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biologico plastica packaging
AmbienteEcologia

Il biologico dice no alla plastica

Mai più il marchio biologico sulle confezioni di plastica, questa la richiesta che sembra giungere a gran voce dalla platea di consumatori abituali. Si tratta di fatto di un controsenso, anche se la questione è più articolata di quanto possa sembrare.

biologico plastica

Biologico e plastica, un rapporto difficile

Il biologico e la plastica sono due mondi distanti che si sono incontrati per ragioni di pura praticità. Per chiarire questo punto basta considerare il fatto che il primo ha tra i suoi valori fondanti il minor impatto ambientale possibile, mentre la seconda – specialmente nei derivati monouso – è una delle prime cause inquinanti al mondo. Tuttavia il biologico e la plastica non potevano che incontrarsi, considerando che quest’ultima funziona egregiamente sia ai fini della conservazione degli alimenti che ai fini della commercializzazione.

biologico plastica packaging

Prendendo, per esempio, in considerazione i contenitori «a conchiglia» – spesso contenenti frutta e insalata – si sono rivelati nel tempo ottimi per diverse ragioni: la loro resistenza, la loro efficienza in termini di occupazione dello spazio e la loro versatilità come mezzi fisici per fare comunicazione finalizzata alla vendita, ossia risultano degli spazi decorabili e riempibili con immagini e frasi ad effetto.

Questi ultimi funzionano tanto bene da aver consentito di lanciare interi mercati, come quello dei frutti di bosco, prima commercializzabili più faticosamente. C’è poco da dire, la plastica funziona bene, ma la clientela comincia a mal sopportarla e, alcuni stati, anche la legge. In Francia sarà imposta una sanzione sui prodotti venduti in contenitori di plastica non riciclata. Esistono tuttavia diverse soluzioni, la prima, appunto, la plastica riciclata, ma anche le fibre derivate dai vegetali. La questione sta giungendo ormai al nodo cruciale, ossia trovare un punto in comune tra le aziende fornitrici di packaging, i produttori, la grande distribuzione e, ovviamente, il consumatore. Ciò che risulta sempre più evidente è che, molto probabilmente, il futuro sarà, specialmente per il biologico, senza plastica!

cibo biologico cani senzatetto
AnimaliAnimali domestici

Cibo biologico per i cani dei senzatetto, l’idea di un’undicenne

Si chiama SavFur Rescue ed è l’organizzazione no-profit che dona cibo biologico ai cani dei senzatetto. Nata dall’idea dell’undicenne di Houston (USA) Kristyn Caicedo, crea prodotti bio e vegan per gli animali di persone in difficoltà, senza fissa dimora.

cibo biologico cani senzatetto
Kristyn Caicedo - Foto di SavFur Rescue

Cibo biologico e vegan per i cani meno fortunati

Il valore alla base di SavFur Rescue è la solidarietà, per dare un supporto concreto ai senzatetto e ai loro animali. Partendo dall’idea di Kristyn Caicedo di 11 anni l’organizzazione no-profit ha ideato una linea di cibo per cani biologico e vegan acquistabile online. Per ogni confezione acquistata una verrà messa a disposizione dei cani delle persone senza fissa dimora della città. Il sito web dell’organizzazione offre, inoltre, la possibilità, anche a chi non possedesse un cane, una o più confezioni agli animali meno fortunati. Si tratta di un’azione con un impatto importante, dal momento che si stima che nella sola città di Houston dai 180 ai 360 degli oltre 3 mila senzatetto abbia un cane come compagno.

cibo biologico vegan cani
Kristyn Caicedo - Foto di SavFur Rescue

Il cibo per cani biologico prodotto dalla SavFur Rescue è a base di vegetali come zucca, patate, burro di arachidi e carote bio, il tutto pensato per offrire una dieta bilanciata agli animali. L’idea pare funzionare piuttosto bene e sembra che etica produttiva e solidarietà siano due aspetti capaci di spingere molte persone a mobilitarsi. Infatti bastano circa 10 dollari – circa 8 euro – per donare un pasto ad un cane di un senzatetto, dando un aiuto non indifferente sia all’animale che al suo padrone. Questa storia è la chiara testimonianza che le nuove generazioni abbiano ben più chiari in mente dei valori che spesso non conquistano i cuori di quelle vecchie. Come si suol dire: vale davvero la pena imparare dai bambini!

Vinitaly Biologico
AttualitàHot TopicLifestyle

Vinitaly è già sold out tra biologico, biodinamico e ambiente

Dal 7 al 10 aprile 2019 riaprirà le porte il Vinitaly che registra, già ora, il sold out tra gli espositori. Tra i temi centrali: biologico, biodinamico, ambiente e design stanno acquistando un’importanza sempre maggiore, a rappresentare l’evoluzione del settore enoico internazionale.

Vinitaly Sold Out Biologico

Verso un Vinitaly sempre più biologico

Il Vinitaly 2019 è già sold out, con il biologico che ha guadagnato un posto d’onore nella manifestazione, con l’istituzione dell’Organic Hall, lo spazio che verrà dedicato al Vinitalybio. L’attenzione all’ambiente e alle nicchie di produzione sta crescendo e Vinitaly non poteva certo mancare di soddisfarla. La cose per la manifestazione vanno piuttosto bene considerando il «tutto esaurito» con mesi di anticipo e parte del merito potrebbe proprio dall’attenzione prestata ad una domanda sempre più variegata.

