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scontrino omofobo
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Tripadvisor: niente più recensioni sul ristorante dello scontrino omofobo

Nel giro di un paio di giorni la pagina di TripAdvisor della Locanda Rigatoni di Roma, il locale sotto la lente della cronaca per la vicenda dello scontrino omofobo, è stata presa d’assalto da recensioni pessime.

tripadvisor recensioni scontrino omofobo
Elaborazione grafica da screengrab da Tripadvisor, che confronta le recensioni tra il 22 e il 23 luglio.

Ma se il 22 luglio se ne contavano complessivamente 1354, di cui 622 molto negative, il 23 luglio la situazione appare molto diversa: dal sito e dall’app sembra se ne riescano a visualizzare solamente 37, su un totale di 621 recensioni.

Le recensioni dopo lo scontrino omofobo

Come si può vedere dall’immagine qui sotto, ottenuta utilizzando la copia cache di Google del sito di TripAdvisor, riguardo la pagina dedicata alla Locanda Rigatoni di Roma, le recensioni in data 22 luglio erano molto negative. Ne erano spuntate oltre 600, surclassando tutte le altre valutazioni messe assieme.

recensioni prima scotrino omofobo
Screengrab da Tripadvisor, cache del 22 luglio.

Attualmente però la situazione sembra essere tornata, almeno apparentemente, a quella precedente all’episodio: ora sul sito non sembrano esserci più tutte le recensioni legate all’evento dello scontrino omofobo, come si può vedere dall’immagine qui sotto, presa in data 23 luglio dal sito TripAdvisor.

recensioni dopo
Screengrab da Tripadvisor in data 23 luglio

Cosa potrebbe essere successo

Nelle sue condizioni di utilizzo TripAdvisor riporta: «La nostra community vuole conoscere la tua esperienza personale, e non quella di altre persone, né giudizi o opinioni raccolte da altre fonti. Inviare solo recensioni che si basano su esperienze personali […]». Per questo motivo le recensioni lasciate negli ultimi giorni sul portale, come quelle che si possono leggere qui sotto, possono essere finite, in un certo senso, in «stand-by».

recensioni non piu visibili
Elaborazione grafica da screengrab da Tripadvisor del 22 luglio

Da questo passaggio delle condizioni di utilizzo si può dedurre che il portale sia giustificato nel decidere se le valutazioni, positive o negative, siano state scritte in base ad una esperienza personale nel locale. Per questo, probabilmente, le recensioni sono ancora al vaglio del portale.

risposta del programma
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La Gourmetteria di Padova contro Quattro Ristoranti di Borghese

Daniele Bovolato, proprietario della Gourmetteria di Padova, ha visto il suo locale guadagnarsi l’ultima posizione nel famoso programma di Alessandro Borghese, Quattro Ristoranti. Il ristoratore ha però criticato aspramente la trasmissione: «Mi hanno criticato su tutto fin dal primo giorno: la location fa schifo, il menù non è di qualità, il servizio pessimo.» A quel punto però la Drymedia, responsabile della produzione del programma, ha voluto replicare.

gourmetteria padova contro quattro ristoranti borghese

Cosa è successo

Nella puntata di Quattro Ristoranti andata in onda lo scorso 12 luglio la Gourmetteria di Padova, uno dei locali presi in esame dallo chef Alessandro Borghese, è stata aspramente criticata dai giudici, guadagnandosi l’ultima posizione. Al punto che, come dichiara lo stesso proprietario del ristorante, «già il secondo giorno mi sono rivolto al mio avvocato di fiducia. Insieme siamo andati a Milano e abbiamo messo nero su bianco una serie di contestazioni. Grazie a questo siamo riusciti a far tagliare alcune scene che, altrimenti, mi avrebbero penalizzato ancora di più […] Mi inducevano in errore, mi tiravano tranelli. Ogni volta che mi lamentavo per qualcosa mi tranquillizzavano, dicendo che la trasmissione fa un milione e 300 mila spettatori e ti porta clienti.» Ha dichiarato il ristoratore a Il Mattino di Padova.

risposta del programma
Foto dalla pagina Facebook di Gourmetteria di Padova

La risposta del programma

La Drymedia, che si occupa della produzione del programma, ha replicato al proprietario del locale con le parole di Fabrizio Ievolella, amministratore delegato della società: «Siamo giunti alla quinta edizione di 4 ristoranti il cui successo è dovuto anche al fatto che tutti i ristoratori protagonisti godano della totale libertà di esprimere i propri giudizi. Se ciò ha disturbato la sensibilità del Signor Daniele Bovolato ne siamo dispiaciuti, ma fa parte del gioco e respingiamo categoricamente il fatto che il signor Bovolato ci avrebbe indotto a tagliare alcune scene considerate da lui inopportune, a seguito di un incontro con il suo legale. Oltre 200 ristoratori prima del Signor Bovolato si sono sottoposti al giudizio dei colleghi e anche chi è arrivato ultimo nella classifica di ciascuna puntata ne ha preso atto per trovare spunti di miglioramento e ha continuato la propria attività spesso traendo vantaggio della notevole visibilità acquisita.»

la grigliata del nuovo nando
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La grigliata del Nuovo Nando a Brescia, una tappa consigliata

Se state cercando una grigliata all’aperto, il ristorante Nuovo Nando a Brescia, è la tappa giusta per l’estatePaolo Zadra e Fabio Abate, con le loro famose griglie, sono pronti ad accogliervi con carne proveniente dai migliori allevamenti del mondo. I tagli sono lavorati sul posto e grigliati alla perfezione, davanti allo sguardo attento degli ospiti.

