

studi percezione gusto
AttualitàLifestyle

Il video capace di farvi sentire i sapori

Sembra incredibile eppure grazie alla tecnologia digitale è ora possibile rappresentare virtualmente la percezione dei sapori, nonché il modo in cui la mente crea aspettative sul gusto ancor prima di assaggiare il cibo. Lo ha dimostrato la creativa food designer Laila Šnēvele, grazie al suo video capace di farvi sentire i sapori, Digital Seasoning, presentato all’ultima edizione della Design Week olandese. Guardare per credere.

video sentire sapori

Un video per farvi sentire i sapori virtualmente

Vi siete mai soffermati a osservare le espressioni facciali della gente, mentre mangia e quanto queste possano generare empatia? E avete mai fatto caso che se osserviamo qualcuno intento a mangiare un limone avvertiamo fin da subito la sensazione di asprezza? Tutto questo è la dimostrazione che la percezione del cibo non arriva solo attraverso il gusto ma anche attraverso altri sensi (vista, tatto ecc) che portano informazioni che il nostro cervello traduce in aspettative riguardo al cibo.

Secondo la ricerca neurologica condotta dallo psicologo sperimentale Prof. Charles Spence, infatti, elementi come colore, forma, suono, temperatura e materialità possono essere utilizzati per intensificare, indicare o creare illusioni sul gusto. Ogni elemento contiene informazioni che il nostro cervello può tradurre in sensazioni fisiche, prestando la dovuta attenzione durante i pasti. Proprio partendo dall’approfondimento della percezione dei sapori, Laila Šnēvele si è lanciata in un interessante esperimento digitale. Incuriosita dal comportamento umano in ambito alimentare e dalle scoperte scientifiche nelle neuroscienze, ha deciso di lavorare a un progetto che fosse la rappresentazione visiva dell’esperienza sensoriale del gusto. Da qui è nato il suo video capace di farvi sentire i sapori, Digital Seasoning, in cui l’artista ha riprodotto cinque digitalizzazioni del gusto visivo, ovvero l’equivalente dei cinque sapori fondamentali, ovvero dolce, aspro, umami, amaro e salato.

video sapori gusto

Gli studi della percezione del gusto per una buona causa

Questa animazione, come dichiarato da Laila Šnēvele, ha non solo l’obiettivo di riprodurre sensazioni esperienziali legate al cibo che siano comprensibili e coinvolgenti per lo spettatore ma anche quello di migliorarne il benessere. Ma in che modo?

studi percezione gusto

Laila immagina che la digitalizzazione del gusto possa influenzare positivamente le menti dei consumatori e che l’industria alimentare possa utilizzare questi strumenti per dei veri e propri condimenti digitali, riducendo in questo modo la quantità di sale, zuccheri e altri composti presenti negli alimenti. Non resta quindi che da chiederci se questi studi possano avere un impatto positivo sui comportamenti alimentari e se possano essere un punto di partenza per una nuova era digitale all’insegna del cibo sano e del benessere.

cucina futuro CES 2019
AttualitàHot TopicProdotti per la cucina

La cucina del futuro nelle novità al CES 2019

Se vi chiedete come sarà la cucina del futuro basta guardare alle novità del CES 2019. Alla fiera riferimento mondiale del settore dell’elettronica il meglio della tecnologia che domani potrebbe entrare a tutti gli effetti nelle nostre cucine. Parole d’ordine? Connettività e automazione. Ecco tutte le novità.

Forno smart Whirlpool

forno smart Whirlpool
Foto: Whirlpool

Il nuovo forno smart Whirpool decide in autonomia i tempi di cottura, può essere collegato all’assistente Google e comandato vocalmente, manda notifiche sullo smartphone e una telecamera interna mostra in remoto l’avanzamento della cottura.

Kitchen Hub GE

Kitchen Hub GE
Foto: GE Appliances

Con il suo Kitchen Hub, GE Appliances immagina la cucina del futuro con uno schermo touch da 27 pollici. Anche in questo caso collegabile all’assistente Google su è possibile utilizzare app o consultare ricette. Senza dimenticare Netflix e le amate serie tv.

KitchenAid Smart Display

KitchenAid smart display
Foto: Whirlpool

Con una funzione simile al prodotto precedente Whirlpool propone il KitchenAid Smart Display. Uno dispositivo dotato di uno schermo touch da 10 pollici utile in cucina. I punti forti: connettività, versatilità e resistenza all’acqua.

Cucina touchless Kohler

Cucina touchless Kohler
Foto: Kohler

Che ne pensate di una cucina del futuro in cui si possa controllare completamente con comandi vocali l’afflusso d’acqua del lavabo? Con la cucina touchless Kohler è possibile. Anche se avrete le mani impegnate vi sarà possibile riempire d’acqua pentole, bicchieri e bottiglie.

Frigorifero Samsung Family Hub 4.0

Frigorifero Samsung Family Hub 4.0
Foto: Samsung

Il frigorifero Samsung Family Hub 4.0 mira a rivoluzionare l’idea del frigorifero: grazie ad uno schermo touch, svariate funzionalità e il collegamento con lo smartphone che avviserà con una notifica anche nel caso lo sportello venga lasciato aperto.

Duo Carafe Heatworks

Duo Carafe Heatworks
Foto: Heatworks

Mai più attese per l’acqua calda. La Duo Carafe Heatworks è in grado di scaldare l’acqua alla temperatura desiderata instantaneamente. Ben quattro tazze d’acqua alla temperatura perfetta pronte in lampo in ogni momento. Di sicuro un’invenzione molto comoda!

Una serie di novità certamente interessanti con la potenzialità di plasmare la cucina del futuro. Il CES 2019 riconferma la sua posizione di trend setter anche per il settore degli elettrodomestici da cucina, aprendo così una finestra direttamente sul domani.

vino pecore internet
AmbienteEcologiaHot Topic

Vigne più ecologiche e tecnologiche grazie a pecore e internet

Si chiama SheepIT ed è un progetto sviluppato da un gruppo di ricerca della Universidade de Aveiro, in Portogallo. L’idea di sviluppare delle vigne più ecologiche e tecnologiche grazie a pecore e internet, nasce dall’ambizioso obiettivo di applicare i principi dell’Internet of ThingsIoT – letteralmente «internet delle cose», anche in agricoltura, nello specifico nella coltivazione della vite.

vigne ecologiche pecore

Cosa c’entrano vino, pecore e internet?