Vinitaly Biologico

Oltra alle nicchie – sempre meno nicchie – di biologico e biodinamico, si dà spazio a vini sempre più artigianali e a nuovi fattori prima considerati come corollari. Tra questi senza dubbio il design: etichette e packaging stanno acquistando un’importanza sempre più centrale, specialmente nell’attrarre ristoratori e rivenditori i quali potranno sfruttare poi al meglio la leva commerciale di una confezione di bell’aspetto. Caratteristica a cui il cliente riserva, oggi, una notevole attenzione. Il Vinitaly Design accenderà la luce proprio su questo aspetto, riservandogli uno spazio dedicato. Il Vinitaly fa da vetrina perfetta al cambiamento trasversale che sta interessando il mondo del vino, il cui «il punto» non è più solo il risultato finale ma anche il «come», il «dove» e il «da chi» esso sia stato prodotto. La domanda sorge spontanea, di questo passo si arriverà ad un Vinitaly 100% biologico?

italia colazione biologica
FoodGastronomia

La colazione degli italiani è sempre più biologica

I dati parlano chiaro: la colazione degli italiani è sempre più biologica. AssoBio, basandosi sui dati dell’osservatorio Nomisma, al Marca 2019 – il Salone Internazionale sui prodotti a Marca del Distributore – mostra il nuovo trend dell’inizio giornata degli italiani.

colazione italiani biologica

In Italia la colazione è biologica

In accordo con un trend nazionale di crescita che si attesta attorno all’8%, per un valore complessivo di 3,5 miliardi di euro, il biologico conquista le cucine in Italia, specialmente a colazione. Al Marca 2019 AssoBio, ha esposto i dati di Nomisma, rilevando un cambiamento delle abitudini di consumo degli italiani, relativamente al primo pasto della giornata. Una tendenza che sembra originata da scelte mirate e consapevoli, nella direzione di prodotti non sono più gustosi e sani, ma anche più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Il fatto che la colazione degli italiani sia sempre più biologica è riscontrabile inoltre dalla Top 10 dei prodotti biologici più acquistati sul mercato, popolata principalmente da alimenti e bevande associabili, appunto alla colazione:

  1. Uova;
  2. Confetture;
  3. Gallette di cereali soffiati;
  4. Bevande sostitutive del latte;
  5. Latte fresco;
  6. Pasta di semola;
  7. Olio evo;
  8. Yogurt intero;
  9. Cerdura IV gamma;
  10. Biscotti;
italia colazione biologica

La fiducia degli italiani nei confronti del bio è in continua crescita, il che fa presagire che la colazione biologica sia solo il punto di partenza verso una diffusione più trasversale e radicata. Che tutto questo sia l’inizio di una rivoluzione sostenibile nel nostro paese?

investimenti biologico Portogallo
AmbienteEcologiaHot Topic

Il Portogallo regala la cittadinanza a chi investe nel biologico

Si tratta di un modo particolare di raccogliere fondi e nello stesso tempo promuovere progetti in favore dell’ambiente, ma, con la cosiddetta «Green Visa», il Portogallo sta mettendo a disposizione permessi di soggiorno e la cittadinanza portoghese – e quindi europea – a coloro che investiranno nel biologico (in agricoltura, per essere precisi) e nelle energie rinnovabili.

Portogallo cittadinanza biologico

Investimenti su biologico e solare in cambio della cittadinanza portoghese

La Green Visa è stata recentemente approvata dai tre quarti del parlamento portoghese, il che renderà possibile agli investitori straniere che decideranno di finanziare in modo sostanziale progetti in favore dell’ambiente nel paese, di ottenere la cittadinanza portoghese e, conseguentemente, quella europea. I settori interessati saranno quelli dell’agricoltura biologica e delle energie rinnovabili con l’obiettivo di offrire una forte attrattiva che possa portare in Portogallo finanziamenti esteri e, nel contempo condurre in paese verso un futuro più ecologico.

investimenti biologico Portogallo

Il Portogallo non è nuovo a iniziative simili che, in cambio di permessi di soggiorno e/o cittadinanza, favoriscano gli investitori esteri. Un esempio è la «Golden Visa», ossia la cittadinanza offerta per investimenti dai 350 mila ai 500 mila euro nell’immobiliare, che si è cercata di abolire senza successo. Non mancano le critiche sia nazionali che a livello comunitario rispetto a iniziative di questo tipo, spesso accusate di essere una calamita per i fondi illegali o il riciclaggio di denaro. Una porta aperta sull’Europa su cui sarebbe necessario vigilare attentamente. Tuttavia l’idea della «Green Visa» non manca – teoricamente – di possibili risvolti positivi, in favore del biologico e della sostenibilità. Sarà necessario attendere e valutarne gli esiti.

successo cosmesi biologica
Cosmesi

Come sarà la cosmesi biologica nel 2019

La cosmesi biologica è in continua evoluzione e per il 2019 esistono già delle previsioni interessanti: ricerca di materia prima naturale, maggior confronto con i clienti e una particolare attenzione ai prodotti per pelle e capelli. Sono infatti queste due categorie ad essere considerate le protagoniste della biocosmesi che verrà, un trend legato alle preoccupazioni riguardo l’inquinamento atmosferico.

come sara cosmesi biologica

Il successo della cosmesi biologica

La richiesta di prodotti della cosmesi biologica è in continuo aumento: i consumatori sono sempre più sensibili alle problematiche ambientali e quelle relative alla sicurezza dei prodotti che acquistano. La biocosmesi è percepita come più sicura, sia per chi la usa sia per l’ecosistema, motivo per cui è sempre più apprezzata.

Allo stesso tempo però i clienti si fanno più informati e richiedono prodotti di primissima qualità. Questo ha spinto molte realtà legate alla cosmesi biologica a puntare su ingredienti premium di origine esclusivamente naturale. Estratti di Neem e di germogli di soia, olio di pesce, aloe vera e gomma di guar sono solo alcuni esempi di materie prime strettamente naturali che vedremo sempre più spesso nei prossimi anni.

successo cosmesi biologica

Cosmesi biologica per pelle e capelli

Nel complesso mondo della cosmesi biologica sono due i settori che stanno facendo registrare un particolare successo: i prodotti per la cura della pelle e quelli per capelli. Sembra che i clienti siano più preoccupati per l’inquinamento dell’aria e il suo impatto sulla nostra salute. Capelli e pelle sono i primi infatti ad essere danneggiati da uno stile di vita stressante e da un’aria poco salubre.

