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Che cos’è la solastalgia, un effetto dei cambiamenti ambientali sull’umore

Recenti studi indagano la solastalgia, il disagio psicologico causato dai cambiamenti ambientali, un fenomeno globale che interessa sempre più i giovani.

Immaginate i vostri posti del cuore, quelli che vi fanno dire a gran voce «sono a casa»: il piccolo quartiere dove siete cresciuti, il borgo dove passeggiate d’estate, il bosco dove andavate da piccoli a raccogliere le more o la città che avete scelto per iniziare una nuova vita. Immaginate ora che queste piccole o grandi felicità non ci siano più a causa dei drastici cambiamenti ambientali, tanto da non riconoscere più i luoghi che cullavano le vostre emozioni. Provare nostalgia di casa pur essendo a casa: è così che inizia un cortocircuito emotivo che mette in discussione il vostro senso di appartenenza, di sicurezza ma soprattutto di identità. Da qui irrequietezza, ansia, depressione e tristezza per qualcosa che non avete potuto fermare e vi causa un forte disagio emotivo o esistenziale: ecco cos’è la solastalgia.

Solastalgia che cos'è
Foto: mohamed_hassan @pixabay

Solastalgia, che cos’è?

Il termine solastalgia è stato coniato da Glenn Albrecht nel 2003, un neologismo per descrivere l’esperienza che in molti stavano vivendo a causa dei cambiamenti ambientali. A sua volta la solastalgia, legata al sentimento di angoscia e nostalgia che si prova per un cambiamento percepito negativamente, può distinguersi in eco-ansia, un fenomeno legato a qualcosa che non è ancora successo ma che potrebbe accadere in futuro.

Un recente studio (Young People’s Voices on Climate Anxiety, Government Betrayal and Moral Injury: A Global Phenomenon, 2021), ha evidenziato quanto fossero significative le implicazioni del cambiamento climatico per il futuro e la salute di giovani e bambini. Allo stesso tempo, hanno dimostrato che l’ansia climatica è associata a percezioni non adeguate da parte degli adulti e del governo che, invece di agire, aumenta il senso di abbandono rendendo i soggetti vulnerabili.

Questo studio ci serve come esempio per comprendere che questo evento non può più essere ignorato. Perché se è vero che la solastalgia può colpire chiunque senza alcuna distinzione, sono i giovani e gli adolescenti a subirne l’impatto morale più forte e allarmante. Per questo motivo risulta sempre più urgente parlarne e, se non arriva una soluzione dall’esterno, trovarne la cura in sé stessi e nella natura.

Dopo i sintomi la cura: riconnettersi con la natura

Provare solastalgia è anche un indice di nuove consapevolezze, un modo per risolvere i nostri conflitti e accettare le trasformazioni che avvengono attorno a noi. I sintomi però, tra cui senso di debolezza, alienazione e disturbo del sonno, non sempre sono chiari e possono manifestarsi in modo differente così come essere di lungo o breve termine, rendendo spesso complicato affrontare questo malessere con serenità.

L’intensità, invece, può essere lieve o acuta e solitamente gli psicologi intervengono solo se le preoccupazioni per i disastri ambientali risultano essere particolarmente invalidanti. Secondo gli esperti il modo migliore per combattere la solastalgia è riconnettersi con la natura, chiaramente laddove non ci sono state catastrofi naturali o conseguenze del cambiamento climatico significative.

Ma non solo. Gli esperti dichiarano che un altro modo per affrontare questo stato mentale è quello di condurre una vita pro-ambientale, partecipando in prima linea ad attività ecologiche sia in autonomia che tramite associazioni. Inoltre, diventare attivisti per l’ambiente può essere un modo per aumentare la consapevolezza collettiva, sentirsi utili per il pianeta e allo stesso tempo parte di un gruppo.

Anche piccoli gesti quotidiani orientati verso una vita sostenibile sono essenziali, così come distrarsi e pensare ad altri argomenti. La natura è ciò che di più bello ci possa essere e, nonostante la crisi che stiamo vivendo, ha ancora molto da offrirci: ricongiungersi con essa è il miglior modo per ritrovare il contatto con noi stessi.

Cristina Morgese
Dopo aver conseguito la Laurea in Storia dell'arte e il Master in Management Museale, lavoro freelance come giornalista, copywriter e content creator. Non credo a confini già delineati, per questo mi piace oltrepassarli e trovare i fili nascosti che legano discipline diverse tra loro.