Vino, pecore e internet apparentemente non hanno nulla in comune, ma la loro combinazione potrebbe essere la chiave per vigne più ecologiche e tecnologiche. I ricercatori della Universidade de Aveiro, con SheepIT, hanno esteso l’applicazione della tecnologia IoT, già presente nel settore della domotica e dell’automotive, alla coltivazione delle vigne, con risultati degni di nota. L’utilizzo delle pecore in agricoltura come efficace ed ecologico sistema diserbante non è una novità, ma comporta alcuni problemi. Le pecore, infatti, non si limitano a mangiare l’erba indesiderata, ma tendono, spesso, a rovinare le piante coltivate. Con SheepIT invece le pecore rilasciate in vigna sono dotate di un particolare collare dotato di un sistema di controllo posturale.

vino pecore internet

Si tratta, in poche parole, di uno stratagemma indolore per indurre le pecore a brucare solamente l’erba, rendendo loro scomodo l’attacco alle viti. Gli speciali collari, inoltre, grazie all’utilizzo di speciali sensori, consentono all’agricoltore di monitorare i movimenti e lo stato di ogni capo, controllandone a distanza, via internet, il comportamento e il benessere. SheepIT permette di raccogliere e caricare sul cloud un enorme quantità di dati, pronti per essere monitorati o rielaborati, consentendo al sistema di «imparare» con l’esperienza, grazie al cosiddetto machine learning. Questo consente di rendere efficace al massimo l’impiego delle pecore che, oltre a diserbare in maniera perfetta e controllata, forniranno un’ottima fonte di concime alle viti. Chi l’avrebbe mai detto che per vigne più ecologiche e tecnologiche il segreto risiedesse nell’accoppiata di pecore e internet? L’esempio lampante del binomio perfetto di natura e tecnologia!

cos’è Google Duplex
AttualitàHot TopicLifestyle

Google Duplex: l’assistente vocale che prenota al ristorante

Il futuro sta arrivando, e anche di corsa! In questo fine 2018 verrà rilasciato in modalità sperimentale Google Duplex, l’assistente vocale che prenota al ristorante al tuo posto. Si tratta dell’ultima applicazione dell’intelligenza artificiale nata dal gigante tecnologico di Mountain View in California.

Google-Duplex

Cos’è e come funziona Google Duplex

Google Duplex è il nuovo assistente vocale per smartphone che sarà in grado di effettuare chiamate dal nostro cellulare per effettuare, per esempio, delle prenotazioni al ristorante. La sua straordinarietà risiede nel fatto che, avvalendosi degli ultimi ritrovati tecnologici in tema di intelligenza artificiale, sia in grado di effettuare una telefonata così come potremmo fare noi. Nessuna voce metallica o senso di artificialità. Nei video dimostrativi delle sue capacità si vede chiaramente come il sistema digitale sia in grado di sostenere una conversazione al telefono in modo naturale, con tanto di «uhmm» per prendere tempo e «mmh mmh» per annuire o confermare. Esattamente come farebbe un essere umano.

cos’è Google Duplex

La tecnologia, i cui test sono iniziati la scorsa estate, verrà rilasciata in questo finale di anno sono sui dispositivi Pixel (brand di proprietà di Google) e solo in certe zone, tra cui: Atlanta, New York, Phoenix e la baia di San Francisco. L’idea alla base di Google Duplex è quella di fornire agli utenti un vero e proprio assistente digitale, capace di svolgere delle attività, come prenotare al ristorante, per semplificarci la vita e farci risparmiare tempo. La «naturalezza» della voce e della conversazione è strabiliante, tant’è che Google ha già specificato che all’inizio delle telefonate verrà dichiarato che colui che parla è un robot. Grande la meraviglia ma molte le preoccupazioni.

Lo sviluppo e l’ottimizzazione di una tecnologia con questa potenza renderebbe obsolete in tempo reale molte professioni, dai call center all’assistenza clienti, il che preoccupa già sindacati e associazioni di lavoratori. Senza considerare diverse altre implicazioni etiche riguardanti l’accorciamento di quella distanza, ancora presente, tra uomo e macchina. Tuttavia, con i giusti modi e tempi, Google Duplex risulta davvero una tecnologia strabiliante

Tesla aria respirabile
AttualitàScienza

Tesla e gli incendi in California: l’auto elettrica aiuta le persone

In pochi avrebbero immaginato che Tesla con gli incendi in California, sarebbe riuscita a dimostrare l’efficacia del suo fantascientifico «Bioweapon Defense Mode», aiutando diverse persone. Quello che sembrava un accessorio di difficile applicazione dell’auto elettrica, ben più adatto ad un hollywoodiano scenario post apocalittico, si è rivelato particolarmente efficace per i guidatori durante i disastrosi incendi che si sono abbattuti sulla penisola californiana.

Incendi California

Tesla durante gli incendi in California rende l’aria respirabile

Il sistema Tesla usato durante gli incendi in California si chiama «Bioweapon Defense Mode», che letteralmente significa «Modalità di difesa da armi biologiche». Nel concreto si tratta di una particolare funzione del sistema di ricircolo d’aria delle vetture Tesla che in primo luogo aspira l’aria potenzialmente contaminata dall’abitacolo per poi reimmetterne altra pulita grazie a particolari filtri. Gli stessi usati nelle missioni spaziali, per intendersi. Per quanto, come si possa intendere dal nome, il sistema fosse ideato per proteggere i passeggeri da un eventuale attacco biologico, le vetture Tesla hanno fatto la differenza durante gli incendi in California.

Tesla aria respirabile

I conducenti Tesla che si sono trovati nella prossimità del fuoco, o investiti dalle grandi quantità di fumo e polveri trasportati dal vento, durante gli incendi in California, hanno pensato bene di attivare il suddetto sistema dell’auto elettrica, riscontrando immediati benefici. Il sistema di filtraggio e pulizia dell’aria nell’abitacolo si è dimostrato piuttosto efficace confermando quello che la Casa californiana aveva dichiarato: un rapido abbattimento delle polveri sottili nell’abitacolo e un perfetto isolamento dall’ambiente esterno. Niente da aggiungere, anche le idee e i sistemi tecnologici che apparentemente non vedranno mai un’applicazione concreta, risultano vitali nel momento in cui si presenti una condizione di reale emergenza, come nel caso degli incendi in California. Complimenti a Tesla e ai suoi ingegneri!