Secondo gli esperti i paesi in cui le persone sono disposte ad affrontare una spesa maggiore sono Giappone, Cina, Stati Uniti e India, ed è qui che si polarizza l’interesse per la cosmesi biologica dedicata a pelle e capelli. In particolare in Cina e India c’è molta preoccupazione per i danni causati dai raggi UV, facendo crescere la domanda per biocosmetici protettivi. In ogni caso, per il 2019, è previsto che sia il mercato dei prodotti biologici per capelli ad essere il settore più grande tra della cosmetica biologica.

insalate pronte biologiche
FoodGastronomia

Quali saranno i prossimi cibi biologici di tendenza?

Tra i prossimi cibi biologici a fare tendenza ci sono alcune categorie di alimenti che, almeno finora, non tutti erano abituati a vedere etichettati come bio. Frutta e verdura, infatti, sono da sempre stati il cavallo di battaglia del settore biologico, ma più passano gli anni più la stessa attenzione per la produzione e la qualità della materia prima si sposta su altri alimenti o prodotti lavorati.

Alghe biologiche

Alghe biologiche

È sempre più probabile che le alghe biologiche arriveranno più spesso nel nostro piatto. Trovarle al supermercato è diventato più semplice e vengono percepite come un’alternativa alle verdure a cui siamo abituati quotidianamente. Proprio questo loro ruolo di simil ortaggio fa sì che lo richieda spesso e volentieri bio. Va anche detto che in alcuni paesi, dove non esiste una cultura gastronomica legata a questo tipo di prodotti, sarà molto più facile trovare le alghe biologiche come ingredienti.

LEGGI ANCHE: Le alghe saranno il prossimo food trend che salverà pianeta?

Snack biologici

snack biologici

Il mondo degli snack biologici diventerà sempre più vario, in qualche modo seguendo il trend delle controparti convenzionali. La nostra passione per gli spuntini fuori pasto non accenna a diminuire, mentre in compenso aumenta la richiesta di cibi sani, leggeri e bio. Per questo i nuovi snack saranno reinventati per essere il più possibile appetibili ad un nuovo tipo di consumatore, molto attento all’etichetta.

LEGGI ANCHE: Snack salutari, mars e snickers diventano light

Grassi sani biologici

grassi sani biologici

Un’altra categoria di alimenti sempre più richiesti sono i grassi sani biologici. Qui in Italia, con la nostra grande abitudine all’utilizzo di olio d’oliva, potremmo cominciare a vederlo più spesso con «bio» nell’etichetta. Nel resto del mondo invece si utilizzano moltissime tipologie di grassi, tra cui il burro di cocco o il ghee.

Alternative alla carne biologiche

alternative carne biologiche

I prodotti a base di tofu e seitan nati come alternativa alla carne stanno avendo sempre più successo ed è quasi certo che vedremo questo genere di alimenti sempre più spesso tra gli scaffali, soprattutto biologici. Questo è un caso in cui il prodotto è lavorato e ma è la qualità degli ingredienti a fare la differenza, basti pensare all’hamburger impossibile.

LEGGI ANCHE: La scienza dietro l’hamburger impossibile

Insalate pronte biologiche

insalate pronte biologiche

Fino ad ora nel reparto orto/frutta era facile trovare molti prodotti certificati come bio, ma le insalate pronte hanno resistito per molto tempo senza grosse rivoluzioni. Nei prossimi anni sarà sempre più facile trovare insalate pronte biologiche nei nostri supermercati di fiducia, curate nella selezione degli ingredienti e perfette per un consumo rapido senza rinunciare alla salute.

supermercati biologico
AmbienteEcologia

Il successo del biologico dipende anche dai supermercati

I prodotti, specialmente vegetali, presenti sugli scaffali provengono ancora per lo più da agricoltura tradizionale. La causa di ciò pare non risiedere nella mancanza di buona volontà da parte dei produttori, bensì tra le dinamiche del rapporto diretto domanda-offerta tra i supermercati e i consumatori, dai cui potrebbe dipendere il futuro successo del biologico.

successo biologico

Come i supermercati potrebbero favorire il successo del biologico

L’utilizzo delle sostanze chimiche funzionali all’agricoltura tradizionale ha un impatto importante sull’ambiente, specialmente in tema di biodiversità e sulla salute dei consumatori. Perché allora non si riesce a farne a meno? Le ragioni sono chiaramente molte e variabili, tuttavia una porzione di responsabilità può essere ricondotta ai supermercati e al loro rapporto con i clienti. Diversi agricoltori che prospettavano per la loro azienda un futuro di successo con il biologico, hanno visto i loro entusiasmi ridimensionati quando durante le prime fasi i loro prodotti venivano scartati per questioni di qualità dalle catene di supermercati che fornivano.

supermercati biologico

Questa prassi mette gli agricoltori nella condizione di non poter rischiare che i propri prodotti non vengano ritirati, portandoli a scegliere l’opzione più semplice. Il successo del biologico richiede necessariamente che i consumatori , di conseguenza i supermercati, riescano ad andare oltre i cosiddetti difetti estetici dei vegetali, conseguenza di un’agricoltura priva di quei prodotti di origine chimica che proteggono la piante. Quello che è richiesto è un cambio di paradigma – per essere onesti, già in parte iniziato – grazie al quale il «buono» venga slegato dal «bello». Una presa di coscienza piuttosto semplice che potrebbe però avere effetti positivi su larghissima scala: per per la salute, per l’ambiente e per la biodiversità.