Il locale nuovo nando

La grigliata del Nuovo Nando

I tagli, provenienti da tutto il mondo, sono selezionati con attenzione e lavorati direttamente nel ristorante, in modo da avere le parti migliori da mettere sulla griglia. «La carne rimane in vista – spiega lo chef Fabio – così i clienti più esigenti possono scegliere personalmente il taglio da cuocere.» Ci racconta che quello più richiesto in assoluto è la costata di Black Angus, direttamente dall’Australia, con la sua meravigliosa marezzatura. Segue subito dopo la fiorentina, alta come vuole la tradizione. Anche lei ha conquistato il cuore dei clienti.

la grigliata del nuovo nando

La stessa attenzione riservata alla carne viene data anche alla legna per il fuoco: «La griglia che usiamo all’esterno è alimentata a legna, ovviamente, con cui facciamo la prima brace e in seguito aggiungiamo solo carbone naturale, fatto come una volta, sotto terra, senza alcun prodotto chimico.» ci tiene a precisare lo chef.

legna grigliata nuovo nando

La grigliata alternativa alla carne

Gli amanti del pesce invece non potranno lasciarsi sfuggire il polpo: cotto in un primo momento in cucina e finito sulla brace per una consistenza perfetta. Da assaggiare anche il salmone, affumicato con legno di ciliegio direttamente in ristorante. Servito freddo è un antipasto perfetto.

la grigliata del nuovo nando

Ambiente e location del Nuovo Nando

Con il fuoco acceso all’aperto, profumi e odori nell’aria, il rapporto con il cliente cambia molto. Si possono fare due chiacchiere e lo chef può spiegare quello che sta cucinando e come lo sta facendo.

ambiente e location nuovo nando

La location, inserita nel verde delle colline, è perfettamente a livello dell’ottima cucina: c’è una bellissima terrazza dove, a pochi minuti dal centro storico di Brescia, ci si può godere una fresca pausa dall’afa cittadina. Insomma, l’esperienza della grigliata al Nuovo Nando è una tappa che non dovrebbe mancare a tutti gli appassionati di carne.

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Quando è nato il primo ristorante della storia
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Quando è nato il primo ristorante della storia?

Tra leggende e documenti storici il dibattito su quando è nato il primo ristorante della storia è ancora aperto. Eppure quasi tutti, storici ed esperti di storia della gastronomia sono concordi: il primo ristorante «moderno» è nato in Francia un paio di secoli fa.

Quando è nato il primo ristorante della storia boulanger

È francese il primo ristorante della storia

Sin dall’alba della storia umana sono esistite locande, taverne e luoghi simili dove i viaggiatori potevano fermarsi a mangiare, dormire o per godersi un goccio di vino. Già nell’antica Grecia e Roma erano diffuse botteghe che servivano un pasto freddo o caldo ai passanti e a, partire dal 1550, si diffusero anche i primi «cafè».  Eppure il «ristorante» moderno come lo intendiamo oggi, specializzato nell’offerta di cibo, con un cuoco dedicato e un menù a scelta, nasce soltanto nella Francia del 1700.

Quando è nato il primo ristorante della storia boulanger parigi fracese

Secondo la leggenda più diffusa, il primo ristorante della storia sarebbe dovuto ad un parigino di nome Boulanger che per primo nel 1765 ebbe l’idea di creare un luogo pulito e curato dove servire piatti ricercati in grado di «ristorare» i clienti più ricchi. L’idea di «ristoro» e buona salute era il punto fondamentale in un panorama come quello parigino dominato da taverne e osterie chiassose e poco salubri. L’idea piacque ai parigini e in breve tempo «ristoranti» simili aprirono per i facoltosi che non potevano permettersi uno chef in casa.

Quando è nato il primo ristorante della storia boulanger parigi

La leggenda di Boulanger tuttavia è spesso messa in discussione dai ricercatori per via del fatto che nessun documento storico dell’epoca registra l’apertura del ristorante. Le prime attestazioni scritte spostano la data di qualche anno attribuendo il primo ristorante della storia a un certo Roze de Chantoiseau nel 1773. Su una cosa però tutti paiono concordare: il primo ristorante moderno è di invenzione francese e, per la precisione, parigina.

Ravioli di mandorla in brodo di bosco
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Ristorante Reale: menù, prezzi e piatti di Niko Romito

Cenare al ristorante Reale, a Castel di Sangro, è il modo migliore di conoscere la cucina dello chef stellato Niko Romito. Attraverso i suoi piatti e i menù si può capire molto della sua filosofia gastronomica, senza dimenticare un’occhiata ai prezzi. Tra l’architettura essenziale degli ambienti e una cucina che punta sulla massima valorizzazione degli ingredienti, è un’esperienza che vale la scoperta del monastero di Casadonna, dove è situato.

Ristorante reale piatti menu e prezzi

Il ristorante Reale

Il complesso di Casadonna si trova in una tenuta verde di 6 ettari, circondato dalle montagne abruzzesi. In un quadretto affascinante si può vedere la vigna sperimentale, piantata a Pecorino, un vitigno tradizionale della zona, assieme ad un piccolo frutteto con annesso giardino di erbe aromatiche. Una cornice perfetta per il ristorante Reale, regno dello chef Niko Romito, che ha guadagnato le tre stelle in appena 7 anni.

il ristorante reale
Foto di Brambilla Serrani

La struttura comprende diverse funzioni, come l’hotel di charme gestito con la sorella Cristiana Romito. Ogni parte dell’edificio trasuda storia e il ristorante, di un’eleganza precisa e mai scomposta, è perfettamente in contrasto con l’ambiente circostante, grazie al suo stile moderno. Nello stesso monastero si trova anche la Scuola di Cucina di Romito.

I menù del Reale

Il ristorante propone due menù, ciascun con il suo particolare abbinamento di vino, realizzato per l’intero tavolo.

Menù ESSENZA – 140 €

  • Emulsione fredda di manzo e olio con maionese di lamponi
  • Pane
  • Verza arrosto
  • Animelle, panna, limone e sale
  • Ravioli con ricotta, spinaci e manteca
  • Anatra fredda, acqua affumicata e spinaci
  • Essenza
menu del ristorante reale
Foto di Brambilla Serrani

Menù IDEALE – 190 €

  • Misticanza alcolica e mandorle
  • Calamaro arrosto, pompelmo e olive
  • Lenticchie, nocciole e aglio
  • Pane
  • Cardoncello, prezzemolo e pepe
  • Pancetta e sedano rapa
  • Assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato
  • Capellini al pomodoro
  • Cavolfiore gratinato
  • Tortelli con pollo
  • Manzo torbato e patate
  • Granita di liquirizia e aceto di vino, cioccolato bianco e aceto balsamico

I piatti del ristorante Reale

Ci sono alcuni piatti davvero iconici nella cucina di Niko Romito, emblematici della sua cucina precisa ed equilibrata, senza mai inutili complicazioni nel piatto. Eppure il lavoro di preparazione per ciascuna di queste piccole opere d’arte è lungo e articolato. Abbiamo selezionato i quattro secondo noi tra i più interessanti.