Glyph whisky molecolare
Aperitivi & LiquoriBevandeScienza

Una startup lancia il primo whisky molecolare

Il futuro del food&beverage è adesso. Grazie a startup innovative quali la Endless West che ha da poco lanciato Glyph, il primo whisky molecolare, dopo aver creato il primo vino sintetico. Da anni questo indipendente, ambizioso piccolo team di San Francisco, composto da scienziati, sommelier, scrittori, chef, stanno lavorando duramente per creare la prossima generazione di vini e liquori.

whisky molecolare startup

Liquori sintetici per un mondo più green

Circa due anni fa la startup americana Ava winery faceva parlare di sé per il suo rivoluzionario vino prodotto in laboratorio, senza uva e senza fermentazione. Il loro obiettivo era quello di replicare il gusto di uno dei vini più famosi del mondo, ovvero il Dom Pérignon. La stesso squadra, in seguito a un rebranding, ha cambiato nome in Endless West; nuovi investitori ma nuova missione, ovvero quella di realizzare stavolta whisky e altri distillati o liquori, tutto rigorosamente sintetico.

liquori sintetici whisky molecolare

Il motivo che spinge la startup in questa impresa è quello di limitare l’impatto ambientale dell’industria degli alcolici, offrendo un’alternativa più sostenibile e più economica. La Endless West, infatti, utilizza la scienza per creare la propria miscela di vini e superalcolici, utilizzando molecole (o note aromatiche) estratte nella loro forma più pura da fonti naturali, senza ricorrere a uva o fermentazione (per i vini) e senza invecchiamento o l’utilizzo di botti (alcolici), il che significa che molto meno legno, acqua e terra vengono utilizzati nel processo di produzione.

Glyph, il whisky molecolare del futuro

La startup garantisce di aver studiato i migliori whisky del mondo e di averne individuato le principali molecole al fine di realizzare un prodotto eccezionale biochimicamente equivalente. Più precisamente hanno analizzato le migliaia di molecole che si sviluppano durante la distillazione e l’invecchiamento in botte e che conferiscono al whisky i sapori e gli aromi caratteristici, generandole poi in laboratorio direttamente dalle piante e dai lieviti.

Glyph whisky molecolare
Foto di Kris Turner

Il risultato è Glyph, il primo whisky molecolare del mondo, dal colore ambrato e caratterizzato da aromi sottili di vaniglia, nocciole tostate e sentori di caramello e miele. Durante la degustazione, spiega la Endless West, sprigiona un più ampio spettro di legno e spezie, nonché un sentore di frutti di bosco, per terminare con un finale deciso e terroso. Sul loro sito non mancano deliziose ricette per cocktail a base di Glyph. Il whisky molecolare è stato lanciato da poco, non resta quindi aspettare e vedere se si prospetta un futuro roseo per i superalcolici sintetici e a basso impatto ambientale.

Toyota e-Palette auto elettrica autonoma ristorante
AttualitàLifestyle

Toyota e-Palette, l’auto elettrica e autonoma che diventa ristorante

Con Toyota e-Palette il settore della mobilità potrebbe cambiare radicalmente volto. Si tratta di un’auto elettrica a guida autonoma capace di trasformarsi in ristorante e non solo! Toyota guarda oltre l’innovazione dell’automobile come la conosciamo, sognando un futuro in cui la mobilità non riguardi più solo il trasporto di persone e beni. Una tecnologia che mira a semplificare la vita delle persone, rendendo la rete di servizi più dinamica ed accessibile.

Toyota e-Palette

Toyota e-Palette e la rivoluzione della mobilità sostenibile

Toyota negli ultimi anni pare maggiormente interessata a giganti tecnologici quali Amazon e Google, rispetto ai suoi diretti competitor dell’industria dell’auto. La ragione è semplice, la casa giapponese, già sinonimo di innovazione tecnologica e industriale, ha intuito che per il futuro fosse necessario guardare alla mobilità con una prospettiva differente. Da questa premessa nasce il prototipo Toyota e-Palette, un’auto elettrica a guida autonoma capace di diventare qualunque cosa, anche un ristorante. Ad oggi anche i più innovativi sviluppatori di vetture a guida autonoma non sono andati oltre alla più archetipica funzione dell’automobile: muovere le persone, o al limite dei beni. Ma se domani fossero i luoghi, o più correttamente, i servizi a muoversi verso le persone? Dev’essere stato questo il pensiero di Akio Toyoda, il visionario CEO di Toyota, che oggi sta avvicinando il brand alla sfera di interesse e d’azione dei giganti tech.

Nel concreto, Toyota e-Palette risulta essere una vettura a forma di parallelepipedo con gli angoli smussati, con ben otto ruote mosse da motori elettrici governati da un avanzato sistema di guida autonoma. Più che un’automobile si potrebbe definire uno spazio versatile su ruote. Infatti, se le strade delle nostre città in futuro fossero popolate da questi veicoli significherebbe avere a disposizione: ristoranti, ospedali, uffici postali, luoghi di lavoro completamente mobili; senza dover rinunciare, ovviamente, anche al trasporto di persone e merci. La visione per Toyota e-Palette è quella che viene definita dall’acronimo MaaSMobility as a Service – ossia la mobilità come un servizio. Ciò comporta, come intuibile, il superamento della distinzione tra i concetti di servizio e mobilità, a creare un’unica rete in movimento a servizio delle persone. Non è un caso che lo sviluppo del progetto Toyota e-Palette abbia già coinvolto aziende come: Amazon, DiDi, Mazda, Pizza Hut e Uber. Diversi settori che si immaginano un futuro comune, in cui le parole d’ordine sono: mobilità elettrica, guida autonoma e, soprattutto, servizi in movimento.

gomma da masticare eterna elettricità
AttualitàLifestyleScienza

La gomma da masticare eterna è elettrica

Una gomma da masticare eterna farebbe impazzire di gioia il bambino che è in noi, ed oggi potrebbe diventare realtà! Tutto grazie ad un prototipo sviluppato alla Meiji University in Giappone che grazie a delle piccole scariche elettriche conserva vivo per molto tempo il sapore della gomma da masticare.

gomma da masticare eterna

Una gomma da masticare eterna grazie all’elettricità

Come abbiamo anticipato il segreto della gomma da masticare eterna sta tutto in un accurato uso dell’elettricità. Il segreto del prototipo sviluppato nell’Università giapponese sta tutto nella sua composizione, ossia un particolare materiale piezoelettrico. Questo termine indica la capacità di alcune sostanze di creare delle piccole differenze di potenziale se sottoposte ad una deformazione meccanica. Ciò si traduce nell’emissione di piccole scariche elettriche ogni qualvolta questi materiali vengano schiacciati o deformati. La gomma da masticare eterna, funziona proprio così, grazie alla sua composizione riesce ad emettere delle leggerissime scariche elettriche che andando ad agire sulle papille gustative, permettono di percepire il gusto molto più a lungo di un normale chewing gum.

gomma da masticare eterna elettricità

Detta così sembra tutto perfetto e la gomma da masticare eterna pare pronta ad entrare nella lista delle migliori invenzioni del secolo, purtroppo però non è così. Non ancora, almeno. Infatti, è vero che la gomma mantiene a lungo un gusto, ma quale? Sarebbe stato fantastico se la risposta a questo quesito fosse stata fragola o, al limite, menta, purtroppo però, il meglio che si può fare per ora è mantenere un sapore piuttosto salato, simile a quello delle sardine. Vi avevamo già parlato dell’uso dell’elettricità sulla lingua, utile, appunto, a diminuire il grado di salatura nei cibi, ingannando le nostre papille gustative con l’elettricità. Scherzi a parte, la gomma da masticare eterna ed elettrica, è davvero un prodotto straordinario che necessita semplicemente di una fisiologica messa a punto, di cui, dal canto nostro, non vediamo l’ora di scoprire i risultati.

bagel formaggio emoji Apple iOS
AttualitàPane & Pasta

Apple aggiunge all’emoji del bagel il formaggio spalmabile

Apple si trova costretta a rettificare l’emoji del bagel aggiungendogli il formaggio spalmabile. L’idea nasce da una certa pressione da parte degli appassionati che trovavano l’immagine della ciambella salata attualmente disponibile triste ed eccessivamente artificiale. La notizia dell’aggiornamento è stata accolta con gioia, anche perché l’emoji risultante fa davvero venire l’acquolina in bocca.