latte biologico test
CulturaHot TopicScienza

Latte biologico e convenzionale: un nuovo test per distinguerli

L’importanza di un metodo sicuro per riconoscere il latte biologico da quello convenzionale risiede nel fatto di fornire uno strumento efficace, principalmente, per scongiurare il rischio di frodi alimentari. Il problema della distinzione, riguarda principalmente questo punto, dal momento che, dal punto di vista meramente nutrizionale, potrebbero non esservi differenze significative. Gli scienziati hanno, però, un nuovo ed efficace test per distinguerli.

latte biologico test

Riconoscere il latte biologico grazie alla chimica

Al di là delle certificazioni, dei documenti e dei controlli, distinguere con assoluta certezza il latte biologico da quello convenzionale non era, finora, un’operazione semplice da svolgere. Infatti, basarsi sulle caratteristiche nutrizionali risultava una via non percorribile, dal momento che queste risultano estremamente variabili nel tempo. Gli scienziati, però, hanno trovato un nuovo alleato dal mondo della chimica: gli isotopi. Si tratta, tecnicamente, di atomi dello stesso elemento con differente massa atomica, a causa di un diverso numero di elettroni nel nucleo.

latte biologico chimica

Questi risultano piuttosto facili da individuare e le percentuali dei diversi isotopi dello stesso elemento risulta una caratteristica unica, dal momento che deriva in modo univoco dall’alimentazione degli animali. In termini più semplici: una vera e propria impronta digitale del latte. Unica per ogni tipologia di latte e sensibile alla qualità dell’alimentazione del bestiame. Tramite questo test, gli scienziati dovrebbero presto poter identificare senza ombra di dubbio le differenze tra latte biologico e convenzionale, non lasciando più spazio ai fraintendimenti. Uno strumento che risulta particolarmente interessante, specialmente, per la tutela dei consumatori

preparare maschera viso avocado
CosmesiSalute

La maschera viso all’avocado biologico perfetta per l’inverno

Fare una maschera viso all’avocado biologico è piuttosto semplice e non richiede una lunga preparazione. Bastano pochi ingredienti per ottenere un toccasana tutto naturale per la vostra pelle maltrattata dal freddo.

maschera viso avocado biologico

Perché l’avocado biologico fa così bene alla pelle

L’avocado biologico, oltre ad essere privo di elementi chimici aggiunti, è ricco di acidi grassi essenziali, perfetti per idratare in profondità la pelle del viso, particolarmente soggetta nelle giornate più fredde a seccarsi e screpolarsi. Inoltre il suo notevole contenuto in vitamina E favorisce la salute della pelle, garantendone un aspetto sano e luminoso. Senza dimenticare l’importante effetto antirughe di questa vitamina. Una buona maschera viso all’avocado biologico offre anche degli ottimi risultati nella lotta all’acne e nel trattamento di aree arrossate o irritate.

preparare maschera viso avocado

Come preparare una maschera viso all’avocado biologico

Serve davvero poco! Di fatto, anche solo un succoso avocado biologico. Infatti basterà trasformarne in una morbida purea la polpa del frutto ed applicarla sulla pelle. D’altro canto, l’aggiunta di un cucchiaio di miele apporterà ulteriori benefici al preparato. La maschera potrà essere applicata sia direttamente con le mani che utilizzando un pennello, nel momento in cui abbiate deciso di ottenere una consistenza più liquida. La posa può durare dai 10 ai 20 minuti, trascorsi i quali è consigliabile farsi una doccia durante la quale si potrà rimuovere la maschera all’avocado biologico con una spugnetta morbida. Non contenendo alcuna sostanza irritante o chimica sarà possibile applicarla anche più volte a settimana, per un risultato perfetto e per l’impagabile sensazione di trovarsi in una Spa direttamente a casa propria.

primo reggiseno biologico compostabile
AmbienteEcologia

Il primo reggiseno biologico e compostabile

Si chiama The Very Good Bra la startup australiana lanciata su Kickstarter nel maggio 2018 con la sua idea del primo reggiseno biologico e compostabile. Un prodotto rivoluzionario che si pone l’obiettivo di non lasciare tracce del suo passaggio sulla Terra.

reggiseno biologico compostabile
Foto di The Very Good Bra

Come è fatto il primo reggiseno biologico e compostabile

Il progetto ha fatto impazzire la piattaforma di crowdsourcing sforando per eccesso, di non poco, il budget posto come obiettivo. In parole semplici, l’idea è piaciuta parecchio! Tanto da lanciare a tutti gli effetti sul mercato il primo reggiseno biologico e compostabile, insieme ad una linea completa di intimo, per lei e per lui, con le stesse caratteristiche. I materiali utilizzati comprendono una speciale fibra vegetale derivante da piante di eucalipto tinta e lavorata a Melbourne, con gomma vegetale prodotta nelle Filippine da coltivazioni biologiche e sostenibili e cotone biologico indiano. Le parti metalliche, invece, sono prive di cadmio e nichel. Nessuna traccia, quindi, di materiali sintetici derivati dall’industria petrolchimica.

primo reggiseno biologico compostabile
Foto di The Very Good Bra

La fondatrice Stephanie Devine si dichiara, letteralmente, ossessionata con l’idea di non lasciare traccia dei suoi prodotti dopo il loro «ciclo di vita». La sua filosofia produttiva sostiene che tutto tornerà alla terra e, pertanto, è necessario che sia completamente biodegradabile. Sia il primo reggiseno biologico e compostabile che l’intimo in gamma sono disponibili in una grande varietà di taglie, per adattarsi perfettamente alle necessità del cliente, prima che a quelle estetiche, comunque non di certo trascurate. L’offerta prevede quindi dei capi di intimo di alta qualità e amici dell’ambiente. L’unico neo è il prezzo ma, come noto, produrre in maniera sostenibili dei capi di qualità richiede dei costi ben più elevati rispetto a quanto presente sugli scaffali della grande distribuzione. Per intendersi un reggiseno può avere un prezzo di 95 dollari australiani, circa 60 euro. Un peso maggiore sul portafoglio ma uno decisamente minore sul Pianeta!

cambiare mondo agroalimentare
AmbienteEcologia

Il cibo biologico cambierà il mondo agroalimentare?