Misticanza alcolica e mandorle – 30 €

Uno dei piatti più rappresentativi non solo del ristorante Reale e dello chef, ma dell’intero complesso Casadonna. Ci sono le erbe di campo selvatiche prelevate direttamente attorno al complesso, cambia a seconda della stagione ed è nato con la collaborazione di Andrea Pieroni, che insegna etno-botanica alla Scuola di Cucina di Romito. Il tocco del gin, molto vegetale, e le mandorle, lavorate con il pacojet, completano questo elegante antipasto.

misticanza alcolica e mandorle
Foto di Reporter Gourmet

Verza arrosto – 30 €

Il menù di Niko Romito si evolve continuamente, motivo per cui trovano spazio grandi classici della sua cucina, come la Croccante espressione della lingua, assieme a creazioni relativamente più nuove, come la Verza arrosto. A Niko Romito è sempre piaciuto trattare ingredienti semplici come, in questo caso, la verza e la patata. Lo studio è stato approfondito, soprattutto riguardo consistenze e cotture. Non manca un pizzico di influenza estera, con l’ispirazione data dal kimchi, un cavolo fermentato piatto nazionale in Corea.

verza arrosto
Foto di Brambilla Serrani

Ravioli di mandorla in brodo di bosco – 30 €

Niko Romito descrive questo piatto come un lavoro a metà tra cucina e pasticceria, idea nata lavorando sulla frutta secca, come le mandorle che accompagnano la misticanza. Ed è proprio con una pasta di mandorle che sono stati riempiti questi ravioli. Un sapore leggermente dolce, con una punta di amaro, in grado di lasciare in bocca una sensazione avvolgente. A questo si unisce la passione di Niko Romito per i brodi: alla ricerca della complessità lo chef è partito da cipolle, timo e maggiorana per poi sperimentare con il tè nero affumicato. Per ultima viene aggiunta un’infusione di porcini secchi, che completa l’atmosfera «di bosco» del piatto.

Ravioli di mandorla in brodo di bosco
Foto di Brambilla Serrani

Piccione fondente e pistacchio – 50 €

Vincitore di diversi premi, non uno dei piatti più recenti ma allo stesso tempo tra i più interessanti. Lo chef la definisce una «nuova idea di piccione», presentato con l’eleganza minimale tanto cara a Romito, in pieno contrasto con la complessità della preparazione e cottura del piatto.

piccione fondente e pistacchio
Foto di Brambilla Serrani

Nota di redazione: i piatti, i menù e i prezzi citati fanno riferimento a quelli esposti sul sito ufficiale del ristorante Reale alla data di redazione dell’articolo.

Brand fare soldi con la ristorazione
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Fare soldi con la ristorazione

Per fare soldi con la ristorazione, soprattutto di questi tempi, è necessario essere preparati: una concorrenza sempre più accesa richiede di identificare le strategie migliori per tempo, in modo da essere sempre preparati. Per questo motivo CAST Alimenti ha messo a punto un corso ad hoc sull’argomento, intitolato proprio Fare soldi con la ristorazione: investire in un format e farlo funzionare. Nell’arco di una giornata verranno affrontati tutti quegli aspetti importanti che un imprenditore dovrebbe tenere a mente per aprire il suo locale e trasformarlo in un brand di successo.

Fare soldi con la ristorazione

Guadagnare con la ristorazione oggi

Il docente Giacomo Pini affronterà sia lo scenario nazionale che quello internazionale, partendo da una casistica reale per tracciare un quadro generale della situazione nel settore della ristorazione. Il mercato sta cambiando, motivo per cui c’è bisogno di rimanere costantemente aggiornati, anche per iniziare al meglio una nuova attività.

Contenuto corso fare soldi

Il contenuto del corso

Il corso, pensato per ristoratori, imprenditori, gestori di locali e futuri investitori, durerà un’intera giornata e tratterà diversi argomenti:

  • L’analisi di fattibilità
  • Lo studio del contenuto
  • L’identificazione del format migliore da utilizzare
  • La standardizzazione dei processi
  • La pianificazione economica
  • La struttura marketing
Brand fare soldi con la ristorazione

Il tutto con una prospettiva che faccia capire la differenza tra un semplice punto vendita e un brand instradato verso il successo. Alla fine della giornata si terrà anche un’esercitazione su un caso reale, che prenderà in considerazione la creazione del cosiddetto punto pilota, misurarne il successo e le strategie da adottare per la duplicazione dei punti vendita.

Doggy bag chiederla per combattere lo spreco alimentare
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Doggy bag: chiederla per combattere lo spreco alimentare

Si chiamano doggy bag e sono un’arma potente per combattere lo spreco alimentare. Nonostante noi italiani non siamo abituati a chiedere gli avanzi al ristorante, in modo da poterli portare a casa, nel mondo è diventata giustamente un’abitudine. È un ottimo modo per evitare che la fatica di un grande chef venga sprecata solo perché abbiamo avuto gli occhi più grandi dello stomaco. L’Unione albergatori di Bolzano ha lanciato un’iniziativa per far chiedere più spesso le doggy bag in hotel e ristoranti.

Doggy bag chiederla per combattere lo spreco alimentare
Doggy bag disegnate per Comieco

Troppo buono per finire nei rifiuti

L’idea è di dare la possibilità agli associati dell’Unione albergatori e pubblici esercenti dell’Alto Adige di accedere a contenitori riciclabili da usare come doggy bag. Del resto in tutta Italia si sta cercando di dare un forte giro di vite allo spreco alimentare e spingere in primis gli imprenditori a responsabilizzare i clienti potrebbe essere una mossa vincente.

Doggy bag chiederla per combattere lo spreco alimentare

Si calcola che nel Bel Paese ogni anno vengano buttati 8,5 miliardi di euro di alimenti, così l’associazione, con lo slogan «troppo buono per finire nei rifiuti», ha deciso di dare un segnale per un forte cambiamento di rotta. Noi come clienti in primis dovremmo essere interessati ad arrivare ad un consumo consapevole, soprattutto da punto di vista alimentare, anche alla luce del fatto che in molti paesi si muore ancora di fame.