Apple emoji bagel formaggio spalmabile

Bagel con formaggio spalmabile anche per le emoji Apple

Se Apple ha commesso un errore clamoroso, questo riguarda l’emoji del bagel. Un punto su cui in pochi sono stati disposti a soprassedere. Impossibile per gli appassionati della ciambella salata immaginare di usare un’emoji che rappresentasse un bagel così triste e… «incompleto». Sì, perché manca un aspetto essenziale: il formaggio spalmabile.

emoji bagel formaggio spalmabile philadelphia

Ad accorgersene non sono stati solo i fan ma anche Philadelphia, il famosissimo brand del formaggio spalmabile, che non ha perso l’occasione di cavalcare l’onda e twittare a proposito della tristezza del bagel non farcito raffigurato dalle emoji. L’effetto palla di neve è stato istantaneo, anche perché nel tweet era incorporato un sondaggio in cui si chiedeva ai fan di esprimersi in merito. A questo, è presto seguita addirittura una petizione su change.org per richiedere al gigante di Cupertino di correggere l’emoji del bagel.

bagel formaggio emoji Apple iOS

Apple non ha potuto più ignorare la questione, anche perché, nonostante alimenti di massa come il bagel possano essere soggetti ad una modalità di consumo dettata da differenze culturali, la versione col formaggio spalmabile pare mettere d’accordo proprio tutti. Detto fatto, presto l’emoji del bagel vedrà aggiunto l’agognato formaggio spalmabile, non che un look rinnovato che lo renderà ancora più realistico. Apple ora avrà ben chiaro che con i bagel non si scherza!

Gastronomia Digitale Red Bull Mind Gamers
AttualitàGastronomiaScienza

Red Bull Mind Gamers: gastronomia digitale, la sfida di settembre

La gastronomia digitale è il tema di settembre della sfida di Red Bull Mind Gamers, che vi porterà all’interno del laboratorio di Amit Zoran. Un salto in un futuro in cui la Digital Gastronomy sarà il nuovo paradigma in cucina, con chef che dovranno destreggiarsi con computer, algoritmi e modelli matematici, avvalendosi di strumenti quali la stampa in 3D e taglio al laser.

Gastronomia Digitale Red Bull Mind Gamers

Red Bull Mind Gamers e la gastronomia digitale

Red Bull Mind Gamers è un portale del noto brand degli energy drink che ha come scopo quello di sfidare gli utenti a migliorare le proprie capacità Ogni mese viene proposta una competizione diversa su un nuovo argomento, tra quiz, puzzle e giochi di abilità. Per il mese di settembre l’argomento della sfida è la gastronomia digitale – o digital gastronomy – il che vi porterà direttamente nel futuristico laboratorio di Amit Zoran. Se pensate che si tratti dell’ennesimo caso di macchine capaci di preparare piatti dall’aspetto artificiale e poco appetitoso, siete completamente fuori strada!

Red Bull Mind Gamers: gastronomia digitale

La sfida di settembre di Red Bull Mind Gamers vi proietterà nel futuristico mondo della gastronomia digitale. Per saperne di più >> https://goo.gl/yeKSRg

Pubblicato da inNaturale su Giovedì 13 settembre 2018

Zoran nel suo laboratorio esplora gli orizzonti futuri dell’alta cucina con un approccio davvero fantascientifico. Tra modelli matematici, algoritmi e computer si dà forma ad una cucina in cui lo chef non è affatto messo da parte ma, anzi, diviene scienziato avvalendosi di strumenti quali la stampante 3D e il taglio al laser. Nulla è lasciato al caso e la precisione è assoluta, così come il sapore del risultato finale. Almeno così sembra dalle espressioni soddisfatte nel filmato. Red Bull vi metterà alla prova e in palio per i vincitori sarà messa a disposizione proprio una stampante 3D. Tutto sommato è un modo interessante per imparare cose nuove, non credete?

Red Bull Mind Gamers gastronomia digitale
eco-innovazione borghi italiani
AmbienteEcologia

Eco-innovazione nei piccoli borghi d’Italia

L’eco-innovazione non è un’esclusiva delle grandi città, anche i piccoli borghi d’Italia si stanno mettendo al passo, con iniziative rivolte all’innovazione, la sostenibilità e la salvaguardia dell’ambiente. E assieme alle nuove tecnologie arrivano – o meglio rimangono – anche i giovani.

eco-innovazione borghi italiani

Nuove tecnologie, vecchi territori

Dalle Dolomiti alla Sicilia passando per il beneventano, sono molti i comuni che si impegnano per unire eco-innovazioni con gli antichi borghi tanto caratteristici dello stivale. Non solo nuove implementazioni pratiche ma anche politiche per il ripopolamento di alcuni paesi che altrimenti si ritroverebbero ad essere deserti in pochi anni.

A dirigere l’attenzione verso queste realtà è Legambiente, che si è impegnata in diversi progetti sul tema. Queste storie – sottolinea l’associazione ambientalista – sono un segno di speranza per tutti i piccoli comuni che in autonomia si stanno muovendo verso un futuro al passo coi tempi.

Un robot a caccia di erbacce per ridurre gli erbicidi
AmbienteEcologia

Un robot a caccia di erbacce per ridurre gli erbicidi

È svizzero il progetto del robot scaccia-erbacce. Un macchinario in grado di riconoscere ed eliminare in maniera selettiva le erbacce nei campi, spruzzando con precisione l’erbicida solo su di esse. Frutto del lavoro degli ingegneri della ecoRobotix, potrebbe ridurre drasticamente l’uso di erbicidi sulle colture.