Non è azzardato dire che il cibo biologico cambierà il mondo agroalimentare, almeno in piccola parte. Capire esattamente come questo succederà e quale sarà l’estensione del fenomeno è più complicato e gli esperti invitano a non fare previsioni troppo ottimistiche. Per quanto il settore dei prodotti bio sia in piena crescita infatti non bisogna dimenticare che lo sforzo agricolo attuale, almeno negli Stati Uniti, è prevalentemente indirizzato all’alimentazione degli animali, assieme ad una fetta dedicata ai biocarburanti.

cibo biologico

L’agricoltura convenzionale resisterà

C’è chi prevede che tra 10 anni il biologico potrebbe diventare il nuovo convenzionale, ma la realtà potrebbe essere un po’ più complessa. Finora è chiaro che i consumatori sono disposti a fare un investimento in più per la qualità dei loro alimenti, del resto gli alimenti bio continuano a crescere, ma negli Stati Uniti rappresentano solo 1,1% dei prodotti agroalimentari in commercio.

Diversi studi hanno dimostrato che l’attenzione del consumatore sulle pratiche agricole cambia quando non ha un rapporto diretto con l’alimento che sta consumando, un esempio su tutti è la carne, che assorbe il 40% del mais prodotto e il 90% della soia. Questo discorso si applica fino ad un certo punto per l’Europa, dove una legislazione più stringente obbliga i produttori di carne biologica a utilizzare il 95% di mangimi bio negli allevamenti.

agricoltura convenzionale

D’altra parte il consumatore medio predilige frutta e verdura bio, al punto che certa carne, come quella del maiale biologico, è molto difficile da trovare. Un altro fattore che interviene in maniera decisa è quello dei biocarburanti, che ad oggi assorbe una fetta importante della produzione di mais statunitense.

Cosa serve per cambiare il mondo agroalimentare

Cosa serve al cibo biologico per cambiare il mondo agroalimentare? Sicuramente una maggior attenzione da parte dei clienti, in grado di influenzare con le loro scelte d’acquisto, almeno in parte, la direzione dei giganti del settore. Una parte della questione potrebbe risolverla la grande distribuzione, spingendo per esempio i propri fornitori convenzionali a utilizzare in maniera più efficiente le risorse a disposizione.

cambiare mondo agroalimentare

Noi europei abbiamo un impatto in qualche modo limitato sui grandi produttori del mondo, ma questo non implica che ci manchi la possibilità di far sentire la nostra voce. Nel vecchio continente gli standard alimentari si sono sempre dimostrati particolarmente elevati, ma c’è ancora un ampio margine per migliorarsi. L’importante è non smettere di chiedere qualità nel proprio piatto, sia per la propria salute che per l’ambiente nel quale viviamo.

rose commestibili biologiche startup
Cibi etniciFood

Rose commestibili biologiche, una startup lancia il nuovo trend

Si chiama Ayaka Tanaka la ragazza di 25 anni che ha lanciato Rose Labo Co. impegnata nella coltivazione e nella commercializzazione di rose commestibili biologiche. La startup giapponese, situata nei sobborghi di Tokyo, nasce nel 2015 fiorendo in soli tre anni grazie alla tenacia della fondatrice e ad un innovativo modello di business di successo.

rose commestibili biologiche
Foto di: Rose Labo Co. Nella foto: Ayaka Tanaka CEO e Founder

Il segreto del successo delle rose commestibili biologiche

La giovanissima fondatrice maturò l’idea per caso durante gli anni del liceo, quando durante una cena in famiglia sua madre le disse «lo sai che esistono delle rose commestibili?». Questa semplice affermazione le aprì gli occhi portandola a chiedersi perché non ne avesse mai sentito parlare. Da questa considerazione Tanaka comprese le opportunità che il mercato poteva offrirle, mettendosi a studiare un argomento a lei sconosciuto: la coltivazione delle rose. I primi tentativi non diedero i risultati sperati, finché, in preda alla disperazione del vedere le sue rose appassire, si rivolse all’università di agraria, da cui l’idea di produrre rose commestibili biologiche con l’idroponica. La metodologia risulta infatti la più indicata per evitare l’utilizzo di sostanze chimiche.

rose commestibili biologiche startup
Foto di: Rose Labo Co. Nella foto: Ayaka Tanaka CEO e Founder

La sua startup cominciò a fiorire, come le sue rose commestibili biologiche, la cui produzione in eccesso venne adoperata per la creazione di conserve. In soli tre anni Rose Labo Co. ha decuplicato i suoi profitti, lanciando il nuovo trend in tutto il Giappone e non solo. Tanaka dichiara, attualmente, di aver avuto diverse richieste da tutta l’Asia. D’altronde, le sue rose commestibili biologiche trovano diverse applicazioni: dal cake design, alle conserve, agli infusi, bevande e cosmetica. Oggi all’età di soli 25 anni Tanaka manda avanti il suo business e in contemporanea studia economia e inglese, venendo invitata spesso a tenere conferenze sulla sua avventura imprenditoriale che l’ha fatta crescere, da neofita, nel difficile panorama agricolo giapponese. A volte le storie sono (quasi) tutte rose e fiori!

slime biologico bambini
BambiniSalute

Come fare lo slime biologico in casa per i vostri bambini

Se quelli in commercio vi convincono poco, perché non imparare come fare lo slime biologico a casa per i vostri bambini? C’è poco da dire, questa sostanza è un giocattolo adorato da i più piccoli in tutto il mondo, tuttavia, le versioni sia industriali che casalinghe, spesso vengono prodotte con sostanze potenzialmente nocive. Per ogni problema, però, c’è una soluzione! È possibile infatti creare una versione di questo viscido passatempo tanto sicura da poter essere addirittura mangiata: naturale, biologica e gluten free.

slime biologico

Slime biologico fatto in casa

Negli slime tradizionali, casalinghi e non, ad essere sotto accusa sono normalmente ingredienti necessari alla preparazione come la borace, il detersivo, il collirio e la colla. Non esattamente l’ideale da lasciare maneggiare per ore ai bambini, specialmente se in casa ve ne sono di molto piccoli.