Cosa sono i breastaurant
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Cosa sono i breastaurant?

Quando si parla di breastaurant ci si riferisce a ristoranti che fanno un particolare e deciso uso delle cameriere per attirare i clienti. Vestiti succinti, pelle in vista e polemiche a non finire. Chi si lamenta di sessismo, chi sottolinea una discriminazione al contrario, chi ancora ribadisce come i breastaurant riescano a registrare miglioramenti più evidenti rispetto alla concorrenza. Il termine in effetti è un riuscito gioco di parole tra breast, seno, e restaurant.

Cosa sono i breastaurant

Hooters e Twin Peaks

La catena senz’altro più famosa tra questi è Hooters, con le sue cameriere dall’uniforme striminzita, ma ne stanno aprendo sempre più e sembra che gli indumenti consentiti diventino sempre più ristretti. Minishort e scollature vertiginose sono di casa, in barba alle non poche proteste su come questa pratica oggettifichi terribilmente il corpo femminile.

Cosa sono i breastaurant

Se però è Hooters ad aver aperto la strada a questa tipologia di ristoranti ora il testimone sembra averlo preso Twin Peaks – nulla a che vedere con la serie anni 90’ di Lynch – con le sue «Twin Peaks girls». Secondo il CEO della catena Joe Hummel il successo sta nella giusta combinazione tra cameriere avvenenti e piatti gourmet. «Non si può ingannare il consumatore – ha spiegato Hummel – nel mondo di oggi.»

Del resto il 70% dei clienti di Twin Peaks è composto da uomini, principalmente tra i 20 e i 30 anni. Il fatto che il CEO sottolinei come il suo locale sia rivolto ad ogni fascia d’età e di genere lascia un po’ interdetti, soprattutto se si considera che le proteste su questo genere di attività non si sono mai fermate, anzi, sembrano intensificarsi.

Cosa sono i breastaurant

Da una parte c’è chi sottolinea con forza come questi locali siano il non plus ultra dell’oggettivazione del corpo femminile, sfruttato come un pezzo di carne qualunque per attirare clienti troppo succubi dei propri ormoni. E c’è anche chi sottolinea una sorta di discriminazione al contrario, visto che non vengono accettati camerieri di sesso maschile.

E fa sorridere in effetti, soprattutto alla luce del caso tutto italiano di Burgez, preso d’assalto per aver richiesto esclusivamente personale femminile. Che sia l’idea per un nuovo business rivolto esclusivamente alle donne?

I piccoli ristoranti sopravvivono con le nuove tecnologie
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I piccoli ristoranti sopravvivono con le nuove tecnologie

Diventa sempre più chiaro: i piccoli ristoranti sopravvivono con le nuove tecnologie, big data e nuovi media. Quello che prima funzionava solo per le grandi catene della ristorazione ora sembra poter essere fatto anche per realtà più ristrette. Del resto in molti concordano sul fatto che aprire un ristorante non sia la parte più difficile: è sopravvivere sul lungo termine a fare la differenza.

I piccoli ristoranti sopravvivono con le nuove tecnologie

Piccoli ristoranti, Big Data

Sembra che le nuove tecnologie nell’ambito della ristorazione abbiano aperto ai manager di questi piccoli locali nuovi orizzonti. Dai software gestionali più pratici, che rendono possibile una migliore comprensione delle abitudini dei clienti, ai dati raccolti con l’accesso al Wi-fi del locale. Ogni aspetto è preso in considerazione così da poter fornire il più alto grado di personalizzazione possibile, distinguendosi così dalla concorrenza più indietro sul fronte delle nuove tecnologie.

I piccoli ristoranti sopravvivono con le nuove tecnologie

Ma sono anche altri i dati ad essere interessanti, anche inaspettatamente, come il meteo. Un locale nel Kentucky, specializzato in gelati e panini vegetariani/vegani, ha scoperto che uno dei fattori più significativi per valutare l’andamento del suo locale era analizzare il comportamento dei clienti con il cambiamento del meteo. Così facendo ha scoperto che non era tanto il caldo o il freddo percepito, ma i rapidi cambi di temperatura, a spingere più persone ad uscire di casa.

Avere un enorme quantità di dati a disposizione è utile anche per questioni più pratiche, come tenere il passo con le spese e i guadagni di uno specifico locale, magari in una fascia oraria o settimanale. Allo stesso tempo però alcune associazioni di categoria, come la National Restaurant Association, avvertono che non bisogna dimenticarsi della parte più importante: servire cibo sano, di qualità e ben cucinato.

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Valerio Capriotti, il maître romano dimostra quanto conta «la sala»

Il maître romano Valerio Capriotti è uno di quei personaggi che ci mettono poco a dimostrarti quanto conta «la sala». Ma vi siete mai chiesti esattamente quali siano i ruoli di chi non sta in cucina, ma in apparenza «si limita» ad organizzare il personale di sala? Spesso ci si concentra sugli chef ma il primo impatto lo si ha proprio con i camerieri e lui, il maître.

Valerio Capriotti il maitre romano dimostra quanto conta la sala

Valerio Capriotti e i compiti di un maître

Tecnicamente con il termine maître si intende il responsabile di sala, colui che si assicura il perfetto funzionamento della sala. Detta così però può sembrare che sia una figura che si occupa esclusivamente di supervisionare, quando in realtà un buon maître è sempre impegnato in prima linea con i clienti. L’accoglienza dei clienti è sua responsabilità, come farli sentire a loro agio, può addirittura confrontarsi con lo chef sulle decisioni del menù, avendo più consapevolezza dei desideri degli avventori.

Valerio Capriotti il maitre romano dimostra quanto conta la sala

Ancora più importante però, e di questo Valerio Capriotti è un fermo sostenitore, il maître deve conoscere tutto dei piatti che verranno serviti, e di questi piatti deve conoscere vita, morte e miracoli. In questo modo può svolgere il suo ruolo più importante: essere il punto di contatto tra la cucina e il cliente. Tra chi cucina e chi mangia. In più Capriotti è anche sommelier, quindi un esperto di vini che può anche consigliare l’avventore con gli abbinamenti migliori tra calice e piatto.