Un robot a caccia di erbacce per ridurre gli erbicidi

Il robot che spruzza i pesticidi solo sulle erbacce

In un campo di barbabietola in Svizzera si è sperimentato in futuro, utilizzando un robot ad energia solare capace, grazie ad una serie di sensori e ad un sofisticato software di intelligenza artificiale, di distinguere le piante coltivate dalle erbacce ed eliminare selettivamente solo quest’ultime. Infatti, una volta identificate, le specie infestanti vengono spruzzate con degli erbicidi, con una precisione tale da consentirne un uso ottimizzato. Si stima che grazie a questa tecnologia sia possibile ridurre l’uso di queste sostanze fino a 20 volte.

Progetti similari stanno venendo sviluppati anche dai giganti del settore come Bayer, DowDuPont, BASF, Syngenta e John Deere, il che sottolinea il desiderio di superare i modelli in uso oggigiorno. Primo tra tutti quello sviluppato dalla Monsanto che prevede un vasto utilizzo del suo noto erbicida Roundup a base di glifosato su colture di piante OGM ad esso resistenti. Un modello operativo redditizio come mai prima, ma decisamente poco ecologico. Grazie ai robot intelligenti sarà invece possibile ridurre drasticamente l’utilizzo di sostanze chimiche, il che comporterà un netto risparmio per le tasche degli agricoltori. rendendo questi strumenti un’opzione ecologica più che ragionevole.

Fonti: Reuters – ecoRobotix

ember
AttualitàLifestyle

Le 24 food company che cambieranno il nostro modo di mangiare

Vi siete mai chiesti quale sarà il nostro modo di mangiare tra 20 anni? Scoprendo di più riguardo 24 food company si può capire molto di quello che ci aspetta a tavola nel prossimo futuro.

24 food company

Copia

Diminuire lo spreco alimentare è un altro elemento chiave della rivoluzione del sistema agroalimentare e Copia, rispetto a tantissime altre realtà impegnate sul tema, sta facendo molto parlare di sé. La chiave del loro successo è la fitta rete di collegamento che crea tra le organizzazioni no-profit, i consumatori e i distributori. Così gli «scarti» vengono distribuiti dove ce n’è più bisogno. Non mancano comunque diverse app nate per combattere lo stesso fenomeno, e città come Londra e New York sono in prima linea.

copia

Analytical Flavor Systems

Quando si lancia un nuovo prodotto alimentare sul mercato la cosa forse più difficile è predire se alle persone piacerà o meno. È una questione complicata, che spesso e volentieri coinvolge un panel di esperti in grado di spiegare per filo e per segno perché hanno gradito o meno una certa ricetta. Analytical Flavor Systems sostituisce l’intero processo con sensori e intelligenza artificiale, un sistema in grado di predire quanto piacerà un determinato alimento per precise porzioni di consumatori.

analytical flavor systems

Whisk

Altra applicazione dell’intelligenza artificiale in cucina: ricette messe a punto da un computer, personalizzate, i cui ingredienti vengono valutati online anche dal punto del prezzo, tramite e-commerce. Con solo 10 impiegati, questa società con base a Birmingham collabora con giganti come la BBC e sembra essere unica nel suo genere.

whisk

Buzzfeed Tasty

Magari anche voi, sfogliando la vostra bacheca di Facebook, vi siete imbattuti in brevi video ricette dallo stile leggero e veloce, piatti semplici ma perfetti da preparare in casa con il minimo sforzo. È stato Buzzfeed Tasty ad introdurre questo tipo di format, diventando, ad oggi, il contenitore di ricette filmate più frequentato di internet. Ora si dedicano anche alla produzione e brandizzazione di strumenti da cucina.

buzzfeed tasty

AgShift

Questa azienda punta a fare qualcosa di tanto complesso quanto utile: sfruttando le nuove implementazioni dell’intelligenza artificiale, vuole mettere a punto un’applicazione in grado di riconoscere, attraverso una foto un ortaggio, valutandone lo stato di conservazione e qualità. Grazie ad un archivio messo a punto dall’USDA – l’U.S. department of agriculture – il programma sarà in grado di confrontare le foto scattate con il telefono con quelle categorizzate, in modo da stimare con sempre maggior accuratezza lo stato degli ortaggi, evidenziandone il prezzo corretto.

AgShift

Ingest.Ai

Il mondo dell’informazione sta raggiungendo ogni ambito, compresa la ristorazione. Esistono software per ogni aspetto gestionale, dalle ordinazioni al magazzino fino alle consegne a domicilio. A volte può essere estremamente complicato riuscire a gestire tutto, ma il programma Ingest.Ai, messo a punto da un ex ingegnere della IBM potrebbe risolvere la questione alla radice. Raccogliendo tutte le sfaccettature gestionali in un singolo software, promette di rivoluzionare l’efficienza di moltissimi locali.

ingest.ia

Innit

Il concetto dietro a Innit è un po’ più complesso: l’idea è creare un generatore di ricette personalizzate aderenti ai negozi a disposizione nelle vicinanze del consumatore e ai pasti che questo vorrebbe consumare durante la settimana. Una sorta di ricettario in grado anche di dirvi cosa avete bisogno di mangiare per stare al meglio, verificando i pasti precedenti, e dove fare la spesa per preparare la migliore versione possibile dei vostri manicaretti. Sembra fantascienza, ma la partnership stretta con giganti del calibro di Electrolux, LG e Philips sono ottimi segnali per questa nuova realtà.

inni

Instant Pot

Qui in Italia si vedono ancora poco, ma all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, sembrano non poterne fare a meno. Instant Pot è una pentola a pressione elettrica e programmabile, che conta su una vasta e attivissima comunità sempre impegnata a scambiarsi trucchi e consigli per usarla al meglio. Ha avuto un successo tale da diventare il sinonimo di tutte le altre pentole simili, in grado di cucinare in maniera precisa tantissimi alimenti diversi.

Istant pot

Caliburger

Cosa ci fa in questa lista una catena di hamburgerie? È uno dei brand che si interessa di più all’innovazione, basti pensare a Flippy, il loro robot dedicato alla preparazione degli hamburger. Hanno anche messo a punto dei chioschi per velocizzare i pagamenti grazie al riconoscimento facciale. Può sembrare poco, ma è solo la punta dell’iceberg di un futuro che vedrà sempre più automatizzazione nel mondo della ristorazione.

Caliburger

Cafe X

La prima generazione dei robot marchiati Cafe X è stata sperimentata nel 2017, e ad oggi siamo alla seconda. Sono in molti a sostenere che a breve potremo trovarci di fronte un braccio robotico dietro al bancone, impegnato a servirci il nostro caffè preferito. E progetti come questo nascono in tutto il mondo, basti pensare Sawyer, il robot barista giapponese.

cafeX

Intellectual Ventures/Modernist Cuisine

Immaginate la follia creativa della fabbrica di Willy Wonka ma applicata ad ogni ambito della cucina. Questo è Intellectual Ventures, una compagnia impegnata nel trovare nuovi e geniali modi per cucinare il cibo. Ha depositato diversi brevetti per la lavorazione personalizzata di certi alimenti e stampa 3D in cucina. Modernist Cuisine, che opera sotto lo stesso tetto, si dedica invece più all’ambito della cucina molecolare e la gastronomia di precisione.