Ma, con gli accorgimenti giusti, un po’ di pazienza e alcuni ingredienti naturali, è possibile creare un versione di slime biologico, sicuro e gluten free.

slime biologico bambini

Ingredienti:

  • 2 tazze di acqua tiepida
  • 1 cucchiaio di fibra biologica di psyllium
  • 1 cucchiaio di amido di mais biologico
  • 3-4 gocce di colorante alimentare naturale

Prima di tutto è bene specificare, per chi non la conoscesse, che la fibra di psyllium non è altro che una fibra naturale derivante dai semi della Plantago Ovata. Si può facilmente trovare in erboristeria o acquistare online, perché normalmente viene utilizzata come rimedio naturale alla stipsi.

Procedimento:

Il primo passo del procedimento per fare lo slime biologico a casa richiede l’utilizzo di una pentola di media grandezza in cui verranno inseriti tutti gli ingredienti. Posta questa sul fornello a fuoco medio si mescola con gentilezza portando ad ebollizione il composto.

slime biologico procedimento

A questo punto si lascia bollire piano, senza mescolare, per circa 5 minuti terminati i quali si toglie la pentola dal fuoco e la si lascia raffreddare per alcuni minuti. Questo procedimento si deve ripetere per 6-7 volte, portando ad ebollizione per poi raffreddare. Tramite un cucchiaio è possibile provare la consistenza: se risulta quella corretta si può fare raffreddare il composto e riporlo in un contenitore ermetico per alimenti. Altrimenti è necessario ripetere altre 6-7 volte il processo di ebollizione e raffreddamento. È consigliabile poi lasciare riposare per qualche ora lo slime prima di darlo ai bambini, in modo che possa ottenere la consistenza corretta.

Il risultato sarà un perfetto slime biologico, gluten free, sicuro e 100% naturale. Se la preparazione è stata corretta il composto dovrebbe avere le stesse caratteristiche dello slime commerciale, senza l’apporto di sostanze chimiche potenzialmente dannose. Parlando di queste tipologie di sostanze è comunque sempre meglio sorvegliare il gioco dei più piccoli, per evitare così problemi di ogni sorta. Buon divertimento!

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazioni indesiderate.

agricoltura rigenerativa
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Il biologico nel 2019: cosa dobbiamo aspettarci

Il settore del biologico nel 2019 potrebbe subire alcuni cambiamenti interessanti. Non stiamo parlando solo di qualche nuovo prodotto o un particolare trend alimentare, ma anche di una possibile rivoluzione nelle certificazioni che gravitano attorno al mondo del bio. Lo abbiamo sottolineato più di una volta: il biologico non è solo un’etichetta, e quando i consumatori hanno la sensazione che alcuni prodotti possano essere diventati un business cercano un nuovo tipo di garanzia. Ecco 5 previsioni per il 2019.

1. Un nuovo modo di fare biologico

fare biologico

È molto probabile che il biologico nel 2019 potrà contare su un panorama più vasto e variegato di certificazioni. Regenerative Organic Certification, Real Organic Project e biodinamica saranno sempre più diffuse, offrendo garanzie di qualità ancora superiori rispetto al biologico più tradizionale. Si tratta di un ottimo segnale, soprattutto da parte dei consumatori, sempre più in grado di influenzare con i loro acquisti la direzione di alcuni settori. E non ci si dimentichi del Certified Transitional, un’altra certificazione che potrebbe diffondersi anche fuori dagli USA.

2. Sempre più agricoltura rigenerativa

agricoltura rigenerativa

Senza allontanarci ancora troppo dal discorso delle certificazioni, il mondo dell’agricoltura rigenerativa offrirà sicuramente sempre più prodotti. L’idea di base è simile a quella del biologico, ma come nel caso dei disciplinari precedenti l’agricoltura rigenerativa alza ulteriormente l’asticella della qualità, non solo dei prodotti: l’impatto ambientale di questa tecnica produttiva è estremamente ridotto.

3. Olio di canapa biologico

olio canapa

L’olio di canapa biologico nel 2019 potrebbe essere uno dei prodotti di punta dell’offerta bio. Ancora poco conosciuto attualmente, quest’anno potrebbe essere il momento giusto per la sua diffusione, considerando che sono sempre di più gli sforzi per certificare il prodotto creando un disciplinare adeguato. Non stiamo parlando esclusivamente dell’olio ricavato dai semi, ma anche e forse soprattutto quello ricavato dalle infiorescenze di canapa medica, ad alto contenuto di CBD.

4. Soda a base di kefir

kefir soda
Foto di Nicole McConville

Le bevande fermentate stanno diventando un vero e proprio trend, partendo dal kombucha, il tè fermentato dall’oriente, passando per il kefir, una bevanda a base di latte dal tipico sapore acidulo. Oggi diversi produttori sono interessati a lanciare sul mercato alcune bibite biologiche preparate proprio con quest’ultima bevanda. Non sarà facile per il palato di noi occidentali abituarsi a questo particolare sapore ma gli esperti sono pronti a scommettere.

