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Quanto inquina un volo in aereo?

Un passeggero che vola da Londra a New York "produce" 986 kg di Co2, una quota superiore a quella rilasciata in un anno intero da un cittadino del Burundi.

L’inquinamento degli aerei è sempre più oggetto di critiche. Il movimento Fridays For Future, ad esempio, lanciato da Greta Thunberg lo ha messo sul banco degli imputati nelle numerose manifestazioni che abbiamo visto negli ultimi due anni. L’impatto dei voli sull’inquinamento atmosferico non è un mistero. Si calcola che contribuisca al 2 per cento delle emissioni globali in atmosfera. Quantificarlo in modo comprensibile però non è semplice.

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Il quotidiano britannico The Guardian ci ha provato con un’analisi. Utilizzando i dati dell’organizzazione no profit tedesca Atmosfair, il giornale ha calcolato che un volo a lungo raggio produce più emissioni di Co2 di quelle che rilascia in atmosfera in un anno il cittadino medio di molti paesi in giro per il mondo.

Un volo andata e ritorno Londra-New York, ad esempio, produce circa 986 kg di Co2 per passeggero. Una quota di emissioni che in Paesi come il Burundi in Africa e il Paraguay in Sud America una persona non produce nemmeno in 365 giorni. Se si accorcia il tragitto, il risultato non cambia: un volo Londra-Roma assegna ad ogni passeggero un’impronta ecologica di 234 kg di Co2, totale superiore a quanto sprigionato in atmosfera in un anno dal cittadino medio di 17 paesi.

Quelli sui quali si basa l’analisi del Guardian sono dati medi che tengono in considerazione i differenti modelli di aereo usati per i viaggi, ognuno con i suoi specifici standard energetici, e l’occupazione stimata dei posti a bordo degli stessi mezzi. Inoltre, sono incluse solo le emissioni di Co2 sprigionate dal consumo di carburante, non quelle rilasciate durante la costruzione del velivolo o altri gas serra come il vapore acqueo.

L’inquinamento derivante dal trasporto aereo è tra quelli che stava crescendo più rapidamente prima della pandemia da Covid-19. I ricercatori dell’Università Metropolitana di Manchester prevedevano che le emissioni del settore sarebbero raddoppiate entro il 2050. E questo nonostante una migliore gestione dei consumi dei velivoli e un grande lavoro di ottimizzazione di tutte le attività collaterali delle compagnie.

L’International Civil Aviation Organization (Icao), l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che sovrintende all’aviazione internazionale, ha recentemente approvato standard di certificazione per il sistema di compensazione e riduzione del carbonio dei viaggi aerei adottato nel 2016. La strategia, tuttavia, non convince i più critici sul tema.

Ora l’emergenza sanitaria con i suoi blocchi agli spostamenti sta soffocando il comparto, costretto a tagli di personale per far quadrare i conti. La crisi, però, potrebbe essere l’occasione per affrontare il problema inquinamento in maniera decisa e ridurre l’impatto sul surriscaldamento climatico. Sia lavorando con le aziende, promuovendo la costruzione di velivoli a basso impatto ambientale, magari alimentati con energia pulita; sia agendo sulle abitudini delle persone, ad esempio introducendo un’imposta su chi vola più frequentemente senza penalizzare chi invece viaggia solo una volta all’anno.

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