Intellectual ventures modernist cuisine

PicoBrew

L’azienda PicoBrew con il suo prodotto Pico U vuole rivoluzionare il modo in cui prepariamo le bevanda a casa. Si tratta di una macchina che combina un sistema di «capsule» marchiate dall’azienda e ingredienti scelti dall’acquirente. Si può gustare Kombucha, Yerba Mate, caffè ma anche birra o diversi tipi di bibite. E non si tratta delle stesse capsule che abbiamo imparato a conoscere con il caffè: per la birra, per esempio si parte proprio da orzo e luppolo.

PicoBrew

PerfectDay

Questa azienda, seguendo un concetto simile a quello della carne cresciuta in laboratorio, utilizza un lievito modificato geneticamente per produrre latte senza bisogno delle mucche? Non stiamo parlando di un prodotto simile, tipo «latte di soia», stiamo parlando di una bevanda organoletticamente e nutrizionalmente identica all’originale, senza però sfruttare animali. Non si tratta di un progetto utopico: PerfectDay si sta inserendo molto bene come fornitrice di latte per altre aziende.

PerfectDay

Aspire

Molti storcono ancora il naso, ma sempre più persone credono che gli insetti saranno una parte importante della dieta nel prossimo futuro. Esistono molte realtà che stanno affrontando questo mercato, come 21Bites in Europa, ma è Aspire, negli Stati Uniti, ad essere leader di questo nuova realtà emergente. La società possiede un allevamento automatizzato di grilli ed ha da poco acquistato un’azienda specializzata in barrette proteiche a base di insetti.

Aspire

Beyond Meat

Niente OGM, niente glutine e niente soia per i prodotti Beyond Meat, che sta portando sul mercato hamburger praticamente indistinguibili dalle loro controparti a base di carne. L’azienda conta su investitori come Leonardo di Caprio, Bill Gates e Richard Branson, e utilizza solo ingredienti vegetali per le sue preparazioni. Altre aziende simili, come la Impossible Foods con il suo hamburger impossibile stanno percorrendo strade analoghe, ma Beyond Meat sembra stare lentamente vincendo su tutti i concorrenti.

beyond meat

Amazon Go

Abbiamo scritto molto riguardo la spesa a casa e i supermercati del futuro, ma Amazon Go è sicuramente l’esempio più concreto. I suoi negozi di prova hanno dato un assaggio di come potrà essere la spesa tra qualche anno, non decenni. Il primo punto a Seattle ha dimostrato convenienza e una rapidità nel passare dagli scaffali alla cassa e poi all’uscita unica nel suo genere.

amazon go

Byte Foods

Cambiando focus, Byte Foods si sta occupando di rivoluzionare il mondo del pranzo in ufficio. Il principio di funzionamento è simile a quello di Amazon Go, ma con un tocco di personalizzazione in più: vengono valutati i prodotti locali più di tendenza, le preferenze dei singoli dipendenti e un software imparerà a farci trovare negli appositi frigoriferi i loro piatti preferiti. Sono stati tra i primi a offrire anche alcune opzioni per la cena, così che i lavoratori non debbano fermarsi al supermercato da casa.

byte foods

FoodLogiQ

La tracciabilità degli alimenti è un argomento sempre più importante per tutti i consumatori, un mattone fondamentale per la sicurezza alimentare. Abbiamo già parlato di come la blockchain, il meccanismo criptografico dietro ai bitcoin, possa aiutare a migliorare questo aspetto della catena alimentare, ma FoodLogiQ sta già implementando alcuni sistemi per aiutare produttori e consumatori. Le informazioni sulla filiera vengono mostrate in ogni loro dettaglio, seguendo passo passo il piatto dal campo alla tavola.

foodlogiq

Zume

Zune è una start-up che punta su food truck dedicati alla pizza, preparata con l’aiuto di robot. E non è l’aspetto più tecnologico della società: per posizionare i suoi mezzi ha utilizzato una montagna di dati e algoritmi, così da predire quantità e tipologie di pizze ordinate. Siamo o non siamo già nel futuro?

zume

Nima

Altro argomento scottante sul piano alimentare, sempre più alla ribalta delle cronache, sono le intolleranze e le allergie alimentari. Nima con i suoi prodotti mira a dare in mano ai consumatori strumenti per rilevare in tempo reale il glutine all’interno degli alimenti, ma l’obiettivo è di riuscire a creare un dispositivo in grado di rintracciare ogni allergene possibile.

Nima

Chef’d

Esistono diverse realtà che fanno arrivare direttamente a casa un kit di alimenti pronti per essere trasformati in ricette e piatti deliziosi, ma Chef’d è forse l’azienda più di successo del settore. Tecnicamente punta al white-labelling, offrendo a giganti come Nestlé e Campbell la possibilità di sponsorizzare determinati prodotti. Pur avendo cominciato esclusivamente online ora conta anche su un canale retail molto forte, presente anche nei supermercati.

chef-d

Deliveroo

Esistono moltissimi servizi di consegna a domicilio, ma non sono tutti uguali. Deliveroo merita di essere menzionato, in particolare, per il suo progetto Editions: l’idea è quella di servire le zone con la più scarsa presenza di ristoranti, aiutando nuove realtà ad aprire con bassi costi di lancio servendo esclusivamente online. I clienti potranno avere più scelta vicino casa e nuove attività potranno nascere con un aiuto finanziario.

deliveroo

Ember

La prima «tazza in grado di controllare la propria temperatura» al mondo. Si tratta di una semplice mug in grado di scaldarsi da sola, un’idea semplice che però potrebbe vedere implementazioni molto interessanti. Dai brevetti depositati dall’azienda si intuisce che in futuro potrebbero rivolgersi verso medicinali e biberon. Nel frattempo però niente avanzi di caffè da riscaldare in microonde, ci pensa direttamente Ember.

ember

Pilotworks

Ultima ma non ultima c’è Pilotworks, una società che si occupa di incubare altre start-up del mondo del cibo. Un’idea venuta ai due ideatori proprio per la difficoltà da loro incontrata per trovare infrastrutture adeguate al lancio di piccole realtà innovative nell’ambito food.

pilotworks
Acqua nel deserto Berkely la soluzione alla mancanza d’acqua
AmbienteCulturaScienza

Acqua nel deserto, da Berkely la soluzione alla mancanza d’acqua

L’Università di Berkely in California ha prodotto acqua nel deserto dell’Arizona grazie al loro ultimo prototipo di collettore di umidità.  La mancanza d’acqua potrebbe diventare solo un ricordo per molte regioni aride del mondo, il prototipo infatti funziona semplicemente grazie al ciclo notte-giorno senza necessità di fornire energia. La tecnologia è relativamente poco costosa e potrebbe fare la differenza per quelle aree del pianeta che soffrono di carenza idrica

Acqua nel deserto Berkely soluzione mancanza d’acqua acqua nel deserto oggi possibile

Acqua nel deserto oggi possibile

L’idea di fondo è semplice: anche nelle regioni più aride la nostra atmosfera è ricca d’acqua. Riuscire a raccoglierla per renderla bevibile vorrebbe dire cambiare le carte in tavola per quelle zone della Terra afflitte da mancanza d’acqua. Un team di ricercatori californiani si è spinto lo scorso ottobre fin nel cuore del deserto dell’Arizona proprio per riuscire nell’impresa.