5. Meno latte vegetale

latte vegetale

Un trend in un certo senso negativo è sicuramente quello delle bevande vegetali. Se finora erano considerate un’ottima alternativa per vegani e vegetariani al latte di mucca, oggi i consumatori sono preoccupati per la possibile presenza di glifosato al loro interno. Questo ovviamente non vale per tutti i prodotti e andrebbe valutato su ciascuna bevanda, ma la produzione certificata biologicamente potrebbe essere la soluzione più rapida per tranquillizzare i consumatori.

dieta verdura
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Biologico a tavola: ecco come incominciare

Cominciare a portare il biologico a tavola per alcune persone può sembrare una sfida: maggior attenzione al supermercato, lettura attenta delle etichette, ma soprattutto la ricerca dello stimolo giusto per non gettare la spugna. Eppure esistono diversi trucchi per avere il giusto setting mentale, così da affrontare la transizione ad un diverso tipo di alimentazione con facilità, guadagnando in salute senza svenarsi. Ricordatevi la cosa fondamentale: la motivazione è importante.

biologico tavola

1. L’obiettivo è mangiare in maniera più sana

Ci sono diversi vantaggi nel seguire un’alimentazione biologica e molti di questi sono causati indirettamente da una maggior attenzione al cibo che mettiamo nel piatto. Introdurre il biologico a tavola può portare ad un regime alimentare più sano, meno calorico, senza di fatto aver bisogno di seguire una dieta più rigida. Mangiare in maniera più sana porta ad un rinnovato impegno nell’attività fisica, innescando un circolo virtuoso, soprattutto se si sa cosa deve essere biologico nella propria spesa.

2. Non è questione di dieta ma di verdure

Quando si comincia ad affrontare la questione del biologico a tavola con serietà ci si accorge velocemente della vasta offerta che si può trovare al supermercato. Per quanto però sia sempre più facile trovare i prodotti più disparati, capita spesso che chi segue una dieta a base di alimenti bio tenda a consumare più verdure. Quando gli ortaggi diventano una parte integrante di ogni pasto si può perdere peso più velocemente.

dieta verdura

3. Più zuccheri naturali

Uno dei nemici più agguerriti della linea è lo zucchero, soprattutto quello raffinato. Spesso e volentieri quando si comincia a fare più attenzione ad un’alimentazione basata sul biologico si tende a usare più volentieri i dolcificanti naturali. Il miele biologico per esempio è un ottimo prodotto da utilizzare al posto del classico zucchero bianco, basta evitare di esagerare. Anche in questo caso rinunciare ai prodotti non biologici per snack dolci veloci può portare ad una diminuzioni delle calorie assunte, facendoci perdere peso.

4. Mangiare a casa è meglio

È vero, sono sempre più numerosi i locali che mettono a disposizione prodotti biologici, ma acquistare prodotti in un negozio di prodotti locali, biologici, per poi prepararli a casa rimane uno dei metodi migliori per ridurre al minimo il nostro impatto ambientale. In più è facile in questo modo evitare tentazioni fuori casa, dove siamo più portati a barare sulla nostra dieta, concedendoci magari un piatto in più del dovuto.

teatro biologico
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Organic Theatre: la riscoperta del biologico tramite il teatro

Organic Theatre è l’esempio che non c’è limite alla fantasia quando si tratta di proporre modelli più salutari e in linea con l’ambiente. Riscoprire il biologico attraverso il teatro è un modo davvero originale di giungere all’obiettivo e sta accadendo in India.

Organic Theatre

Teatro e biologico per tutelare la salute e l’ambiente

Il progetto prende vita in India nel distretto Thiruvananthapuram, più precisamente nel villaggio di Chenka. La zona è stata soggetta ad anni di agricoltura caratterizzati da un uso smodato di pesticidi. Il che ha condotto gli abitanti contrarre diverse tipologie di patologie, tra cui tumori. È necessario, inoltre, premettere che oltre alla diffusione agricola, la zona è caratterizzata da una lunga tradizione di teatro popolare. Da queste due anime nasce l’idea di Organic Theatre, per la riscoperta del biologico tramite il teatro. L’obiettivo quello di un ritorno a metodi coltivazione più naturali capaci di limitare l’utilizzo di pesticidi e, quindi, limitare l’esposizione della popolazione.

teatro biologico

Il teatro sostenuto dall’organizzazione WIWA ha lo scopo, oltre a promuovere il biologico, di sensibilizzare la popolazione sulle tematiche dell’ambiente e, conseguentemente, della salute. Il progetto punta ad incontrare gli abitanti di ben 21 aree del distretto e coinvolgere gli studenti di 17 scuole. Lo scopo è coinvolgere più persone possibile intrattenendole, in modo da veicolare in maniera più chiara ed immediata possibile il messaggio desiderato. Promuovere la cultura del biologico consentirà all’area di ottenere maggiore benessere ambientale e, conseguentemente, di garantire maggiore sicurezza ai suoi abitanti. Limitare l’uso di sostanze chimiche, dovrebbe così abbassare l’incidenza dei tumori e garantire a tutti un’alimentazione più sana. Teatro e biologico, sono un’accoppiata che sembra funzionare, chissà che il modello non accresca il suo successo e venga esportato anche in altre zone.

interpretazioni biologico
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Il biologico non è solo un’etichetta

Per molti leggere biologico su un’etichetta equivale a trovare un marchio di garanzia, un simbolo che racchiude una ben precisa immagine dei campi, allevamenti e processi produttivi. Oggi però alcune aziende ai vertici del mercato agroalimentare cominciano a considerare i prodotti bio un vero e proprio business, una situazione che i piccoli produttori vogliono combattere in maniera decisa.

biologico etichetta

Le due interpretazioni del biologico

La diatriba potrebbe essere riassunta in poche righe, nonostante rappresenti un problema complesso: per alcuni produttori il biologico è un modo di vivere, una filosofia che descrive il rapporto tra l’uomo e la terra. Per altri invece diventa semplicemente un valore aggiunto con cui commercializzare un prodotto agroalimentare. Quando le grandi corporazioni hanno cominciato a fare pressioni negli Stati Uniti affinché la regolamentazione del loro biologico, «organic», fosse vantaggiosa per i nuovi latifondisti, i piccoli produttori si sono fatti sentire.