Oggi la professione è un po’ cambiata dall’origine, come spiega Valerio Capriotti, perdendo quell’eccesso di formalità che un tempo era d’obbligo in favore di uno stile più alla mano. E il suo stile nel porsi in sala sembra aver sempre sostenuto questa filosofia. D’altra parte però il lavoro in sala non è una passeggiata, anzi, Capriotti ha sottolineato come siano solo i veri appassionati a sopravvivere. C’è bisogno di conoscere almeno una lingua straniera, oltre che un grande livello di dedizione e impegno.

Ultimamente Valerio Capriotti lo potete trovare anche in televisione al programma Primo Appuntamento su Real Time, dove tra le sue mille qualità sembra dimostrare anche quella di cupido. Senza mai dimenticare il suo importante ruolo in un ristorante.

Trabocchi trasformati in ristoranti
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Trabocchi trasformati in ristoranti: il meglio della cucina di mare abruzzese

Non c’è posto migliore dei trabocchi trasformati in ristoranti per gustare la cucina di mare abruzzese. Un trionfo di piatti che potrete provare in uno di questi locali sospesi sul mare, i trabocchi appunti, strutture nate per la pesca che nelle mani di nuovi imprenditori hanno trovato una nuova vita come locali dove provare il meglio della cucina di mare locale.

Trabocchi trasformati in ristoranti il meglio della cucina di mare abruzzese

Nato per la pesca

In Abruzzo non esiste forse posto migliore dove fermarsi a provare i piatti tipici a base dei frutti del mare, uno su tutti l’intramontabile brodetto di pesce. Ma prima della cucina arriva la costruzione, e prima ancora un bisogno: quello di pescare senza avere barche a disposizione, diventando più indipendenti dal meteo.

Trabocchi trasformati in ristoranti il meglio della cucina di mare abruzzese

Queste strutture in realtà non si trovano esclusivamente in Abruzzo: sono molto famosi quelli del Gargano, per esempio, strutturalmente diversi ma dall’utilità comune, ma ne esistono diversi esemplari anche in Puglia e sulla costa toscana. Un tempo erano il centro nevralgico della pesca per alcuni comuni costieri, ma poi nel corso di decenni sono stati lasciati al loro triste destino.

Trabocchi trasformati in ristoranti

Almeno fin quando alcuni imprenditori non hanno cominciato a recuperare queste costruzioni trasformandole da luoghi di pesca in ristoranti dalla location ineguagliabile. In particolare nella provincia di Chieti, nel tratto di spiagge che va da Ortona a Vasto, se ne possono trovare moltissimi dove gustare le prelibatezze marine della zona, come il già citato brodetto o lo scapece.

False recensioni e ristoranti inesistenti
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False recensioni e ristoranti inesistenti: gli utenti «pilotano» Tripadvisor

Una storia che ha dell’incredibile, un intreccio tra false recensioni, utenti disposti a tutto e un ristorante inesistente, il The Shed, che ha scalato in 6 mesi la classifica dei migliori ristoranti di Londra fino ad arrivare al primo posto. Uno strano esperimento sociale su Tripadvisor, architettato da uno scrittore di Vice, sfuggito al controllo e cresciuto a dismisura. Se l’obiettivo iniziale era evidenziare la debolezza di alcuni sistemi di recensioni online, il risultato è stato molto più interessante.

L’informazione nell’era di internet

La chiave del successo, come ha confermato l’autore dell’inganno finito l’esperimento, è stata l’aura di esclusività che il ristorante è riuscito a crearsi attorno. E per ottenere questo effetto è stato fondamentale non dare al locale un indirizzo specifico, ma renderlo raggiungibile solo attraverso appuntamento. Una mossa furba che gli ha permesso di schivare tutti i potenziali smascheratori e allo stesso tempo tempo rimandare sistematicamente ogni tentativo di prenotazione al mittente, sottolineando come il locale fosse al completo per le settimane e i mesi successivi.

Piatti falsi e ristoranti inesistenti su Tripadvisor
Piatti falsi Shed su Tripadvisor

Anche le foto usate inizialmente per la messa in scena erano completamente fittizie, con tanto di schiuma da barba, olio per motore e candeggina messi in pose da vero ristorante stellato. Il tocco finale è stato coinvolgere diversi amici per la stesura delle recensioni, ovviamente prodotte da persone reali e computer diversi per non destare sospetti. Da qui in poi è stata tutta una serie di sorprese dopo l’altra.

La scalata della classifica

Nel giro di pochissimo tempo, giusto un paio di settimane dall’iscrizione sulla famosa piattaforma, allo scrittore sono cominciate ad arrivare le prime richieste di prenotazione, per telefono, messaggi e mail. Tutte sistematicamente rimandate al mittente con la stessa risposta: è già tutto occupato per le prossime 6 settimane. Al momento dell’iscrizione il The Shed era al posto 18,149 in classifica, dopo un mese 1,456. Ma come era possibile? Secondo l’autore dell’esperimento era proprio il fatto che nessuno riuscisse a mangiarci ad attrarre inesorabilmente il pubblico, tanto che il mese successivo il telefono ha squillato costantemente. E nel frattempo i contatti su Tripadvisor sono aumentati esponenzialmente.

Lo shed arriva ufficialmente al primo posto

A quel punto la questione è totalmente sfuggita di mano: diverse aziende hanno cominciato ad usare l’indirizzo approssimativo fornito da Google Maps per mandare campioni gratuiti dei loro prodotti. Poi sono cominciati ad arrivare curricula, moltissimi, e addirittura una compagnia aerea desiderosa di ospitare il marchio del ristorante sui suoi aerei. Finché un giorno Tripadvisor non ha invitato una mail allo scrittore, informandolo che più di 89.000 persone avevano visitato la pagina del locale, a dozzine avevano chiesto più informazioni: il 1 Novembre 2017 lo Shed era diventato il primo locale di Londra.

A chiudere l’esperienza una grande cena, organizzata con alcuni ospiti selezionati e una spesa nel reparto surgelati di un supermercato poco lontano, svelando la presa in giro a Tripadvisor. La piattaforma non ha rilasciato particolari commenti di sorta, limitandosi ad eliminare il ristorante dal proprio sito. D’altra parte la lezione è semplice: l’informazione nell’era di internet è da considerare con molta, molta attenzione.

