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Storia e origini del luppolo

Oggi lo conosciamo fondamentalmente come membro chiave della famiglia di ingredienti per la birra, ma in passato era conosciuto per molte altre ragioni.

Impiegato già dai Romani per le sue proprietà curative, trovò posto nei testi ufficiali di fitoterapia verso il decimo secolo, dove cominciò ad essere riportato come rimedio per diversi morbi, fino a che non riuscì a ritagliarsi un posto tra i quattro ingredienti cardine della birra assieme all’acqua, ai lieviti e al malto.

Storia e origini del luppolo

Una pianta strangolatrice

Il nome scientifico del luppolo è Humulus – vista la sua passione per i luoghi umidi – lupulus – per la sua malsana abitudine a strangolare le piante su cui si arrampica, proprio come un lupo con le sue prede. Probabilmente le sue proprietà erano già note perfino agli Egizi, che lo sfruttavano soprattutto per le sue caratteristiche terapeutiche.

Una pianta strangolatrice

Interessante come i Romani appena dopo aver conquistato la Britannia iniziarono ad impiegare il luppolo nelle loro bevande assieme ad altre erbe come rosmarino, mirto, maggiorana, menta, camomilla e fieno. Il tempo e i gusti dei nostri antenati selezionarono proprio il rampicante amaro come loro preferito, mettendolo sulla buona strada per apparire nei monasteri qualche secolo più tardi.

Tracce dell’impiego di questa pianta ci sono anche in alcuni testi di medicina cinese, fatto che rende più complicato capirne la vera origine. Per vederlo arrivare ai tomi di medicina occidentale però bisogna aspettare fino al XII secolo d.C., quando comincia ad essere considerato per le sue capacità depurative e vermifughe.

Il luppolo e la birra

Il luppolo e la birra

Attorno al ‘500 il luppolo cominciò ad essere di fondamentale importanza per le economie europee, al punto che superò per importanza, e non per breve periodo, il commercio di vino e olio, tanto da venire venduto e acquistato abbondantemente in tutto l’occidente. Ed è proprio nel 1516 che il duca Guglielmo IV di Baviera emanò quella che ancora oggi è conosciuta come Legge di purezza, il cui contenuto sanciva l’utilizzo esclusivo per i birrari di acqua, orzo e luppolo.

Questa pianta però non aiutò semplicemente la birra sotto un profilo organolettico, anzi, la vera rivoluzione avvenne per le proprietà che il luppolo conferì alla birra: l’azione conservante dei molti principi attivi contenuti nelle infiorescenza della pianta permisero il commercio della birra senza che questa potesse deteriorarsi. Non è esagerato quindi dire che, senza luppolo, non avremmo la possibilità di gustarci una pinta fresca con tanta facilità.

Fonti: willethop.com – cantinadellabirra.it – taccuinistorici.it – wikipedia.org

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Raccontare e spiegare cibo, natura e salute. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, ma nella redazione di inNaturale non sono queste le sfide che scoraggiano. Siamo un gruppo di giovani affiatati in cerca del servizio perfetto, pronti a raccontarvi le ultime novità e le storie più particolari riguardo il complicato mondo dell’alimentazione.

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