interpretazioni biologico

L’etichetta bio oggi ha un peso enorme per i consumatori: mentre altri claim passano più inosservati, i prodotti marchiati come biologici riescono a conquistare la fiducia dei clienti, che spesso però hanno un’immagine distorta dell’iter produttivo dietro ad uno specifico alimento. L’idroponica biologica, per esempio, è sempre più diffusa, nonostante sia difficile per l’acquirente di frutta o verdura bio concepire ortaggi che non hanno mai visto del vero terreno. Allo stesso modo la carne biologica può provenire da animali che trascorrono pochissimo tempo nei campi, costretti invece in stabilimenti con altri migliaia di esemplari.

Nuove certificazioni per tutelare il biologico

Sono state proposte diverse strategie per tentare di proteggere la certificazione biologica da uno svilimento eccessivo dei suoi disciplinari. Da una parte l’introduzione di nuovi regolamenti negli Stati Uniti sta garantendo ai produttori più meritevoli il riconoscimento del loro lavoro. Il Real Organic Project e la Regenerative Organic Alliance sono solo due esempi che si concentrano su standard più elevati di quelli imposti comunemente dall’USDA, il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti d’America.

certificazioni biologico

Stanno anche nascendo nuove certificazioni adatta a chi sta passando dalla coltivazione o allevamento convenzionale alle loro controparti biologiche: si chiama Certified Transitional e aiuta i produttori ad affrontare la transizione. Il problema è che, paradossalmente, con queste strategie si rischia di svilire il concetto di biologico, nato un tempo in contrapposizione con le pratiche dei giganti dell’agribusiness.

it starts with wine
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Spazio al biologico nella serie TV Amazon dedicata al vino

Via a It Starts with Wine su Prime Video, la piattaforma streaming di Amazon, la serie TV pensata per gli appassionati di vino. Una modalità innovativa per raccontare il vino e i più importanti territori di produzione. Protagonista anche il biologico nella serie TV Amazon dedicata al vino. Ecco cosa aspettarsi.

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Foto di It Starts with Wine

It Starts with Wine, una serie TV dedicata al vino

Il pubblico degli appassionati di vino si sta ampliando come mai prima, il che ha portato il settore ad adottare nuove modalità per raccontarsi, scendendo dal quel piedistallo – immaginario – che faceva del vino una questione non poco elitaria. Su quest’onda la rivista americana Wine Enthusiast ha prodotto sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video It Starts with Wine, una serie TV interamente dedicata al vino, ai suoi territori e alle sue storie. Per adesso tre destinazioni note per le prime tre puntate che condurranno gli spettatori alla scoperta di Uruguay, Argentina e California.

it starts with wine
Foto di It Starts with Wine

Nella prima puntata lo chef Francis Mallmann e il winemaker italiano Alberto Antonini racconteranno la cantina Bodega Garzon in Uruguay, una delle realtà più importanti del paese. Nella seconda, invece, la produttrice Laura Catena e la chef Deborah De Corral porteranno le telecamere all’interno della famosa cantina argentina Bodega Catena Zapata, una realtà nota e apprezzata a livello mondiale, fondata nel 1902. Non mancherà però uno spazio dedicato al biologico nella serie TV Amazon dedicata al vino. Infatti, la terza puntata, farà scoprire ai telespettatori la Bonterra Organic Vineyards, in California. Una cantina specializzata nelle produzioni bio e biodinamiche, che verrà raccontata per l’occasione dal viticoltore Joseph Brinkley e dallo chef Garrett Sathre. Un giusto spazio dedicato al settore del vino biologico in forte espansione in tutto il mondo. L’appuntamento è fissato il 4 gennaio, con la speranza che la serie possa far appassionare molti altri al fantastico mondo del vino e, perché no, nelle seguenti puntate, magari visitare i grandi produttori europei e italiani.

differenza biologico residuo zero
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Biologico e residuo zero: qual è la differenza

La differenza tra biologico e residuo zero è importante da conoscere, sia per gli addetti ai lavori che per i consumatori. Del resto siamo sempre più attenti a quello che mettiamo nel nostro piatto e conoscere con esattezza queste certificazioni ci dà più consapevolezza nella nostra dieta. D’altra parte, se si vuole rispettare anche l’ambiente, è necessario fare alcune scelte importanti.

biologico residuo zero

Differenza tra biologico e residuo zero

L’equivoco dei consumatori si è presentato quando si è dovuto definire con precisione il significato di residuo zero: si tratta di cibi in cui elementi considerati potenzialmente pericolosi sono tenuti sotto la soglia di rilevabilità degli strumenti. Di fatto si tratta di percentuali di gran lunga inferiori ai limiti concessi per legge, garantendo un prodotto ancora più sicuro.

A differenza del biologico però è sbagliato credere che non sia concesso l’uso di prodotti chimici! Nel prodotti agroalimentari certificati residuo zero possono essere impiegati alcuni prodotti che nell’agricoltura biologica sono vietati, l’importante è che non siano più presenti una volta raccolto e commercializzato il prodotto. Questo risultato si ottiene pianificando con estrema attenzione l’utilizzo dei prodotti chimici più pericolosi.

differenza biologico residuo zero

Alcuni sostengono che il biologico, vietando in toto l’utilizzo di alcuni fitofarmaci, non solo sia più sicuro per le persone, ma anche più rispettoso dell’ambiente. Altri invece ritengono molto utile la possibilità di impiegare alcune molecole di sintesi, impiegate per proteggere i raccolti nei momenti più decisivi, senza esagerare danneggiando l’ecosistema.

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