Grazie ad un collettore di umidità di ultima generazione i ricercatori sono stati in grado di raccogliere acqua potabile dall’aria senza l’utilizzo di alcuna fonte di energia esterna. Il collettore infatti è stato in grado di funzionare semplicemente grazie al ciclo giorno/notte, in un clima estremamente secco e potenzialmente ad un costo irrisorio rispetto a soluzioni simili.

Acqua nel deserto Berkely soluzione mancanza d’acqua acqua nel deserto MOF materiali

I MOF la soluzione per la mancanza d’acqua?

A rendere possibile l’estrazione di acqua nel deserto è un nuovo materiale speciale chiamato MOF-801 composto in prevalenza dal costosissimo zirconio, e in grado di assorbire l’acqua dall’aria. Il materiale è in grado di raccogliere 200ml d’acqua per kilo di materiale. Tuttavia, come riportato da Berkely, una nuova generazione di materiali chiamata MOF-303 e a base di economico alluminio sarebbe 150 volte meno costosa e in grado di assorbire il doppio dell’acqua, fino a 400ml per chilogrammo di materiale.

Acqua nel deserto da Berkely la soluzione alla mancanza d’acqua MOF materiali

I MOF (dall’inglese Metallic-Organic Framework) sono strutture metalliche che richiamano strutture organiche. Si tratta di materiali porosi che, grazie alla presenza di buchi e canali nella struttura, aumentano esponenzialmente la superficie interna, rendendoli perfetti per assorbire gas e liquidi in modo simile a quello di una spugna.

Vi abbiamo già accennato di una tecnologia simile disponibile per le abitazioni. I ricercatori di Berkeley sono pronti a compiere il passo successivo e rendere l’intero concetto di estrarre acqua dall’aria senza consumo di energia e a costi contenuti al prossimo livello. I prossimi test verranno condotti questa estate nella Valle della Morte in California dove le temperature raggiungono i 50 gradi durante il giorno e l’umidità notturna è poco più del 25%. Questo permetterà di testare la nuova tecnologia in condizioni estreme.

Uber ubriachi
AttualitàLifestyle

Uber riconoscerà gli ubriachi per tutelare le donne

Uber riconoscerà gli ubriachi che prenoteranno un corsa grazie ad un sistema di intelligenza artificiale. Tramite il telefono di chi sta prenotando una corsa sarà possibile individuarne l’eventuale stato di alterazione. Una misura che mira a tutelare le driver donne. Non mancano tuttavia delle criticità.

Uber ubriachi

Il sistema di Uber per riconoscere gli ubriachi

Uber progetta un sistema che tramite l’intelligenza artificiale e il machine learning potrà capire l’eventuale stato di alterazione di chi prenota una corsa. Il sistema utilizzerà i dati raccolti dal telefono del passeggero, per esempio: la velocità della camminata, la posizione in cui viene tenuto in mano il telefono e gli errori di scrittura. Il software poi sarà in grado, a tutti gli effetti, di apprendere le caratteristiche di ogni utente. A prima vista l’idea sembra sensata, dati i casi di molestie verso le driver donne. Tuttavia si presentano diversi problemi. Il primo tra tutti ribalta la prospettiva: infatti sarebbe possibile, viceversa, riconoscere un utente vulnerabile e probabilmente solo.

Uber ubriachi

In passato si sono presentati infatti anche dei casi di molestie da parte dei guidatori ai danni del passeggero. Inoltre, sono state molte le rimostranze da parte degli utenti disabili, i quali, a causa della loro particolare condizione, utilizzano i telefoni in maniera diversa e il che potrebbe creare fraintendimenti. Senza, in proposito, contare le critiche mosse già in passato all’azienda a causa della sua scarsa fruibilità da parte delle persone disabili. Ultima, ma non certo per importanza, il problema dei dati. Con una tecnologia simile la compagnia potrebbe avere accesso a montagne di dati sugli utenti, il che richiederebbe una garanzia relativa al loro trattamento. In sintesi: un’idea probabilmente ispirata dai migliori propositi, ma che, ancora prima della sua nascita, incontra ben più di un ostacolo.

uberAIR: dal 2020 i primi taxi volanti
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uberAIR: dal 2020 i primi taxi volanti

uberAIR sarà il servizio di taxi volanti marchiato Uber, inquadrato nel più ampio progetto Uber Elevate che mira a lanciare una nuova idea di mobilità nei cieli delle nostre città. L’azienda di trasporti assicura la sostenibilità economica, ecologica e tecnologica del progetto, le cui fasi preliminari potrebbero essere avviate già nel 2020.

uberAIR: dal 2020 i primi taxi volanti eliporto
Uber - Pickard Chilton / ARUP

Alla conquista dell’aria!

Avreste mai pensato di poter andare al lavoro volando? O di poter giungere dalla più remota periferia fino al centro cittadino in pochi minuti? Non solo questo sarà possibile, presto sarà reale! Uber, l’azienda che già aveva contribuito ad una rivoluzionare la mobilità urbana, rendendo tecnologico e connesso il servizio taxi, ora punta più in alto, letteralmente! Vi avevamo parlato delle prime bozze di progetti relativi alla creazione di taxi volanti, ma ora manca davvero poco al lancio di uberAIR che introdurrà questi velivoli fantascientifici presto nelle nostre città. Si tratta di veicoli elettrici volanti molto simili a degli elicotteri, che potranno trasportare più di una persona contemporaneamente da una parte all’altra del territorio cittadino, grazie ad una rete di eliporti appositamente progettata.

uberAIR: dal 2020 i primi taxi volanti

Questi particolari velivoli sono stati progettati da Uber in collaborazione con la NASA per risultare silenziosi, ecologici ed economici. È, infatti, convinzione dell’azienda di San Francisco che lo spazio aereo urbano sia la nuova frontiera della mobilità cittadina, e che, a riguardo, la questione non sia più «se» ma «quando». L’azienda fa sul serio, curando minuziosamente anche il più piccolo dettaglio del progetto, la cui fase di test inizierà nel 2020 a Dallas, Los Angele e in un’altra città fuori dagli States ancora da definire. Un futuro di città sorvolate da veicoli volanti potrebbe essere più vicino anche rispetto alle più rosee e fantascientifiche previsioni!