Intervista allo chef Alberto Gipponi
ChefItinerari

Alberto Gipponi, la storia dello chef bresciano

«A 35 anni ho avuto la fortuna di incontrare ciò che davvero mi faceva vibrare il cuore e ho capito che forse non ero davvero soddisfatto di chi fossi.» Si potrebbe condensare in queste poche parole la miccia di Alberto Gipponi, chef del Dina, il suo primo ristorante a Gussago, in provincia di Brescia. Abbiamo intervistato Alberto, allievo di chef come Massimo Bottura, Eduardo Vale Lobo e Nadia Vincenzi, grandi nomi che hanno deciso di dargli un’occasione. E lui non se l’è lasciata sfuggire. Siamo stati suoi ospiti in occasione dell’apertura del nuovo locale, di cui vi abbiamo già raccontato in un altro articolo, facendoci dire come sia iniziato tutto.

Intervista Alberto Gipponi
Ristorante Dina - Foto di Alessandro Mombelli

Ci puoi raccontare come hai mosso i primi passi in cucina? «Tutto è cominciato all’Orsone, il ristorante della famiglia Bastianich in Friuli. La cucina mi ha sempre rincorso e spinto da un amico che lavorava lì, ho parlato con lo chef e l’ho convinto a darmi un’occasione. Dopo i primi tempi di lavoro in cucina, durante i quali mi dividevo tra la mia precedente occupazione e quella che poi lo sarebbe diventata, ricordo una chiacchierata con lo chef Riccardo Camanini del Ristorante Lido84 che mi disse “O aumenterà o svanirà. Al momento non avevo capito bene cosa volesse dire perché mi sembrava già di dare il massimo, ma sbagliavo. La cucina cominciò a mangiarmi con amore il cuore fino a rendermi suo e non c’è stata più alternativa.»

La cucina di Alberto Gipponi
Ristorante Dina - Foto di Alessandro Mombelli

Hai un aneddoto del tuo primo giorno in cucina? «Sì, proprio il primo giorno di lavoro mi sono trovato di fronte Lidia Bastianich. Mi ha guardato e mi ha chiesto se fossi un cuoco, ho dovuto rispondere di no. Mi ha chiesto se avessi esperienza di ristorazione, e ho dovuto rispondere nuovamente no. Credo che Vale Lobo a quel punto sia sprofondato. Comunque i primi giorni volevo morire, era veramente un ambiente duro. Ma dopo quel primo periodo è andata sempre meglio, finiti i primi 15 giorni piangevo perché non sarei mai voluto andare via.»

Lidia Bastianich intervista Alberto Gipponi
Lidia Bastianich

E dopo? «Il passo successivo è stato Da Nadia, il ristorante di Nadia Vincenzi ora a Erbusco. Con me è stata adorabile e anche lei mi ha aperto le porte così, senza troppe domande: la mattina lavoravo, staccavo all’una e andavo là a fare il servizio. Per più di un anno non ho fatto un solo giorno di ferie, ma è stato un altro importante gradino per arrivare alla cucina come la interpreto oggi. Meravigliosa anche l’esperienza al Carlo Magno del caro amico Beppe Maffioli, che tra tutti, per primo, ha riconosciuto la mia passione e mi ha spronato ad inseguirla.»

È stato dopo questa esperienza che hai incontrato Massimo Bottura? «Esattamente. Un giorno sono andato a cena all’Osteria Francescana, il 9 Aprile 2016, uno degli eventi chiave della mia vita, dire straordinario è poco. Parlo con Massimo e gli lascio la storia di Memorie Future, un mio piatto, una crema di buccia di zucca, il primo piatto con un minimo di concetto che abbia fatto. Una ricetta che parla di riciclo, dell’utilizzare tutta la materia prima e rispettarla, della fatica del contadino, della terra, fino all’allevatore e il casaro. Dopo 11 giorni, il 20 Aprile, trovo due chiamate. Richiamo e mi ritrovo al telefono Massimo. Mi sono seduto: una telefonata tra il surreale e il non ci posso credere.»

Massimo Bottura intervista Alberto Gipponi
Massimo Bottura

È così che è iniziata la tua avventura all’Osteria Francescana? «Assolutamente no. La telefonata rimase un po’ in sospeso, mi fece qualche complimento sulla ricetta e mi spronò ad inseguire la mia passione e il mio sogno. A quel punto però decisi che dovevo tornare a parlargli di persona per riuscire a lavorare lì. Tutti sanno che è praticamente impossibile trovare un tavolo in Osteria da un giorno con l’altro, ma il caso mi aiutò e riuscii a prenotare per il 9 giugno. Quel giorno evidentemente doveva succedere così.»

Intervista Alberto Gipponi Cantina Dina
Ristorante Dina - Foto di Alessandro Mombelli

Oltre a trovare un posto sei anche riuscito a parlare con Bottura? «Sì… l’ho aspettato fino alla fine del servizio e gli ho chiesto di darmi una possibilità. Lui non aveva alcuna intenzione di prendermi, ma io non potevo mollare. Uscì per strada e lo rincorsi mentre si infilava nel suo ufficio. Dopo un attimo di silenzio mi disse: “Non pensare di venire qui a fare i grandi piatti, verrai qui a pulire gli scampi!” E dentro di me pensavo che lì avrei fatto qualsiasi cosa, altro che scampi! Per la strada mi urlò di non farlo pentire della scelta, del resto aveva qualcosa come 2000 cuochi in lista d’attesa per quel posto.»

Intervista chef Alberto Gipponi piatti
Tutto ci passa attraverso e ci cambia - Foto di Alessandro Mombelli

Incredibile… Come è stato cominciare lì? «I primi giorni mi guardava e sembrava pronto da un momento all’altro a rispedirmi a Brescia, senza nemmeno passare dal via. Poi è successo qualcosa che ha cambiato tutto: eravamo in pausa, ho visto che c’era sporco per terra, fuori in strada. Così mi sono messo i guanti e ho iniziato a raccogliere le cicche di sigaretta. Bottura mi ha visto e ha capito che ero lì perché era la cosa più importante della mia vita. In quel momento era tutto. E tutto doveva essere perfetto, anche la strada. Quella è casa mia. È stata un’esperienza di vita oltre che di cucina, qualcosa che a parole non potrò mai spiegare. Una meravigliosa salita. Massimo è il vero filantropo dei miei sogni e non c’è niente che io possa dire o fare che gli possa restituire ciò che lui ha regalato a me.»

