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Foodora e la gig economy

La storia di questa azienda comincia giusto qualche anno fa, eppure la sua espansione in Italia sembra non essere solo agli inizi.

Abbiamo già avuto modo di raccontare il mondo delle consegne alimentari 2.0, quello fatto attraverso servizi come JustEat o UberEat, solo per citare due esempi. Esiste un’altra realtà, anche lei sicuramente innovativa, che si sta facendo largo nel settore, promettendo ai propri clienti di far gustare loro i piatti dei migliori ristoranti senza dover lasciare il salotto di casa propria.

Come nasce Foodora

Cominciamo a capire che servizio offre questa realtà. Nasce in Germania, attualmente ha sede a Berlino ma la sua storia inizia a Monaco di Baviera, dove nasce col nome di Volo Gmbh, e già nell’Aprile 2015 la start-up comincia i suoi primi contatti con gli incubatori come Rocket Internet (che si occupa in particolare di vendita al dettaglio svolte sul web) e successivamente Delivery Hero, società dedicata alle consegne di cibo. Sbarca in Italia nel 2015, con due giovani ragazzi classe ‘87-’88, convinti che la prenotazione su internet sostituirà quella telefonica in pochi anni.

Come nasce Foodora

“I ristoranti che ami direttamente a casa tua”

Questa la scritta che campeggia nella home del sito, riassunto conciso ma efficace del portale, il cui scopo è semplicemente funzionare da interfaccia tra il cliente e il ristoratore, moderandola e rendendo le transazioni più controllate e intuitive. Dalla home il passo successivo è trovare i ristoranti in zona, ovviamente calibrati in base all’indirizzo inserito, trovare quello che più ci ispira, decidere che piatto vogliamo gustare e pagare direttamente dal sito. Stiamo vivendo l’era del digital takeaway anche se in realtà il 51% dei commercianti che fanno consegne a domicilio ritira l’ordine di persona, il 39% si affida al telefono e ancora solo il 2% attraverso il digitale.

Un fronte particolare su cui Foodora è sicuramente interessata è il servizio in ufficio: l’azienda punta a far diventare il servizio all’ora di pranzo, sul luogo di lavoro, importante almeno quanto il pasto serale a casa, tanto che durante la fase di registrazione è possibile inserire i nomi dei dipendenti in base alle sedi aziendali e ai dipartimenti. In questo modo il sistema permette di facilitare gli ordini di gruppo mantenendo la massima flessibilità.

Fattorini geolocalizzati

Il servizio funziona attraverso un sistema di geolocalizzazione che individua un fattorino in grado di concludere la consegna nei tempi previsti dal portale. Questi sono selezionati in base alla dimestichezza con le strade della città nella quale lavoreranno e la conoscenza dell’inglese, oltre a dover disporre del proprio smartphone, fondamentale tanto quanto la propria bicicletta (possibilmente una all’altezza del compito).

La situazione oggi

Sono passati mesi ormai e i malumori sembrano essersi in buona parte placati e Foodora sembra non aver perso slancio. Dopo le prime quattro tappe fondamentali, Roma, Torino, Firenze e Milano, la società sembrerebbe pronta per l’apertura di altre due nuove sedi, “in città del Centronord”, spiega Gianluca Cocco al Sole24. Non ci sono ancora indicazioni sulle città prescelte, anche se voci di corridoio dicono che Bologna sia stata messa abbondantemente sotto esame.

Sembra che il corso di un nuovo tipo di economia iperflessibile, la cosiddetta gig economy, l’economia dei lavoretti, sia inarrestabile, non resta che capire se abbia un senso sperare che lo faccia senza dimenticare che oltre alla sostenibilità economica e ambientale esiste anche quella sociale, perfino per questi nuovi ‘camerieri della città’.

Fonti: lifegate.it – foodora.it – ilsole24ore.com – lastampa.it – milanolife.it

Matteo Buonanno Seves
Un giovane laureato in Scienze Gastronomiche con la passione per il giornalismo e il mai noioso mondo del cibo, perennemente impegnato nel tentativo di schivare le solite ricette e recensioni in favore di qualcosa di più originale.

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