Fonti: Uber

trend tecnologici alimentazione
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Trend tecnologici e alimentazione: la sfida di sfamare il pianeta

Secondo le proiezioni, nel 2050 sulla Terra ci saranno poco meno di 10 miliardi di esseri umani e sempre più persone vivranno nelle metropoli. La sfida della scienza è quella di riuscire a fornire sostentamento sufficiente per affrontare le esigenze alimentari di una popolazione in continuo aumento. Quali sono i trend tecnologici nel settore dell’alimentazione da tenere in considerazione?

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CRISPR e Editing Genetico

La nuova frontiera dell’ingegneria genetica sta compiendo passi da gigante negli ultimi anni. A differenza degli OGM tradizionali, il metodo CRISPR non prevede l’introduzione di DNA estraneo per modificare gli attributi di una pianta. Il metodo dell’editing genetico rappresenta l’evoluzione di un metodo utilizzato da millenni dall’uomo, ovvero la selezione artificiale delle caratteristiche delle piante più idonee alla coltivazione e al nutrimento.

Invece di introdurre DNA «alieno», il metodo CRISPR agisce direttamente sul genoma originario di una specie sopprimendo o portando alla luce le caratteristiche desiderate già presenti. Nonostante ancora fonte di acceso dibattito, il metodo CRISPR promette in futuro di ottimizzare le coltivazioni, aumentandone la produttività, la resistenza alle malattie e alle condizioni climatiche e, addirittura, sopprimendo quei geni responsabili di allergie e intolleranze per l’uomo.

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Agricoltura 3.0 e intelligenza artificiale

L’uomo ha fatto molta strada da quanto attorno al 10.000 a.c. ha cominciato l’avventura dell’agricoltura. Le invenzioni del «trattore» moderno e dei fertilizzanti artificiali hanno rivoluzionato ancora una volta il modo di coltivare aumentando esponenzialmente la produttività agricola in tempi relativamente recenti. Il futuro tuttavia riserva altre sorprese con l’avvento della cosiddetta Agricoltura 3.0  basata sulle nuove tecnologie.

Droni, sensori e intelligenza artificiale promettono di aumentare ancora una volta esponenzialmente la capacità produttiva. Oggi è infatti possibile coltivare e allevare con precisione millimetrica, da remoto e, prossimamente, anche in modo completamente automatizzato. Le fattorie del futuro vedranno sempre più la presenza di sistemi digitali integrati e autonomi riducendo al minimo l’intervento diretto dell’uomo.

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Carne in laboratorio e proteine alternative

Si stima che circa un terzo dell’intera superficie arabile del pianeta sia dedicata all’allevamento di animali destinati alla produzione di carne. La domanda di proteine di origine animale, inoltre, è destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni per via del mutamento culturale di diversi paesi emergenti. La crescente consapevolezza della quantità di risorse necessaria per far fronte a questa domanda spinge sempre di più a trovare un’alternativa alle proteine animali.

La scelta più immediata è la sostituzione con proteine di origine vegetale che imitano la carne in consistenza e sapore. Sul mercato si stanno affacciando prodotti sempre più convincenti. Per chi delle proteine animali proprio non può fare a meno oggi la scienza è in grado di produrre carne commestibile partendo da semplici cellule, senza dover allevare e uccidere animali. La carne cresciuta in laboratorio è già una realtà, il suo problema oggi è solo il costo di produzione e, ovviamente, il gradimento o meno dei consumatori.

trend tecnologici alimentazione agricoltura vertical farming

Coltivazione verticale urbana

Tra i trend tecnologici in crescita non può non venire menzionata anche l’agricoltura verticale urbana. In un mondo sempre più destinato all’urbanizzazione, le città di domani promettono di diventare non solo dei centri di consumo ma anche dei centri di produzione. Grattacieli-fattoria o sotterranei dedicati alle coltivazioni saranno una risposta fondamentale per soddisfare le esigenze alimentari di chi vive in città. Il vantaggio di questa tecnica è la possibilità di aumentare esponenzialmente la superficie coltivabile, salendo in verticale invece che in orizzontale, e automatizzare la produzione con un consumo minimo di risorse idriche e geologiche.

SpotMini: il cane robot presto in vendita
Animali domesticiAttualitàVideo

SpotMini: il cane robot presto in vendita

Si chiama SpotMini il cane robot acquistabile a partire dal 2019. Verrà prodotto dalla Boston Dynamics, una società di ingegneria e robotica di proprietà di Google. Non sono ancora totalmente chiari gli ambiti di applicazione, ma molto probabilmente riguarderanno la sicurezza e le costruzioni.

SpotMini: il cane robot presto in vendita

Un cane robot ad alta tecnologia

SpotMini è già in pre-produzione nei laboratori Boston Dynamics ed è stato annunciato che il lancio su larga scala avverrà nel 2019. Si tratta, di fatto, di un robot quadrupede dotato di telecamere e sensori di ultima generazione, allestibile, inoltre, con diversi accessori come un braccio meccanico per svolgere funzioni differenti. Avrà un’autonomia di 90 minuti tra una ricarica e l’altra, e sarà in grado di essere guidato di modalità semi-automatica o di spostarsi in completa autonomia, anche in spazi chiusi. L’idea alla base è quella di creare un assistente robotico che possa muoversi negli uffici o nelle case per assolvere diverse funzioni. La più probabile sarà la sicurezza: grazie alle sue telecamere e ai suoi sensori sarà in grado, a tutti gli effetti, di «fare la guardia».

Non si esclude inoltre un utilizzo per la ricerca di oggetti o nelle costruzioni. In quest’ultimo ambito potrebbe portare un netto avanzamento tecnologico che manca, nel settore, ormai da molti anni. Essendo questo cane robot il primo esponente di quella che potrebbe essere una vera e propria rivoluzione tecnologica di massa, restano aperti ancora diversi interrogativi. Tra questi, senza dubbio il prezzo, che presumibilmente non sarà immediatamente abbordabile, il che lascia sottinteso un’applicazione principalmente industriale, almeno nel primo periodo. Prendendo atto dell’imminenza di innovazioni di questo calibro, viene proprio da pensare di essere entrati a tutti gli effetti nel futuro: che sia giunto il momento di rispolverare i vecchi libri di Asimov?

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