Intervista Alberto Gipponi piatti Dina
L'agnello nella bocca del lupo - Foto di Alessandro Monbelli

L’Osteria Francescana è stata sicuramente la scuola più importante per Alberto Gipponi, che si è ritrovato dal ristorante migliore del mondo alla cucina del suo Dina. Tra i suoi piatti si possono trovare evidenti tracce di quella esperienza, dalle presentazioni curate in ogni dettaglio allo studio intenso della ricetta. Ma per capirlo fino in fondo non c’è modo migliore che andare a Gussago da Dina e scoprirlo con i vostri sensi.

Migliori ristoranti stellati 2018
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Ristoranti stellati 2018, conferme e nuove stelle

Sono 26 i nuovi ristoranti stellati 2018, con anche un nuovo 3 stelle in provincia di Bolzano. Le novità si sono inseguite per tutte e tre le fasce di premiazione, con 22 nuovi ingressi sul podio della singola stella, 3 nuovi 2 stelle e il St. Hubertus di San Cassiano, guidato dallo chef Norbert Niederkofler, raggiunge l’olimpo con le sue nuove 3 stelle. Non vengono registrati solo successi però, ed è Milano la vittima designata.

Migliori ristoranti stellati 2018

La nuova terza stella

Nelle motivazioni per la premiazione del ristorante St. Hubertus, in provincia di Bolzano, la guida Michelin ha scritto: «I piatti di Norbert raccontano mille e una storia. La passione e la fatica quotidiana, la costanza e la leggerezza. Si gustano sapori della montagna. Non un pasto ma un’indimenticabile esperienza umana». Tutti confermati in ogni caso i tre stelle dell’anno scorso.

Lo chef Norbert Niederkofler

Gli sconfitti

Perdono invece una stella Sadler e Cracco, entrambi ristoranti a due stelle nel cuore di Milano, un duro colpo per la città. Tornano a zero L’Approdo (Vibo Valentia), la Locanda Severino (Salerno), Petite Royal (Aosta), Pascia (Novara) e All’Acquacotta (Grosseto).

Nuovi una stella

Cominciano la scalata verso il gradino più alto del podio ben 22 locali:

Contraste, Matias Perdomo (Milano)

Trussardi alla Scala, Roberto Conti (Milano)

Essenza, Eugenio Boer (Milano)

Undicesimo Vineria, Francesco Brutto (Treviso)

Culinaria im Farmerkreuz, Manfred Kofler (Bolzano)

Villa Giulia, Maurizio Bufi a Gargnano (Brescia)

Florian Maison, Umberto Martino (Bergamo)

Larossa, Andrea Larossa (Cuneo)

Osteria Arborina, Andrea Ribaldone (Cuneo)

Berton Al Lago, chef Raffaele Lenzi e Andrea Berton (Como)

Stube Gourmet, Alessio Longhini (Vicenza)

Glam, Enrico Bartolini (Venezia)

Il Poggio Rosso, Fabrizio Borraccino, Castelnuovo Berardenga (Siena)

Perillà, Marcello Corrado (Siena)

All’Oro, Riccardo Di Giacinto (Roma)

Terrazza dell’hotel Eden, Fabio Cervo (Roma)

Tordo Matto, Adriano Baldassarre (Roma)

La Locanda del Borgo, Luciano Villani (Benevento)

La Serra, Luigi Tramontano (Salerno)

Il Refettorio di Conca dei Marini, Christoph Bob (Salerno)

Cum Quibus, Alberto Sparacino (Salerno)

Il Refettorio di Conca dei Marini, Christoph Bob (Salerno)

D.one, Davide Pezzuto (Teramo)

I nuovi ristoranti stellati del 2018

Nuovi due stelle

Magnolia, Alberto Faccani (Forlì-Cesena)

La Siriola del Ciasa Salares, Matteo Metullio (Bolzano)

Vun del Park Hyatt, Andrea Aprea (Milano)

Queste sono le novità nel panorama dei ristoranti stellati premiati dalla guida Michelin, nelle prossime settimane approfondiremo provincia per provincia, elencandovi tutti i premiati, nuovi e storici.

Fonti immagini: travellershouts

Cuoco e Chef ecco le differenze
ChefCultura

Cuoco e Chef, sapete quali sono le differenze?

La diatriba tra cuoco e chef è sempre accesa, ma in pochi sanno con certezza se ci sia – e soprattutto quale sia – la differenza tra i due termini. Vi possiamo subito anticipare che, rullo di tamburi, non sono sinonimi, e che quindi queste due parole devono essere usate, soprattutto se avete a che fare con professionisti, facendo molta attenzione.

Cuoco e Chef ecco le differenze

Due termini per due professioni

Molti di noi, dopo un piatto di pasta ben riuscito o una cotoletta cotta a puntino, sentono la chiamata al rango di cuoco, felici e compiaciuti di aver dimostrato dote notevole in cucina. Beh, vi spiacerà sapere che per essere considerati veri cuochi c’è bisogno di seguire alcuni specifici corsi professionali, scuole addirittura, per poter acquisire tutte le competenze necessarie alla cottura e preparazione dei piatti.

La brigata in cucina con cuoco e chef

Non ci si può improvvisare cuochi purtroppo, e la scuola alberghiera è un’istituzione impegnativa che sforna i cuochi di domani, per non parlare di scuole come Alma. Ma tutto quanto abbiamo detto finora non si applica anche agli chef? Sì e no in realtà. In cucina non c’è solo bisogno di cucinare, ma anche da studiare il menù, decidere quali prodotti acquistare e soprattutto prendersi certe responsabilità. Ecco che entra in campo lo chef, colui che elabora nuove ricette e decide del prezzo e del costo dei piatti, gestendo poi anche gli ordini. Tutte queste responsabilità fanno dello chef il «direttore d’orchestra» di un ristorante.

differenze cuoco e chef

In questo caso la formazione da cuoco è sicuramente utile, ma esistono diverse scuole specifiche per questo ruolo, oltre ad essere necessaria una «gavetta» ancora più dura e prolungata. In realtà comunque il termine chef viene usato relativamente poco nelle cucine dei grandi ristoranti perché troppo generico. Il grado più elevato in questo caso viene definito l’Executive chef e subito sotto di lui si trova l’Head chef, con la funzione di vice. Insomma, una faccenda più complicata di quanto non possa sembrare ai non addetti ai lavori.

