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Bottiglie di vetro peggio di quelle di plastica: lo dice una nuova ricerca

Se non riciclate, sono le più dannose per l’ambiente. Il risultato arriva dall’analisi dei contenitori usati per latte, succhi e bibite frizzanti

Peggio in plastica o in vetro? Il dibattito su quale sia la bottiglia peggiore per l’ambiente è ancora apertissimo con gli esperti che continuano a interrogarsi e a fare esperimenti. Uno degli ultimi contributi in questa diatriba salva ora, anche se solo in parte, il primo e boccia il secondo. Analizzando i contenitori più diffusi sul mercato, i ricercatori dell’Università di Southampton (Inghilterra) hanno dimostrato che il vetro è il materiale più dannoso se non viene correttamente riciclato.

Bottiglia vetro impatto ambientale

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La ricerca

Il motivo è da individuare nei molti minerali rari richiesti per la sua produzione e gli alti consumi di combustibili fossili delle fabbriche che lo forniscono e dei trasporti. La scelta istintiva di preferire una bottiglia di vetro al posto dell’alternativa in plastica non sarebbe insomma così positiva per l’ambiente. A questa conclusione il team inglese è arrivato valutando l’intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento, dei packaging tipici di tre categorie di beni alimentari: latte, succo di frutta e bibite gassate. Il monitoraggio ha tenuto conto di molti indicatori ambientali tra i quali il contributo al surriscaldamento climatico, lo sfruttamento di risorse e l’impatto sulla salute umana e su quella degli ecosistemi terrestri e marini.


Vetro bocciato in tre categorie di prodotto

La graduatoria finale composta ha visto il vetro non correttamente smaltito classificarsi all’ultimo posto per impatto negativo in tutte e tre le tipologie di beni alimentari. I ricercatori sostengono che contribuisca il 95 percento in più alla crisi climatica rispetto alle lattine di alluminio. Queste ultime, se riciclate al 100 percento, sono il packaging meno dannoso tra tutti quelli usati per le bibite frizzanti, seguito dalle bottiglie in vetro riciclate, da quelle in plastica PET (polietilene tereftalato) e dalle lattine in alluminio non riciclate. Per i succhi di frutta, l’imballaggio più virtuoso è invece il Tetra Pak seguito dal vetro riciclato e ancora dal PET. Infine, per il latte la soluzione meno nociva è il contenitore in cartone davanti al vetro correttamente riciclato e alla plastica polietilene ad alta densità.

Tutti i materiali hanno un impatto

Se non gestito in maniera corretta alla fine del suo ciclo di vita, il vetro si rivela dunque il nemico numero uno. Ciò, tuttavia, non deve spingere a disperdere più serenamente nell’ambiente gli altri materiali. Tutti, anche solo in minima parte, possiedono infatti delle caratteristiche dannose. Le lattine in alluminio, ad esempio, sono i contenitori più tossici per gli ecosistemi marini nonostante la loro buona posizione nella classifica delle bibite gassate. Lo stesso si può affermare dei contenitori del latte in cartone e Tetra Pak, dato che contengono ancora degli elementi di plastica nella struttura.

La spinta ai contenitori riusabili

L’alternativa davvero migliore per l’ambiente sono i contenitori riusabili. È questo il messaggio che desiderano far passare i ricercatori dell’Università di Southampton. Lo studio punta non solo a informare i consumatori ma anche a sollecitare cambiamenti nell’industria delle bibite. “Visti i risultati – ha detto Alice Brock, coautrice della ricerca –, la società deve abbandonare il packaging usa e getta e iniziare a usare contenitori riutilizzabili quotidianamente per ridurre l’impatto sull’ambiente”.

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Giornalista, ex studente della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi. Osservatore attento (e preoccupato) delle questioni ambientali e cacciatore curioso di innovazioni che puntano a risolverle o attenuarne l'impatto. Seguo soprattutto i temi legati all'economia circolare, alla mobilità green, al turismo sostenibile e al mondo food