I migliori ristoranti d'Italia 2018
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I migliori ristoranti d’Italia 2018

Quest’anno la Guida Ristoranti d’Italia 2018, fiore all’occhiello del Gambero Rosso, ha messo nuovamente nero su bianco la lista dei migliori ristoranti dello stivale. Un po’ come aveva fatto con la guida alle migliori pizzerie, la fotografia che risulta quest’anno è composta da 38 locali, sparsi per tutto il Bel Paese, luoghi del gusto che ormai si contendono gli ultimi passi verso la perfezione.

Massimo Bottura

Con questo premio, che va come gli altri dal buono all’ottimo per arrivare all’eccellente, si premiano i migliori ristoranti d’Italia. Il punteggio viene espresso in centesimi – valore che precede la lista – e quest’anno i primi posti sono contesi da Niko Romito, Massimo Bottura e il tedesco Heinz Beck.

Qui di seguito trovate elencati tutti quei locali che sono riusciti ad andare oltre i 90 punti, aggiudicandosi così le tre forchette e dimostrando di essere i migliori l’ambiente estremamente competitivo dello Stivale.

Punteggio: 96

Reale – Castel di Sangro (AQ)

Punteggio 95

Osteria Francescana – Modena
La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri – Roma

Lo chef Heinz Beck de La Pergola

Punteggio: 94

Piazza Duomo – Alba (CN)
Villa Crespi – Orta San Giulio (NO)
Le Calandre – Rubano (PD)
Don Alfonso 1890 – Sant’Agata sui Due Golfi (NA)
Torre del Saracino – Vico Equense (NA)

Punteggio: 93

Uliassi – Senigallia (AN)
Enoteca Pinchiorri – Firenze

Punteggio: 92

St. Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina – San Cassiano/Sankt Kassian (BZ)
Laite – Sappada (BL)
Seta del Mandarin Oriental Milano – Milano
La Trota – Rivodutri (RI)
La Siriola dell’Hotel Ciasa Salares – San Cassiano/Sankt Kassian (BZ)
Lorenzo – Forte dei Marmi (LU)
Dal Pescatore – Canneto sull’Oglio (MN)
Da Vittorio – Brusaporto (BG)

I migliori ristoranti d'Italia 2018

Punteggio: 91

La Madia – Licata (AG)
Berton – Milano
Taverna Estia – Brusciano (NA)
Duomo – Ragusa
La Madonnina del Pescatore – Senigallia (AN)
Ilario Vinciguerra Restaurant – Gallarate (VA)
Casa Vissani – Baschi (TR)

Punteggio: 90

Le Colline Ciociare – Acuto (FR)
Il Pagliaccio – Roma
Atman a Villa Rospigliosi – Lamporecchio (PT)
Enrico Bartolini Mudec Restaurant – Milano
D’O – Cornaredo (MI)
Pascucci al Porticciolo – Fiumicino (RM)
S’Apposentu di Casa Puddu – Siddi (VS)
Agli Amici dal 1887 – Udine
Imàgo dell’Hotel Hassler – Roma
Miramonti l’Altro – Concesio (BS)
Da Caino – Montemerano (GR)
Quattro Passi – Massa Lubrense (NA)
Romano – Viareggio (LU)

Questi qui sopra sono i ristoranti migliori d’Italia, ma la guida va ancora oltre, ampliando lo scenario con i migliori bistrot e i migliori vini, senza dimenticare la birra e i ristoranti etnici. Abbiamo ancora molto di cui raccontarvi.

Gudetama, la mascotte pessimista che spopola in Giappone
FoodItinerariStoria

Gudetama, la mascotte pessimista che spopola in Giappone

In Giappone ci deve essere una sorta di strana passione per il cibo sopra le righe, basti guardare le varietà di certe merendine, aromatizzate con i sapori più inquietanti, almeno per i nostri standard occidentali. Ma le stranezze di questo popolo non si fermano certo qui: sta spopolando nella nazione orientale una mascotte gastronomica dalle spiccate manie depressive, un tuorlo d’uovo nichilista, ecco a voi Gudetama.

Gudetama, storia di una giovane mascotte

Storia di una giovane mascotte

L’idea è di appena quattro anni fa, partorita da una società chiamata Sanrio, che a voi quasi sicuramente non dirà nulla, mentre le sue creazioni, forme di lifestyle brand sono diffuse in tutto il mondo, vedi Hello Kitty, tanto per fare un nome. Il loro mantra è «Small Gift Big Smile», piccolo regalo grande sorriso, ed è un discreto riassunto di quanto si cela dietro alla nuova mascotte Gudetama.

La mascotte depressa Gudetama

Innanzitutto il nome: il gioco di parole ha senso quando si mastica un po’ di giapponese, visto che fa riferimento all’appellativo «gude gude», che si utilizza per descrivere qualcuno senza energia e forza di volontà, e alla parola «tamago», tradotto letteralmente come uovo.

La biografia del piccolo tuorlo animato è tutta un programma, essendo un esserino difficile da motivare che possiede la vera attitudine dello sconfitto. Ha anche un profilo Twitter da cui lancia laconici commenti depressi e assicura che presto verrà mangiato da qualcuno, in un susseguirsi di meme tragicomici.

Gudetama su Twitter

La trasformazione di Gudetame nel mondo reale

Questa mascotte ha avuto un successo sorprendente, tanto che le sue riproposizioni nel mondo reale si sono moltiplicate rapidamente fino a farlo diventare una moda, diffusa in quasi ogni angolo del Giappone.

La trasformazione di Gudetama nel mondo reale

Una delle sue declinazioni per certi versi meno sorprendenti ma allo stesso tempo più geniali è quella creata dal Gudetama Café a Osaka, un intero locale dedicato al tuorlo d’uovo più famoso del Giappone, dove gli avventori possono trovare Gudetama in ogni sua forma, non solo in pupazzi e design degli interni, ma anche i piatti stessi sono ispirati ai meme che lo vedono protagonista.

Fonti: sanrio.com – timeout.com